L’ostacolo della giustizia non può essere un alibi per non governare

– La lettera di Ciancimino ha ridato vigore a chi continua ad insistere su quel vecchio modello di opposizione che fin ora ha dato pochissimi frutti, ma soprattutto ha concesso al PDL un’altra occasione per non discutere di riforme e di tasse.
La questione giudiziaria rimane al centro dell’agenda politica di questo governo che continua a non trovare una soluzione definitiva a un problema evidentemente percepito da tante persone.

Prescindendo dalle considerazioni di merito sulla giustezza del legittimo impedimento, il dato sconfortante è che dopo 15 anni ci ritroviamo sempre al punto di partenza. La battaglia di Berlusconi contro la magistratura, o contro quella parte di magistratura da cui si sente o è perseguitato, a seconda dei punti di vista, non ha ancora trovato una soluzione stabile.
Ma è bene chiedersi se sia possibile il fatto che in tre legislature Berlusconi non sia ancora riuscito a porre un argine al problema. La bocciatura del lodo Schifani prima e del lodo Alfano poi erano scontate per i più, così come adesso è chiaro che il legittimo impedimento non potrà essere una soluzione di lungo periodo in grado di riequilibrare quegli assetti che dopo l’eliminazione dell’immunità qualcuno definisce perduti.

Non abbiamo l’onniscienza per determinare se effettivamente Berlusconi sia un perseguitato, se davvero vi sia un disegno politico ai suoi danni che preveda l’utilizzo dello strumento giudiziario, ma abbiamo gli strumenti per sostenere che in questi 15 anni Berlusconi ha fallito nel tentativo di garantire (agli italiani) e di garantirsi la possibilità di governare. Se è vero che la magistratura ha tentato più volte di soffocare la vitalità dei suoi governi frapponendo ostacoli a cadenza regolare è anche vero che il presidente del Consiglio avrebbe dovuto tentare con maggiore convinzione e con più efficacia la via di provvedimenti seri volti a permettere la governabilità di un paese che lo ha eletto come presidente del fare.

Purtroppo del governo del fare è rimasto ben poco, e l’agenda politica impantanata sul problema giudiziario è la perfetta cartina tornasole di un governo che, come disse anni fa Ernesto Galli Della Loggia, ha sempre mancato di inclusività, nel bene e nel male.
Abbiamo parlato di tasse, di riforme strutturali sul mercato del lavoro, di liquidazione del patrimonio pubblico per ripianare il debito e invece questo governo continua a navigare a vista anche sulla giustizia.
Non è certo tempo di bilanci, ma il perdurare di una questione infinita, addotta costantemente come alibi per le carenze di questo governo, impone una riflessione sincera sui risultati di questi esecutivi anche per valutare serenamente quali mai potranno essere gli sviluppi dei prossimi anni.
Nelle ultime legislature è emerso come dato banalmente sconfortante la totale assenza di progettualità, di soluzioni stabili (in un senso o in un altro). Berlusconi è l’uomo delle emergenze perchè solo nelle situazioni eccezionali (vedere soprattutto il terremoto in Abruzzo) si galvanizza e riesce a prendere in mano la situazione producendo risultati concreti.
Quando si tratta di condurre il paese fuori da una lunga crisi questo rimane il governo dei tremonti bonds e della social card, quando si tratta di risolvere il problema della governabilità questo rimane il governo dei tanti falliti tentativi e delle soluzioni provvisorie.

Ammesso e non concesso che parte dell’organo giudiziario sia d’ostacolo a Berlusconi e all’operato del suo governo è bene chiarire che questo non può in nessun modo costituire un alibi, quanto piuttosto l’ennesimo dato sull’incapacità di adottare una strategia chiara e decisa da portare a termine con efficacia.
Keynes disse una volta “ Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi “. Piuttosto che al capitalismo, che credo sia giusto, bello e intelligente, ritengo che questa frase si adatti perfettamente ai governi del centro destra, perchè, davvero, nell’immaginare una alternativa viene il freddo.


Autore: Carlo Ludovico Cordasco

PhD student in Political Theory all'università di Sheffield. Fondatore di European Students For Liberty, autore di articoli scientifici su diritto e ordine spontaneo. Ha in corso di pubblicazione un libro dal titolo "Hayek: ordine, istituzioni e regole".

5 Responses to “L’ostacolo della giustizia non può essere un alibi per non governare”

  1. Martel ha detto:

    Perfettamente d’accordo. Avrebbe potuto benissimo tentare con una legge costituzionale…è proprio vero “si naviga a vista”…

  2. endi ha detto:

    Concordo pienamente ed entusiasticamente. Ti dirò, io temo che la “navigazione a vista” sia il frutto di una degenerazione della politica del consenso che invece che completare e rafforzare la progettualità di lungo respiro ha finito per sostituirla.

    D’altro canto, tutte le voci di opposizione non solo hanno completamente perso la battaglia del consenso ma non hanno neppure non dico un progetto – un’idea.

    I problemi che stanno venendo al pettine sono annosi ed enormi (come l’abbattimento del costo del lavoro ed il rispetto della legalità) e neppure B. ha l’autorevolezza e le palle per affrontarli. Dove possiamo andare??

  3. Lauro ha detto:

    Berlusconi (nel caso del sottoscritto), nel medesimo disegno criminoso, ha violato tutti i diritti del cittadino e della di lui famiglia, in barba alle leggi della Repubblica. Gli italiani, dovrebberlo allontanarlo dalla carica istituzionale, non tanto perche’ assente come Presidente del Consiglio, concio’ violando il giuramento alla Costituzione e Paese (il che equivale ad alto tradimento – vedi mia denunzia alla Corte Costituzionale), ma nel contesto, in un’Italia ferma in ogni settore, sol perche’ la sua maggioranza abusando dei poteri…..dedica il tempo e risorse pubbliche, per inventare machiavellinate, in unil “regime di dittatura tecncratica, che dolosamente vuole viva e vegeta: la dilagante corruzione, il dominio della violenza morale, il malcostume politico e amministrativo, i guasti del sotto governo, l’individualismo esasperato, le connivenze palesi ed occulte nel meccanismo statale.” Non adoperarsi in parlamento, per eliminare una volta per tutte le dette piaghe…sa di mero conflitto.. Pertanto, non si intravede qual’e’ l’opposizione o, il tentativo di distogliere i non corrotti magistrati, a fare il proprio lavoro, cioe’ applicare v chicchessia (anche contro Berlusconi)la giustizia che e’ praticata nel nome del popolo Italiano.
    Il Paladino dei poveri.

  4. Lauro ha detto:

    Scusate per la provocazione, sono in buona fede! Ma Vi pongo la domanda. Che finalita’ hanno i commenti procacciati? C’e’ da parte della redazione o,….. un seguito o, si perde il tempo, l’acqua e il sapone!

  5. gobettiano ha detto:

    Mi permetto osservare che all’alba delle ultime elezioni berlusconi e tutti era al corrente di tutte le vertenze giudiziarie che lo riguardavano. Altrettanto nelle precedenti vittorie elettorali. Si è assunto la responsabilità di concorrere ed ha vinto. Adesso governi. Tutto il resto sono chiacchiere e scuse puerili che, temo, nascondano povertà nella progettualità olitica ed assenza di un disegno. Ad eccezione di quanto salvaguarda la persona e gli interessi del PdC. Se la snmettessimo di accettae scuse banali, faremmo un servizio al paese.

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