Con Israele, contro l’Iran. Come è lontana l’equidistanza dalemiana

– Il dossier iraniano si è riaperto nei giorni scorsi a seguito della decisione del governo locale di continuare in proprio nel processo di arricchimento dell’uranio fino al 20 per cento e all’assalto alla nostra ambasciata a Teheran. Entrambi gli avvenimenti si inscrivono nella logica intimidatoria e oltranzista propria del regime dispotico e isolazionista iraniano e rispetto ad essi, in posizione mediana, come effetto della prima e causa della seconda, si pone la virata nella politica estera dell’Italia, terzo partner commerciale della Repubblica islamica, primo fra gli europei.Un mutamento di rotta suggellato la settimana scorsa dalle parole pronunciate dal presidente del Consiglio durante la sua visita in Israele, nel corso della quale ha significativamente e reiteratamente ribadito il ruolo anche simbolico della democrazia israeliana per tutto il Medio Oriente, in contrapposizione al duro giudizio emesso su Teheran e Ahmadinejad, di cui il premier ha sottolineato la somiglianza a personaggi nefasti del passato e la necessità di sostenere l’opposizione interna.

Oggi l’Italia segue gli USA e importanti partner europei, come Francia, Germania e Gran Bretagna, nella richiesta di sanzioni dure per frenare l’escalation nucleare iraniana. Il ministro degli Esteri Frattini ha ammonito che “nei confronti dell’Iran “c’e’ bisogno di sanzioni condivise” chiedendo ed ottenendo “che vi fosse una sola voce dell’Unione europea per condannare
le violenze e le provocazioni. L’Iran – ha dichiarato il titolare della Farnesina – deve comprendere e non puo’ neanche immaginare di dividere l’Europa”. La linea del Governo è dunque tracciata, ed è corroborata da una riduzione degli scambi commerciali con il paese islamico, dove diverse aziende tricolore, Eni in testa, hanno cospicui giri di affari. La multinazionale del “cane a sei zampe” ha già fatto sapere che “onorerà i contratti già stipulati ma che non ne sottoscriverà altri”. E ciò mentre il governo iraniano annuncia investimenti per 40 miliardi di dollari nel giacimento off shore di South Pars, attualmente gestito proprio dall’Eni.

Non che la singola posizione diplomatica dell’Italia giochi un ruolo preminente nella partita atomica iraniana, dove i principali player diplomatici restano comunque Stati Uniti, Russia (che adesso pare aprire alla prospettiva delle sanzioni) e Cina (l’unica rimasta contraria a sanzionare la repubblica degli ayatollah). Ma il fatto che l’Italia rinsaldi l’asse franco – tedesco contro l’Iran non è di poco rilievo nell’equilibrio diplomatico europeo. D’altronde il flirt tra Italia e Iran stava diventando anche abbastanza imbarazzante per il Belpaese, soprattutto nei confronti dell’amministrazione Obama, già infastidita dalla liaison energetica tra governo italiano e russo. Poco male però, se per una volta interessi geopolitici e principi universali di libertà e democrazia si trovano d’accordo. La pressione esercitata da questi ultimi sui primi resta il tratto distintivo delle democrazie occidentali, anche quando la realpolitik delle cancellerie sembra avere il sopravvento. Perciò, per riprendere le parole usate da Fiamma Nirenstein , l’attacco degli ayatollah nei confronti del presidente del Consiglio e la reazione virulenta sfociata nell’assalto alla nostra ambasciata, sono una “medaglia al valore” per l’Italia, che “si è mossa con determinazione pungendo nel vivo un paese” che calpesta i diritti umani ed è sempre più lanciato in una corsa kamikaze contro la comunità internazionale.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Con Israele, contro l’Iran. Come è lontana l’equidistanza dalemiana”

  1. nemo profeta scrive:

    W l’Iran, quello vero!
    Quello dei milioni di cittadini in piazza, che manifestano orgogliosamente a favore dei propri Governanti.
    Quello con gli attributi, che sà dire di NO alle ipocrisie e alle menzogne di Israele.
    Quello che non vuole mettersi prono di fronte ai Sionisti, come fanno gli americani ed i loro satelliti, primi tra tutti l’Italia ed il Vaticano.
    Quello che convive pacificamente con la comunità ebraica più numerosa del medio oriente.
    Quello che con pazienza sà attendere l’autoconsumarsi di un mondo già in rovina, minato dal consumismo e dall’egoismo più sfrenato senza guardare ai veri valori della vita.
    Quello minacciato dalla “democrazia” armata di bombe al fosforo, come ben sanno i bambini Palestinesi, Iracheni e Afghani.
    Rivegliati Europa.

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