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L’immigrazione a punti e il business dell’integrazione

 – Che l’immigrazione, e tutto quello che ruota intorno ad essa, sia sempre stata non solo un fenomeno di rilevanza sociale, ma anche un business, se ne sono accorti perfino i leghisti, che giocano su un “doppio binario”. Da una parte, per precisi scopi di marketing politico, strepitano nei loro quotidiani e nei loro blog contro il “business dell’immigrazione”, contro la Caritas ed altre organizzazioni similari. Ma poi cosa fanno quando vanno al governo? Semplice. Concedono generosi finanziamenti proprio ad organizzazioni come la Caritas, il Censis, ecc. giustificandosi con l’ottica della “sussidiarietà” e dello sviluppo di specifici progetti di informazione e integrazione per gli stranieri.
Tale giro d’affari intorno all’immigrazione é destinato a crescere in maniera esponenziale con l’entrata in vigore della norma sul “permesso a punti”. E’ importante quindi vigilare, come opinione pubblica, sui destinatari dei finanziamenti previsti per favorire l’alfabetizzazione e l’integrazione civile degli immigrati e chi si gioverà del giro d’affari che si genererà intorno al business dell’integrazione.
L’introduzione del “permesso di soggiorno a punti” sta sollevando un’ondata di critiche, che, emendate dalla carica emotiva antirazzista, a volte sfociante in aperta “xenofilia”, poggiano spesso su argomentazioni valide.

Una prima critica che mi viene in mente è la seguente: la proposta di “permesso a punti” di per sé non è male, anzi realizzerebbe un ideale progetto di integrazione, ma solo se la sua attuazione riguardasse paesi come il Canada, l’Australia o comunque strutturalmente più preparati e interessati del nostro a migliorare la qualità dell’immigrazione e non solo a bollarla come “nemica”.
Una seconda critica, collegata alla prima, è legata ai costi. Integrare costa, e a fronte di un fenomeno come l’immigrazione che è da molti percepito solo come un costo e non anche come una risorsa, il rischio è che si scateni il risentimento diffuso contro un’integrazione di facciata fatta a spese dei contribuenti.

Una soluzione possibile per superare le due precedenti critiche è la seguente: realizzare efficienti, e assolutamente trasparenti, canali di messa in circolo di capitali privati legati al “business” dell’accoglienza/integrazione e delle attività imprenditoriali avviate dalle minoranze etniche. In base a tale idea i progetti di integrazione, solo inizialmente finanziati con capitali pubblici, si ripagherebbero tramite la compartecipazione di operatori privati, nel ruolo di “sponsor” delle varie iniziative ( per ottenerne un vantaggio concreto in termini di acquisizione di nuova clientela)  tipo: banche, compagnie telefoniche, servizi postali e di trasferimento del denaro, ecc. (sui vantaggi della cd. economia etnica vedi anche la mia relazione al convegno dal titolo “Cina e India: come affrontare la sfida economica lanciata dai Paesi Emergenti e trasformarla in opportunità”).

L’economia etnica è dunque un’opportunità, da cogliere con la massima trasparenza, per evitare che intorno a tale giro d’affari si addensino le mire dei soliti “amici degli amici” che troppo spesso ronzano intorno all’immigrazione. 
Più in generale, sarebbe comunque auspicabile, così come è stato fatto in Francia, escludere dall’applicazione della norma sui “permessi a punti” il personale extracomunitario altamente qualificato (sia dipendente, che autonomo), per non aumentare le perplessità degli investitori esteri verso l’Italia.

Potrebbe inoltre essere considerata positivamente la sinergia tra Ministero dell’interno e Ministero del Lavoro su questo tema. Il permesso a punti costituirebbe una buona occasione per creare una struttura unitaria di livello interministeriale che si occupi di tale materia, ad oggi “spacchettata’ tra vari ministeri e vari dipartimenti all’interno dei vari ministeri.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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