Emma lo chiama antinuclearismo, Renata ‘federalismo energetico’

Poteva essere una campagna elettorale innovativa, quella tra due esponenti politiche unanimemente considerate di “avanguardia”. E invece – sui grandi temi dell’energia e dell’acqua – quello tra Emma Bonino e Renata Polverini si sta rivelando un gioco al ribasso. Lo diceva Carlo Stagnaro a proposito della vendita di Acea, siamo costretti a ripeterlo in materia di nucleare.

Il no preconcetto di Emma Bonino al nucleare – “La mia posizione e quella della coalizione che mi sostiene è: no al nucleare, è un treno che è già passato” – smentisce in un colpo solo l’idea che la candidata radicale possa spingere il centrosinistra laziale verso posizioni innovative e pragmatiche, meno ideologizzate e più responsabili.

Non meno deludente, tuttavia, è la risposta che Renata Polverini ha dato all’appello lanciato dal ministro Scajola ai candidati governatori del PdL a dire sì al nucleare: “Poiché siamo un paese che va verso il federalismo fiscale – ha dichiarato l’ex leader dell’Ugl – possiamo parlare anche di federalismo energetico“. Come a dire: sì al nucleare in Italia, ma non nel Lazio.

Non conosciamo i dati di cui dispone la Polverini per affermare che il Lazio sia o stia per diventare energeticamente “autosufficiente”. Di certo, se volessimo usare il criterio dell’autosufficienza anche per la finanza pubblica, seguendo il parallelo usato da Renata tra federalismo fiscale e federalismo energetico, la regione Lazio avrebbe non poche difficoltà ad erogare i propri servizi sanitari, paurosamente in deficit.

A differenza della Bonino, la Polverini ha dalla sua una coalizione ed un governo che dell’apertura all’opzione nucleare hanno fatto una scelta strategica. Una scelta di sicurezza, di tutela dell’ambiente e di autonomia politica dell’Italia. Una scelta capace di ridurre la bolletta energetica dei consumatori e delle imprese. Proprio per questo il PdL non può diventare il partito del nucleare PINBY (Please in neighbour’s backyard), del nucleare sì, ma nel cortile del vicino.

Sul nucleare, la Polverini (come, per la verità, altri candidati di centro-destra in giro per l’Italia) sta sbagliando: non usiamo la retorica elettorale per affossare le ragioni di una scelta così importante per il futuro del Paese.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Emma lo chiama antinuclearismo, Renata ‘federalismo energetico’”

  1. Dario ha detto:

    Boh ultimamente non ti seguo caro Pier…
    Dov’è il preconcetto nel dire che in un rapporto costi/benefici non conviene ai contribuenti investire 30 miliardi per soddisfare nel 2020 solo il 4,5% dei consumi finali di energia…?
    …poi l’ENEA che afferma che quella del nucleare non è una strada percorribile perchè conservatrice e dispendiosa, le alternative sono efficienza energetica, fonti rinnovabili e ricerca…a questo aggiungici lo stoccaggio delle scorie nucleari e il problema della sicurezza dei reattori…PRECONCETTO? …o forse REALPOLITIK?

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    Caro Dario,
    io non sono un fan del “nucleare a prescindere”, credo semplicemente che la politica e l’ideologia non debbano mettere vincoli ad una opzione energetica, che le imprese che vorranno potranno perseguire.
    Ciò che sicuramente non voglio è il nucleare di Stato a carico dei contribuenti, credo molto che debba essere il mercato a definire il mix di fonti.
    Ma se a questo mercato non permettiamo di esistere, bloccando una delle opzioni possibili (il cui rapporto costi/benefici non mi sembra essere così nefasto come tu dici, ognuno ha le proprie fonti a quanto pare), crediamo che le cose vadano meglio?
    Per le scorie: 100 anni di 100 centrali nucleare di media dimensione occupano un volume non più grande del Colosseo.

  3. Dario Vese ha detto:

    Se dovesse esistere un’Italia in cui l’opzione energetica nucleare dovesse essere affidata completamente e interamente al mercato, in cui le imprese che vorranno si faranno avanti, dall’inizio alla fine del progetto, scorie e sicurezza dei reattori compresi, non posso che essere totalmente d’accordo con te, a prescindere evidentemente dai dati e dalle fonti degli stessi.
    Il No della Bonino (mi permetto di interpretare) non è preconcetto e ideologico, infatti (pur convinto liberista) mi è difficile immaginare un “progetto nucleare”, chiaramente di notevole complessità, senza alcuna partecipazione dello Stato, quindi con i soldi dei contribuenti.
    Infatti il No credo fosse riferito al “piano nucleare” del Governo che non mi pare sia senza alcuna “ingerenza”. (Per questo non mi sembrava un NO preconcetto).
    Resta da pensare che se qualcosa deve essere fatto, perchè è chiaro a tutti il gap energetico di questo Paese, lo si potrebbe pensare nell’ottica delle “priorità”, (brutto termine poco liberale) pensando ai risultati nell’immediato e all’efficienza energetica, senza ovviamente sbarrare la strada a nessuna opzione energetica, a patto che sia a costo zero per le tasche dei contribuenti, come dici tu.
    Grazie per la risposta.

  4. DM ha detto:

    PINBY :)

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