I massacri delle foibe, una voce non neutrale

I massacri delle foibe, una voce non neutrale.
Aprendo su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Massacri_delle_foibe#cite_note-11 la voce “massacri delle foibe” appare un avviso:
Questa voce o sezione di storia è ritenuta non neutrale. Motivo: Voce che presenta una sovrapposizione di numerosi edit di utenti dai punti di vista contrastanti; a rimetterci è la neutralità della voce, la linearità del discorso e la completezza d’informazione…
Che follia. E’ un vizio tutto nostro, quello di confondere la storia con la propaganda. La storia può servire come arma di offesa o di difesa, e gli storici nel nostro paese non si sono mai sottratti a questo giochetto inconcludente. Forse la ricerca è meno noiosa e più stimolante se diventa una ricerca di prove a carico o a discarico, conferme piuttosto che fatti. Il lavoro dello storico è stato paragonato a quello del giudice http://www.italialibri.net/opere/giudiceelostorico.html, io lo paragonerei, almeno nella sua variante polemica nostrana, a quello dell’avvocato. E quindi siamo ancora qui, 65 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, a discutere di responsabilità, a sbatterci addosso reciprocamente meriti e colpe, a ingolfare addirittura Wikipedia di ideologia e pregiudizi.
Come se la responsabilità degli eventi che hanno incendiato il nostro continente tra il 1939 e il 1945 (prologhi ed epiloghi compresi) non fossero già state pacificamente attribuite, ovunque in Europa, a chi ha dato fuoco alle polveri. A chi ha fatto germogliare nelle città e nelle arcaiche civiltà contadine dell’est e dell’ovest il seme della diffidenza, dell’odio etnico e razziale, della violenza e della vendetta. E che questo seme fosse già abbondantemente incubato, specie nelle terre di confine, particolarmente fertili, poco toglie e poco aggiunge alla discussione, anzi è un’altra discussione, ancora più complessa, assai poco adatta a chi persevera nel gioco sterile e pigro della semplificazione propagandistica.
Non dovrebbe essere quindi necessario ricordare come il discorso (e le politiche conseguenti di italianizzazione forzata che si sono protratte per un ventennio) tenuto a Pola da un rampante Benito Mussolini contribuisca a spiegare molto di ciò che è accaduto in seguito, foibe comprese:  “di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”. E se qualcuno ha la coda di paglia, peggio per lui, farebbe bene a tenere il sedere lontano dal fuoco.
Ma altrettanta cautela dovrebbe essere usata da chi, per mezzo secolo, ha rivendicato ed esercitato spudoratamente il monopolio della memoria, in una logica deterministica che attribuisce anche alla storiografia il ruolo militante di concorrere alla jihad per il socialismo. Oggi non siamo ancora capaci di ricordare serenamente gli esseri umani massacrati orrendamente nelle foibe, non riusciamo a festeggiare con orgoglio e dignità il 25 aprile e ci avviciniamo al 150° anniversario dell’Unità d’Italia con fastidio e imbarazzo http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_07/della-loggia-nemici-unita-italia_6fbeab14-13c3-11df-8835-00144f02aabe.shtml. E quando parliamo del nostro passato corriamo subito con la mano al fodero della pistola, o cambiamo discorso.

– Aprendo su Wikipedia la voce “massacri delle foibe” appare un avviso:

Questa voce o sezione di storia è ritenuta non neutrale. Motivo: Voce che presenta una sovrapposizione di numerosi edit di utenti dai punti di vista contrastanti; a rimetterci è la neutralità della voce, la linearità del discorso e la completezza d’informazione…

Che follia. E’ un vizio tutto nostro, quello di confondere la storia con la propaganda. La storia può servire come arma di offesa o di difesa, e gli storici nel nostro paese non si sono mai sottratti a questo giochetto inconcludente. Forse la ricerca è meno noiosa e più stimolante se diventa una ricerca di prove a carico o a discarico, conferme piuttosto che fatti. Il lavoro dello storico è stato paragonato a quello del giudice, io lo paragonerei, almeno nella sua variante polemica nostrana, a quello dell’avvocato. E quindi siamo ancora qui, 65 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, a discutere di responsabilità, a sbatterci addosso reciprocamente meriti e colpe, a ingolfare addirittura Wikipedia di ideologia e pregiudizi.

