– Questa guerra “cattolica” alla candidatura della Bonino è una delle poche cose in cui la leader radicale può sperare per agguantare una Regione che la logica delle cose, dei voti e della cronaca, se non della storia, dovrebbe riportare nel carniere del centro-destra.

L’idea di convincere i cattolici ad odiare una candidata che non odiano affatto è una di quelle scommesse inutili, che non farebbero vincere nulla, ma possono fare perdere molto. Anche perché il “voto cattolico” non esiste. Esiste quello dei cattolici, che andrebbe studiato e analizzato con gli strumenti e il “laico” disincanto degli studiosi delle scienze sociali, non invocato con lo zelo militante e querulo in cui si distinguono ex socialisti ed ex radicali convertiti al fiancheggiamento della Chiesa post-ruiniana.

Gli studi, di cui non mancano esempi recenti, dimostrano che le linee di divisione tra i cattolici praticanti (quel terzo di italiani che è impegnato nella vita ecclesiale e partecipa alla messa con assiduità almeno settimanale) rispecchiano grosso modo quelle dell’elettorato generale, con una preferenza più marcata, ma di certo non straordinaria, per le forze politiche del centro e del centro-destra.

Che quindi i cattolici italiani votino pensando ai temi “eticamente sensibili” e comparando l’offerta politica dei partiti in ragione della loro coerenza con la dottrina della Chiesa, oltre a non essere vero, non è neppure possibile, visto che, dentro il mondo cattolico e dentro la stessa comunità ecclesiale, il dibattito su questi temi è vivo, la posizione non è “una” e le divisioni sono molte, più profonde e meno scontate di quelle riconducibili allo schema destra-sinistra.

Che l’elettorato cattolico possa colpire unito anche quando la comunità dei fedeli marcia così manifestamente divisa è semplicemente un wishful thinking. Resuscitare un’unità politica “cattolica” sui temi biopolitici non sarebbe solo straordinario, ma miracoloso. E sperare nei miracoli per battere la Bonino potrebbe costare caro all’intero PdL e ad una candidata, come la Polverini, giustamente refrattaria alla guerra di religione dichiarata dall’Avvenire.

“Ciò che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa da dentro la Chiesa, è privo di interesse”, ha scritto Giovanni Reale. E si potrebbe dire che anche ciò che si pensa a suo favore, forse, non è così interessante, se a pensarlo sono cattolici che pensano che per stare “dentro la Chiesa” basti credere in Ruini, senza neppure bisogno di credere in Dio.