Rai ed elezioni: la legge sulla par condicio è un pasticcio, la Vigilanza ancora più pasticciona

– La par condicio, da oltre un decennio, non produce buona informazione, ma cattive polemiche. Dunque non stupisce che a finire nel mirino delle critiche, che hanno accompagnato l’approvazione del Regolamento per le elezioni regionali da parte della Commissione di Vigilanza sulla Rai, sia stato il più innocente di tutti, cioè il relatore del provvedimento, il radicale Marco Beltrandi.
La stretta sui talk show politici della Rai c’è stata, eccome. Essi saranno sostituiti dalle tribune elettorali o dovranno, di fatto, trasformarsi in tribune elettorali, per continuare ad andare in onda. Ma a fare il pasticcio non è stato Beltrandi.

Il deputato radicale, infatti, sostiene da anni un’interpretazione non del tutto abusiva, ma tutt’altro che obbligata dal punto di vista normativo della legge sulla par condicio, secondo cui la regolamentazione dell’informazione in periodo elettorale deve essere “attratta” nel campo della cosiddetta comunicazione politica, e i Tg e le trasmissioni di approfondimento giornalistico vanno conseguentemente disciplinate come le tribune e le trasmissioni di “propaganda”, riservate alle liste e ai candidati.

Quindi, rispetto a quanto è avvenuto in Vigilanza, l’unico che non può essere accusato di avere fatto il furbo e di avere cambiato opportunisticamente parere per ragioni di convenienza immediata è proprio Beltrandi, che non è neppure un difensore ideologico della par condicio, ma piuttosto un sostenitore della sua applicazione legalistica e rigidamente “aritmetica”. A destare ben più stupore è stato il voto del PdL e della Lega, di cui si possono anche comprendere alcune preoccupazioni, ma non la logica di un voto incoerente con le loro posizioni di fondo.

Ciò detto, ritengo che la parziale “parcondicizzazione” dell’informazione (che vale per i programmi di approfondimento, ma non per i notiziari radiofonici e televisivi) aggiunga un errore di lettura ai molti difetti di struttura di cui la legge ingombra la regolamentazione che, ad ogni elezione, Vigilanza e Agcom sono chiamate ad adottare, per disciplinare i programmi di informazione e comunicazione politica delle concessionarie nazionali pubbliche e private.
Anche in una legge stupidamente ideologica e burocratica come la cosiddetta par condicio la distinzione tra informazione e comunicazione politica è netta e non equivocabile.

S’intende per comunicazione politica radiotelevisiva ai fini della presente legge la diffusione sui mezzi radiotelevisivi di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche. Alla comunicazione politica si applicano le disposizioni dei commi successivi. Esse non si applicano alla diffusione di notizie nei programmi di informazione. (art. 2, comma 2 della legge 22 febbraio 2000, n.28)

I soggetti della comunicazione, cioè i partiti e le liste elettorali, accedono a questi programmi secondo il principio della

“ parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche” (art. 2, comma 3 della legge 22 febbraio 2000, n.28).

I programmi di informazione non sono invece definiti, ma la legge comunque impone che essi siano disciplinati in modo da

… garantire la parità di trattamento, l’obiettività, la completezza e l’imparzialità dell’informazione (art. 5, comma 1 della legge 22 febbraio 2000, n.28).

Che cosa, ai fini della legge 28/2000, sia “informazione” è stato sempre (ripeto: sempre) considerato pacifico e anche il Regolamento recentemente approvato dalla Vigilanza, nell’articolo relativo alla tipologia della programmazione Rai in periodo elettorale, non distingue i notiziari dagli altri programmi di informazione:

Sono programmi di informazione i telegiornali, i giornali radio, i notiziari, i relativi approfondimenti e ogni altro programma di contenuto informativo a rilevante presentazione giornalistica, caratterizzati dalla correlazione ai temi dell’attualità e della cronaca, purché la loro responsabilità sia ricondotta a quella di specifiche testate giornalistiche… (art. 2, comma 1, lettera c) del Regolamento approvato nella seduta del 9 febbraio 2010);

Malgrado l’impostazione rigida e ideologica della legge, è comunque abbastanza chiaro che mentre la comunicazione politica riguarda i partiti – e quindi la par condicio di cui essi beneficiano deve essere quella rigorosamente aritmetica, con tutti i problemi applicativi che ne conseguono – l’informazione riguarda le notizie, e quindi i principi di parità di trattamento e di obiettività non impongono che esse abbiano tutte lo stesso spazio, bensì che vadano trattate allo stesso modo, cioè secondo un unico metro.