Come se la responsabilità degli eventi che hanno incendiato il nostro continente tra il 1939 e il 1945 (prologhi ed epiloghi compresi) non fossero già state pacificamente attribuite, ovunque in Europa, a chi ha dato fuoco alle polveri. A chi ha fatto germogliare nelle città e nelle arcaiche civiltà contadine dell’est e dell’ovest il seme della diffidenza, dell’odio etnico e razziale, della violenza e della vendetta. E che questo seme fosse già abbondantemente incubato, specie nelle terre di confine, particolarmente fertili, poco toglie e poco aggiunge alla discussione, anzi è un’altra discussione, ancora più complessa, assai poco adatta a chi persevera nel gioco sterile e pigro della semplificazione propagandistica.

Non dovrebbe essere quindi necessario ricordare come il discorso (e le politiche conseguenti di italianizzazione forzata che si sono protratte per un ventennio) tenuto a Pola nel 1920 da un rampante Benito Mussolini contribuisca a spiegare molto di ciò che è accaduto in seguito, foibe comprese:

“di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. […] I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.

Se qualcuno ha la coda di paglia, peggio per lui, farebbe bene a tenere il sedere lontano dal fuoco. Ma altrettanta cautela dovrebbe essere usata da chi, per mezzo secolo, ha rivendicato ed esercitato spudoratamente il monopolio della memoria, in una logica deterministica che attribuisce anche alla storiografia il ruolo militante di concorrere alla jihad per il socialismo. Oggi non siamo ancora capaci di ricordare serenamente gli esseri umani massacrati orrendamente nelle foibe, non riusciamo a festeggiare con orgoglio e dignità il 25 aprile e ci avviciniamo al 150° anniversario dell’Unità d’Italia con fastidio e imbarazzo. E quando parliamo del nostro passato corriamo subito con la mano al fodero della pistola, o cambiamo discorso.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

12 Responses to “I massacri delle foibe, una voce non neutrale”

  1. Semplicemente perfetto!

  2. Marco Faraci ha detto:

    Penso che sarebbe davvero il momento che sulla questione istriana si promuovesse una memoria condivisa tra italiani, sloveni e croati, fondata su una condanna comune del nazifascimo e del comunismo.
    Sul tema delle foibe stiamo per certi versi passando da una colpevole rimozione della questione – figlia di una subalternità culturale nei confronti del comunismo – ad un ricordo selettivo e per certi aspetti nazionalista che rischia di generare divisione più che aiutare a superarle.
    La colpa di quanto è avvenuto in quelle aree non è degli italiani in quanto tali, né degli slavi in quanto tali bensì di ideologie totalitarie che hanno fatto pesanti danni tanto agli italiani quanto agli slavi.

  3. Andrea B ha detto:

    Mi dispiace, ma non posso condividere assolutamente il tono di questo intervento … si inizia parlando di Wikipedia e credevo che si volesse fare un riferimento iniziale alla natura stessa di quel sito, che può essere molto utile nelle ricerca di voci neutrali, di natura didascalica, ma che mostra tutti i suoi limiti quando parla di argomenti dibattuti, essendo aperto ai contributi, molto spesso contrastanti, di chiunque voglia aggiornare una certa “voce”.
    Su certi argomenti Wikipedia si ingolfa per sua stessa natura !

    Credevo poi, prendendo esempio dall’asprezza dei toni che si generano su internet (Wiki certamente, ma anche i vari forum sull’ argomento) che si volesse sviluppare un ragionamento veramente neutrale, obiettivo e condivisibile.

    No

    Qui siamo ancora, pur usando un linguaggio più elegante, al “Tribunale del popolo”( le radici non si dimenticano evidentemente), al “talian fascist”, all’ italianizzazione ( ma gli abbiamo letti e soprattutto studiati criticamente i censimenti asburgici di quelle zone ?) ed al fascismo come UNICA causa di tutto, allo scoppiare delle polveri del ’39 come evento scatenenate ( avete voluto la guerra ? Ed allora guai ai vinti !).

