La moralità del Paese (e non solo della politica) è un problema vero, il moralismo non è la soluzione

di Adriano Teso – Torna prepotentemente sui media la “questione morale”  della corruzione in politica.  Ma la “questione morale”  non si è aggravata in questo periodo. E’ sempre esistita e non è solo politica. C’è stata Tangentopoli, sulla quale è stato detto molto, ma non tutto. Ma certamente paragonare gli episodi di oggi con quanto accadeva prima del 1992 è assolutamente fuori luogo.

Ricordo come vissi quei momenti. Mesi prima dell’ormai noto arresto di Mario Chiesa nel febbraio del 1992, avevo ottenuto dal Consiglio Direttivo di Assolombarda, la maggiore associazione dell’industria italiana, della quale ero Vice Presidente,  che una realtà così rappresentativa del sistema produttivo si muovesse formalmente per fare tutto ciò che poteva per combattere la corruzione dilagante. Ormai tutto, o quasi, doveva essere “oliato” . Anche solo per ottenere un semplice certificato o per non dovere scontare ostilità pretestuose in una qualsiasi area dell’amministrazione pubblica, a qualunque livello. Ed anche la giustizia non era esente da forti sospetti, come Cossiga ebbe a suo tempo a ricordare.

Chiesi di parlare al Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico, che periodicamente riuniva nell’ufficio del Prefetto il Generale della Guardia di Finanza e dei Carabinieri e il Questore,  ai quali illustrai il punto di vista del mondo imprenditoriale, certamente non esente da colpe e non in veste di accusatore. Semplicemente volli presentare loro una panoramica generale sui danni che l’illegalità comportava per lo sviluppo economico e dichiarare la più aperta collaborazione e apprezzamento a tutte le iniziative che avessero portato ad alzare il livello di moralità della amministrazione pubblica e dell’economia. Da parte nostra avremmo sempre più sensibilizzato le migliaia di imprenditori associati a denunciare tutti i tentativi di concussione, affiancandoli legalmente, ma anche dissociandoci laddove ci fosse stata corruzione. Un paio di settimane dopo incontrai anche il Procuratore Generale Francesco Saverio Borrelli, al quale feci il medesimo discorso, con alcuni accenni all’esigenza di una Magistratura al di sopra di ogni sospetto e più tempestiva nei giudizi.

Poi tutto precipitò ed inutili furono i tentativi di quanti, in importanti giornali e nella magistratura stessa, propendevano per una amnistia, con l’obiettivo di chiudere un capitolo della storia d’Italia nella quale tutti i settori dell’economia, della politica e della amministrazione pubblica  erano stati coinvolti. Ed io ero fra quanti condivisero il famoso discorso di Craxi del 3 luglio 1992 alla Camera, nel quale il leader socialista chiedeva quale fosse il partito che poteva dichiarare di non aver mai ricevuto fondi illegali.  Anche se poi, era noto, in non pochi casi, c’erano stati arricchimenti personali.  Quella era stata l’Italia e bisognava voltar pagina.

La pagina venne voltata malamente, con immunità e persecuzioni difficilmente spiegabili con la regola della giustizia equa e uguale per tutti. Su questa storia ancora molto vi sarà da scrivere.
Ma veniamo ai giorni nostri. Oggi i partiti non sono più a caccia di soldi e le concussioni e corruzioni servono all’arricchimento e al potere puramente personale. Non credo siano circoscrivibili le categorie o le aree a rischio.  Sono casi che capitano ovunque ci sia un disonesto con potere di ricatto o di controllo, utilizzo e spartizione dei soldi di altri,  statali o privati che siano. L’elenco dei casi di malversazione è enorme ed io lo potrei allungare comprendendovi anche quanti “rubano” alle aziende per cui lavorano, anche ai più bassi livelli. Certo è che le aziende combattono per i propri interessi con maggiore efficacia e determinazione, mentre i soldi ed i beni dello Stato sono considerati troppo spesso “di nessuno”.

Come ne usciamo ?
Molto attuale è ancora il libro Progetto per un ‘ etica mondiale di Hans Küng, noto teologo tedesco a volte controcorrente, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 1991, che spiega come l’etica sia anche economicamente conveniente.
Quindi cultura-cultura-cultura, che i media non possono trascurare in nome degli appassionati dell’ “Isola dei famosi” . Ma occorre anche che gli eletti siano veramente degli “eletti”, sia moralmente che materialmente,  cioè con il voto di preferenza, attraverso il quale si vota la persona e non solo lo schieramento.

Qualche mese fa scrissi una Lettera di un imprenditore liberale a un giovane che vuol fare politica da uomo libero ,  nella quale ricordavo che con la politica non ci si arricchisce e si fanno sacrifici.  Tutto ciò senza pensare di trovare dei “santi” da eleggere in Parlamento.  La tolleranza dovrebbe far parte di un vivere in una comunità intelligente. Quindi no a puritanesimi intolleranti, ma anche no ad accettare immoralismi e ruberie, come se niente fosse.  E qui la stampa e la giustizia dovrebbero darsi delle regole applicabili per  ogni schieramento politico ed economico che sia,  non demonizzando senza prove, ma anche mostrando con l’esempio comportamenti “al di sopra di ogni sospetto”. Sarebbe inoltre utile un minore peso del pubblico e della politica nella gestione del Paese.  Il tutto corroborato dal buon giudice finale che è il cittadino che vota personalmente il candidato, che compra o meno il giornale che apprezza e che, magari come si fa in qualche altro Stato, vota anche l’elezione del giudice.  Diffidando tutti sempre dei moralisti a parole.

