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Breve il divorzio, minore il trauma dei figli. Ma la Camera ragiona al contrario

– Iniziato l’esame in commissione Giustizia della Camera delle proposte di riforma della legge sul divorzio, è cominciato anche il consueto balletto di dichiarazioni sulla necessità o meno di questo aggiornamento della norma, anche se in realtà queste proposte non porteranno ad una vera riforma. L’occasione di una vera riscrittura della normativa sul divorzio sembra essere sfuggita di mano al legislatore nel momento in cui la commissione Giustizia ha respinto a maggioranza dei propri componenti la richiesta di abbinamento delle proposte che sostanzialmente trattano la stessa materia.

Cosa propongono le proposte di legge in discussione e quelle escluse?

Delle tre in esame, quella del relatore Paniz, la più controversa ed incomprensibile, stabilisce una riduzione da tre ad un anno dell’obbligo di separazione legale solo nel caso in cui la coppia non abbia figli minori, altrimenti tutto rimane invariato, prevede che la comunione dei coniugi si scioglie nel momento in cui, in sede di udienza presidenziale, il presidente autorizza i coniugi a vivere separati. La seconda proposta, quella della deputata Sesa Amici del PD, considerata più “equilibrata”, prevede una riduzione dei termini da tre ad un anno in tutti i casi. Una riduzione ancora maggiore è stabilita invece dall’ultima proposta, quella dell’on. Marcello De Angelis: sei mesi di separazione obbligatoria, ma nel caso vi siano figli minori di 14 anni il termine si allunga ad un anno.

La prima considerazione da fare è che in due delle proposte menzionate la presenza di figli minori allunga i termini. Questa soluzione è esclusivamente dettata dalla ipocrita speranza che si possano evitare in tal modo le obiezioni di quella parte politica ideologicamente contraria a qualsiasi riforma della legge sul divorzio. Tuttavia, se tale parte politica è pregiudizialmente contraria ad una riforma e nessuna soluzione di compromesso può smorzarne le obiezioni, tanto vale non compromettersi. Cosa comporta, dal punto di vista concreto, questa differenziazione in presenza di figli minori? Nessun esperto professionista della materia potrà dirvi che la separazione dei coniugi non sia un trauma per i figli, ma non è certamente allungando il tempo della separazione per ottenere il divorzio che questo trauma si lenisce, tutt’altro.

Dal momento in cui papà e mamma vengono autorizzati a vivere separati, smettono di litigare in casa ed iniziano con gli avvocati senza alcuna rete per i figli, che si trovano spesso al centro delle vicende legali dei genitori. Certamente più è lunga questa fase, più tempo passa, più si rischia che i coniugi si incattiviscano, talvolta spinti da parenti, amici e legali sconsiderati, con la conseguenza di aggravare il trauma dei figli. A tutto questo andrebbe posto rimedio con la riforma del divorzio, e non certo con una semplice riduzione dei termini della separazione legale, che è comunque legata anche ai tempi della giustizia civile, difforme nelle varie realtà del Paese, certamente tra le più lente al mondo, al 156° posto su 181 paesi presi in esame dalla Banca mondiale.

Ecco perché si dovrebbe parlare di occasione mancata se non ci riuscisse di inserire nel dibattito politico quelle proposte di legge che prevedono una vera riforma della materia, proposte letteralmente espulse dall’esame della commissione Giustizia a causa di ambizioni personali deleterie, o di inutili tentativi di raggiungere un compromesso con chi non ne vuole.

Una vera riforma, come chiedono i più grandi avvocati matrimonialisti ed esperti di diritto di famiglia, dovrebbe prevedere l’eliminazione della separazione legale, almeno quando non sia richiesta dai coniugi, per essere sostituita da una fase preliminare di mediazione familiare con l’obiettivo di aiutare le parti a trovare un nuovo equilibrio che vada oltre il mero interesse personale o di rivalsa, al fine di diminuire la tensione ed il conflitto. In questo modo, eliminando uno dei due giudizi previsti dalla legge attuale, separazione e divorzio, si alleggerirebbe il carico di lavoro che grava sulle spalle della nostra giustizia civile, con notevole risparmio di risorse e di tempo per tutti, sostituendo questo passaggio totalmente inutile con un vero e concreto aiuto per i coniugi che hanno deciso di divorziare, e che statisticamente, una volta giunti dall’avvocato, quasi mai tornano sui propri passi.

A meno che la richiesta dell’avvocato non venga fatta per  una separazione fasulla a danno dei contribuenti o di terzi.


Autore: Diego Sabatinelli

- 40 anni, laureato in Giurisprudenza, dipendente pubblico, è Segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve dal 2007. Più volte membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è stato componente della Giunta di Radicali Italiani, revisore dei conti del PRNTT, segretario dell’associazione Radicali Roma e coordinatore della Rosa Nel Pugno per il Lazio.

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