    Le radici di quello che è successo sul confine orientale sono da ricercarsi prima ancora della prima guerra mondiale.
    La nascita delle identità nazionali nella seconda metà dell’ 800 inizia a creare fratture; il contrapporsi di una italianità che, pur diffusa tra tutti gli strati della popolazione, contava i ceti più ricchi ed influenti e localizzati nelle città che quindi assimilava a sè il resto del territorio, che va scontrarsi con il concetto slavo della prevalenza della campagna e di chi la abita sui centri cittadini.

    Alla Sapienza avete mai trovato materiale sui tumulti (con morti italiani) del 1868 ( ripeto: 1868 ) a Trieste, causati dalle marce provocatorie che gli sloveni del Carso effettuavano nel centro, per affermare che la città era loro ?

    Ed avete mai consultato l’Edinost, giornale pubblicato a Trieste in lingua slovena, che nel 1911 scriveva: “La nostra lotta è per il dominio, non l’ abbandoneremo fino a quando non avremo sotto i piedi e ridotta in polvere l’italianità di Trieste” ?

    Ed ancora “Il lavoratore”, organo dei socialisti triestini nel 1918: “Trieste e tutto il litorale appartengono alla madre slava, dalla foce dell’ Isonzo all’ ultima citadella dalmate e slavo è il mare che si estende”.

    E tralasciamo, per brevità, i vari attentati e le chiusure di scuole e circoli italiani in Dalmazia, regione assegnata al Regno di Jugoslavia dopo il 1918, nonchè gli assalti ed imboscate a personale di polizia italiano in Istria, BEN PRIMA dell’ avvento del fascismo.

    Credo che una riconciliazione ed una memoria condivisa non possano essere costruiti citando solo Mussolini …

  4. Giordano Masini ha detto:

    Credo che ci sia un equivoco. Non era mia intenzione promuovere una “memoria condivisa”. Anzi, operazioni di questo genere, fatte magari attraverso una “par condicio” delle celebrazioni pubbliche, mi sembra più un’operazione da Stato etico, e non mi piace.

    E’ chiaro, come dice Andrea B., che le radici dell’odio in Istria e Dalmazia, così come in tutte le terre di confine d’Europa (pensiamo all’Alsazia, o alle incerte frontiere che attraversano le pianure polacche…) hanno origini antiche. Io credo (penso che Andrea B. sarà d’accordo) che il compito di una storiografia laica sia quello di raccontare per capire, piuttosto che cercare conferme a una verità rivelata o alibi ai propri pregiudizi, di qualsiasi matrice essi siano, con atteggiamenti del tipo “hanno cominciato prima loro!”

    In questo, paradossalmente, c’è stata molta più onestà intellettuale nei racconti dei protagonisti delle vicende dell’epoca che da parte degli storici: Fenoglio, partigiano comunista, non ha avuto nessun problema a raccontare come tra i partigiani della sua brigata ci si contendesse l’onore (e il piacere) di fucilare i prigionieri, con toni che fanno venire i brividi a un lettore contemporaneo. Invece molti storici hanno preferito promuovere un rittratto agiografico della Resistenza che l’ha allontanata proprio dalla memoria degli italiani.

    Ma se ricordavo il discorso di Mussolini, che, è vero, è molto citato tra coloro che “giustificano” le foibe, non era per aderire alla stessa logica. Così come il fatto che l’odio antiebraico nell’Europa orientale era già stato sufficientemente collaudato al tempo dei Pogrom e che quindi i Nazisti hanno trovato facili alleati tra le popolazioni dell’est europeo, non toglie nulla alle responsabilità di chi ha inventato la “soluzione finale”, allo stesso modo non credo che dobbiamo cercare alibi al fascismo. Ma questo non toglie che si dovrebbe raccontare quello che è successo prima senza omissioni e quello che è successo dopo senza cercare alibi al comunismo. Tutto qui.