Se davvero c’è chi è  così “santo , senza peccato da scagliare la prima pietra…”, abbia anche la capacità della comprensione, della tolleranza e del perdono. E’ stato dimostrato che “le guerre sante” lasciano solo morti e devastazioni. La costruzione di una società migliore la si fa con la collaborazione ed il contributo di tutti, “santi” e peccatori veramente pentiti insieme.


Autore: Adriano Teso

Adriano Teso (Bergamo, 1945), imprenditore, presidente di IVM (una tra i principali produttori mondiali di vernici per legno e di ricerca applicata nel settore), già sottosegretario al lavoro ed alla previdenza sociale nel primo Governo Berlusconi. Fin da giovane ha ricoperto importanti cariche in Confindustria, Federchimica, Assolombarda, dirigendone anche il Centro Studi, e, successivamente, nel Consiglio direttivo della Camera di commercio Italo-Cinese. Liberale appassionato, è stato tra i fondatori dell'Istituto Bruno Leoni e del centro di Studi Liberali. Ha collaborato alla fondazione di Libertiamo, è associato della Fondazione Fare Futuro ed è stato Delegato Nazionale per la fondazione del PDL. Partecipa ad attività benefiche anche attraverso il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

3 Responses to “La moralità del Paese (e non solo della politica) è un problema vero, il moralismo non è la soluzione”

  1. Alberto Taramelli ha detto:

    mi pare che la parola d’ordine sia “buonsenso” . Ma il Parlamento fa leggi e non si cambiano gli italiani con qualche legge.

  2. volo a vista ha detto:

    Interessante.

    Non bisogna però dimenticare un altro aspetto della corruzione mentale dei nostri tempi: l’uso distorto che della giustizia fanno tutti gli operatori coinvolti. I politici (che non tutelano i cittadini con norme ad hoc), i magistrati (che non controllano le fughe di notizie), i giornalisti (che si gettano come avvoltoi su notizie non verificate, concentrandosi soprattutto sugli aspetti di gossip e di pruderie piuttosto che di quelli penali) e gli editori (che danno spazio a tali notizie che consistono, per il soggetto
    interessato, una condanna anticipata). Non esistono regole di saggezza, non esiste equilibrio, non esiste volontà di legiferare in modo appropriato. Il “tabloid model” ha preso il comando nei giornali “istituzionali”.

    Per ripetere una banalità: l’uso distorto dei media serve a indirizzare il popolo bue (gli italiani sono un popolo bue) ad interessarsi selle escort di Bertolaso piuttosto che dei problemi che affliggono il paese.

    Berlusconi lo ha capito benissimo.

    La sinistra ha le mani legate: non può certo colpire la magistratura (che ha negli anni piazzato dove era necessario).

    I giornali debbono vendere.

    Ecco il risultato dell’equazione: un paese allo sbando in mano a lobbisti spregiudicati, in cui la criminalità organizzata (Italiana; non parlo dei Rom, dei Rumeni degli Albanesi tanto per citare le nazionalità dei delinquenti più frequentemente oggetto di arresto per stupro, omicidio, violenze sessuali ecc. che si sono gettati a pesce nel ventre molle dell’Europa) occupa e governa più di un terzo del paese (complice il voto di scambio con la politica); un enorme apparato di controllori strettamente controllati perché non controllino e lascino in pace i pesci grossi (G.d.F., Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e via dicendo) favorendo
    cartelli, evasione fiscale e quindi raddoppiando il peso fiscale per chi le imposte le paga, e riducendo la capacità reale di acquisto a tutti gli Italiani.

    L’esistenza, credo ormai da più di 40 anni, dell’ “Ente per la soppressione degli enti inutili”, che non ha soppresso quasi nulla è veramente il simbolo di questo degrado. E’, evidentemente, un mezzo per assicurare sostentamento alle famiglie degli “amici” (sempre a carico della collettività,naturalmente)

    Eroi della lotta alla corruzione (che coprono o hanno coperto cariche
    importanti anche di rappresentanza di categorie) sventolano insegne di guerra perché hanno paura di essere a loro volta pizzicati (l’Italia è il paese dei mazzettari e tra mazzettari ci si protegge).

    Dove pensiamo di andare con una casta di politici che si cura solo della propria sopravvivenza e possibilmente di creare una successione in politica ai propri figli (e magari a quella dei propri lacchè – tipo la successione nel lavoro degli inservienti delle camere); una classe inamovibile, vecchia, senza idee e conservatrice (del proprio potere) troppo pagata (i più pagati a livello Europeo!!) e troppo agevolata: la busta paga del arlamentare è costituita in modo che una buona fetta della somma totale percepita sia classificata come rimborso spese, consentendo al soggetto stesso di godere di uno scaglione di imposizione assai ridotto. Stendiamo un velo pietoso sui cinema gratis e altre piccole chicche.

    Qui mi fermo. Per scelta. Non perché non ci siano ancora volumi da scrivere sul degrado di questo paese.

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