Detto in termini elementari, la “par condicio dei partiti” impone che il partito A abbia nelle tribune lo stesso spazio e gli stessi tempi riservati al partito B, mentre la “par condicio delle notizie” (posto che la misura delle notizie non è mai puramente oggettiva né aritmetica) impone che il partito A e il partito B siano “notiziati” in rapporto al peso delle notizie che “producono”.
Se il partito A organizza un comizio con un milione di persone non potrà avere nei TG e nei programmi di approfondimento lo stesso spazio del partito B, che, nello stesso giorno, ha “prodotto” un comunicato stampa contro l’iniziativa del partito concorrente.

A ciò si aggiunge il fatto, anch’esso abbastanza intuitivo, che la “par condicio dei partiti” ha una misura puramente quantitativa, mentre quella delle notizie ne ha una eminentemente qualitativa. L’obiettività non comporta la mera registrazione dei fatti politici, che sono infiniti, ma impone un “ordinamento” e quindi una valutazione della loro diversa portata. All’informazione deve essere richiesto di essere imparziale, cioè, per quanto possibile, neutrale rispetto agli obiettivi delle forze politiche concorrenti, ma non di trasformare i notiziari e le trasmissioni di approfondimento in un enorme e indistinta tribuna politica.

La commissione di Vigilanza e lo stesso Beltrandi si sono probabilmente resi conto del rischio di un “commissariamento” elettoralistico dell’informazione Rai ed hanno esentato i TG dalla disciplina prevista per le trasmissioni di approfondimento. E sarà anche possibile, come in parte è già stato previsto, aggiustare le cose ibridando la formula dei contenitori tradizionali (da Ballarò, ad Anno Zero) e ritagliando in essi spazi simili alle tribune elettorali, ma non sospendendo l’attività di approfondimento giornalistico propriamente detta.

Rimane però il fatto che non ha senso scrivere, come è stato fatto nel Regolamento approvato martedì scorso dalla Vigilanza, che

le trasmissioni di informazione, con l’eccezione dei notiziari, a partire dal decorrere del termine ultimo per la presentazione delle candidature, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica (art. 6, comma 4)

se l’atto giuridicamente presupposto al Regolamento, cioè la legge, prevede esplicitamente che l’informazione non sia disciplinata come la comunicazione politica.

La scelta fatta non ha obiettivamente precedenti (il Regolamento per le regionali del 2005 manteneva netta la distinzione informazione/comunicazione politica) e non ha presumibilmente futuro. Ma più che la mossa di Beltrandi a destare stupore è la decisione del PdL, che, pur contestando la logica burocratica e poliziesca della par condicio, non solo si è rassegnato doverosamente a rispettarla dove la legge la impone, ma ha finito per votare la sua estensione anche dove la legge, fortunatamente, non la prevede.

Chissà se l’Agcom, che è chiamata a regolare la materia per le concessionarie private, ricopierà, come al solito, la disciplina prevista per la Rai o si porrà, per questa volta, qualche problema in più.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Rai ed elezioni: la legge sulla par condicio è un pasticcio, la Vigilanza ancora più pasticciona”

  1. Massimo ha detto:

    La Par Condicio è PAR quindi “finalmente viene applicata nella sua completezza.Legge voluta dal Presidente Emerito Oscar Luigi Scalfare!
    par Condicio sia!

  2. Silvana Bononcini ha detto:

    Il regolamento stabilisce che le trasmissioni di maggiore ascolto non potranno invitare solo chi vogliono loro, dando più spazi ad un partito/leader o ad un altro a seconda dell’orientamento di ciascuna, il motivo per cui finora sono state condannate in ogni campagna elettorale, per decine di volte!!
    I dibattiti tv delle presidenziali americane, le trasmissioni politiche più seguite al mondo, sono regolati nei minimi dettagli: dalla posizione che assumono i candidati (sul podio o seduti intorno a un tavolo), al tempo di risposta dopo ogni domanda, alla possibilità o meno di ribattere alle risposte del contendente, agli argomenti dei vari dibattiti. In occasione delle primarie, quando i candidati arrivano ad essere anche più di 6 o 7, sono invitati tutti su un piano di parità.

  3. Carmelo Palma ha detto:

    Parlare di par condicio in modo pertinente è sempre difficile, visto che quella è una legge stupida, che ispira gli scandali inventati.
    La dimostrazione è data dal divieto di messa in onda per la trasmissione “A sua immagine” dedicata all’omicidio di Vittorio Bachelet, alla quale avrebbe dovuto partecipare anche il figlio, Giovanni, deputato del Pd.
    Tutti hanno commentato l’episodio come prova della “cattiveria” di questa Vigilanza, e politici di destra e sinistra si sono detti scandalizzati, mentre da un decennio tutti i regolamenti della Vigilanza di tutti i turni elettorali nazionali (anche quelli amministrativi e regionali) hanno previsto il divieto di presenza di esponenti politici nelle trasmissioni diverse da quelle di informazione e comunicazione politica. Il caso si sarebbe riproposto tale e quale anche in base al Regolamento per le politiche del 2006 e 2008 e per le regionali del 2005.

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