    Un ultimo esempio: quando studiavo la storia militavo nel PCI (penso che sia a questo che Andrea B. si riferisce quando dice che le radici non si dimenticano). Tra i miei amici leggere le opere di Renzo De Felice era considerato un’eresia, mentre per altri era l’unica fonte del sapere. Poi, quando ho letto qualcosa di De Felice mi sono reso conto che non era né un pazzo revisionista né un oracolo, ma solo uno storico il cui lavoro poteva a buon diritto essere aggiunto a quello di altri. Di lui ho apprezzato la quantità monumentale di dati raccolti, un patrimonio per la storiografia, mentre non mi è piaciuto troppo il suo focalizzarsi sugli aspetti biografici di Mussolini per interpretare il periodo fascista. Gli storici che conoscevo, invece, studenti, ricercatori e docenti della Sapienza, preferivano buttare, in malafede, il bambino con l’acqua sporca. Questo atteggiamento, che all’epoca ha contribuito ad allontanarmi da quel partito e dall’università, è ciò che ho provato a criticare nel mio articolo.

  5. Andrea B ha detto:

    Prendo atto che la citazione del discorso di Mussolini non voleva essere un sostegno alle tesi giustificazioniste.

    Non vorrei però che il voler ricordare le colpe del fascismo in quelle terre, sia dovuto alla considerazione (sbagliata) che chi rievoca la tragedia delle foibe sia comunque un nostalgico tendenzialmente fascio, a cui bisogna rinfrescare la memoria.

    Se, da circa una decina di anni, si è finalmente imposta alla pubblica opinione una maggiore attenzione su quei fatti, ritengo che le argomentazioni usate siamo state sostanzialmente equilibrate e di certo non tacciabili ( se non da Lubiana e Zagabria) di revanscismo.

    In ogni caso, i fatti che citavo, antecedenti al fascismo ed in molti casi antecedenti pure alla prima guerra mondiale, non miravano ad attribuire una primogenitura delle violenze etniche … non erano un puerile tentativo di affermare “hanno iniziato prima loro”.
    Anche perchè non è che i nazionalisti italiani all’ epoca si tirassero indietro.

    Una ricerca storica “laica” dovrebbe appunto tenere conto di tutto, ma purtroppo ho l’impressione che questo processo sia ostacolato da un fatto: le evidenze a sostegno della tesi che l’ aggressività slava non sia nata con le manganellate delle camicie nere, ma fosse precedente, sono stati tenuti troppo a lungo sepolte ed ora è molto difficile tirarle fuori.

    Anch’io poi dubito sulla possibilità di costruire una memoria condivisa … ognuno ha la sua verità e se la terrà … ed aldilà del confine ci sono nazioni ancora troppo giovani e venate di nazionalismo per ammettere cedimenti nella loro storiografia.

  6. Marco Faraci ha detto:

    @Giordano
    Non mi riferisco certo alla promozione per via politica di una memoria collettiva, cosa che considererei anch’io da roba “statalismo etico”.
    Tuttavia anche la “giornata dellla memoria delle foibe” o allo stesso modo la “giornata di memoria della Shoah” sono parimenti statalismo etico, in quanto i politici obbligano i cittadini a ricordare “a comando”.
    Il mio riferimento è semmai al dibattito storiografico e culturale.

    @Andrea B.
    Dal mio punto di vista il vero problema è che ci si concentra troppo sulla dimensione etnica della questione istriana.
    Questo ha due conseguenze.
    La prima è che si rinfocolano contrapposizione nazionaliste.
    La seconda è che si favorisce un’infausta rivalutazione dal fascimo e del comunismo. Inevitabilmente infatti, su queste basi, gli italiani tendono a vedere il ventennio quanto meno come presidio dell’italianità e specularmente gli slavi tendono a vedere i partigiani titini come “liberatori”.
    E’ questo approccio nazionalista che tende naturalmente a generare “giustificazionismo”.
    Sarebbe molto più utile dal mio punto di vista, anziché dividersi sui confini e sulle nazionalità, unirsi sulla condanna del fascismo e del comunismo. Sarebbe bene ad esempio ricordare che le vendette del comunismo titino colpirono non solamente gli italiani, ma anche tantissimi slavi accusati in qualche modo di collaborazionismo, con eccidi eclatanti quali quello dei domobranci.
    Se non fosse stato per il fascismo e per il comunismo, la pacifica convivenza dei diversi gruppi etnici sarebbe stata possibile, come lo è stata per molto tempo sotto l’Austria.
    In un quadro di “democrazia occidentale” anche le linee di confine sarebbero state meno rilevanti, anzi molto spesso per uno Stato democratico volersi allargare troppo nei territori etnicamente misti è spesso più una grana ed un costo che altro – in conseguenza dei principi di tutela delle minoranze così come si sono sviluppati modernamente in occidente che spesso rendono le minoranze linguistiche persino per molti versi “privilegiate” rispetto al resto della popolazione.

  7. Marco ha detto:

    Fosse solo questo il problema di wikipedia. Il problema è che i redattori sono non solo, talvolta, di parte. Ma anche, più frequentemente, ignoranti.

    Come questa storia:
    http://roccodm.wordpress.com/2010/02/11/timisoara-la-falsa-strage-vive-ancora-su-wikipedia/

  8. Giordano Masini ha detto:

    @Marco Faraci. Il 25 aprile festegiamo la liberazione, l’indipendenza e il ritorno della democrazia. Il giorno della memoria ricordiamo, e ci imponiamo di non dimenticare, l’apice della barbarie raggiunta dall’uomo (a nostra memoria). Per la giornata del ricordo delle vittime delle foibe il discorso è un po’ diverso. Se dovessimo dedicare una giornata alla memoria di ogni carneficina di innocenti avvenuta nel periodo della seconda guerra mondiale, purtroppo il calendario sarebbe insufficiente. Credo che la giornata del ricordo delle foibe abbia un senso come “risarcimento”, o compensazione del colpevole oblio in cui quegli orrori sono stati relegati per mezzo secolo.

  9. Andrea B ha detto:

    @ Marco Faraci

    credo invece che la dimensione etnica sia fondamentale per capire il contesto delle vicissitudini della presenza italiana in Istria e Dalmazia (senza scordarsi della città di Fiume), ma anche del quadro balcanico in generale.

    L’ importanza della dimensione politica è altrettanto innegabile, ma le questioni etniche e politiche sono talmente intrecciate che escludere da una valutazione le contrapposizioni nazionali è impossibile.

    Prendo spunto del citato eccidio dei domobranci sloveni e degli ustascia croati da parte dei titini, avvenuto dopo la fine della guerra: domobranci ed ustascia erano certamente collaborazionisti dei tedeschi e dei fascisti italiani, ma al tempo stesso avevano chiare mire su Trieste, Istria e Dalmazia, a danno dei supposti “alleati” italiani.

    E che dire delle divisioni tra partigiani comunisti: più internazionalisti e mordibi su questioni territoriali gli italiani, assai più aggressivi i titini, anche loro, al pari dei nazionalisti slavi, a chiedere che il confine passasse da Grado e Palmanova.

    O delle complicatissime e mutevoli tregue ed alleanze dei cetnici serbi, fedeli alla monarchia e quindi anticomunisti ed anti titoisti, ma, al tempo stesso, in guerra partigiana contro i tedeschi ed i loro alleati: a volte combattevano contro tutti, a volte si alleavano ai titini contro i tedeschi, in altre occasioni negoziavano tregue con nazisti ed italiani per combattere meglio i titini nonchè gli odiati ustascia croati… azioni anti ustascia certamente non sgradite agli italiani, per via della questione della Dalmazia rivendicata dai croati, e qui il cerchio si chiude !

    Francamente poi non vedo il motivo per il quale ridurre tutto a contrapposizione politica possa contribuire a non far salire la tensione … considerare anche le questioni nazionali farebbe venire maggiormente il sangue alla testa delle persone ?

    Quanto al rischio che il fascismo possa venire considerato un presidio di italianità, personalmente ne dubito, perche questo non corrisponde ad un sentimento generale.
    Oltre a fare un torto a tutti gli italiani di quei territori che per motivo politici od altro subirono persecuzioni di ogni tipo dal regime fascista, bisogna ricordare come una discreta parte della popolazione, triestina in particolare, rimpiangesse l’amministrazione austriaca.
    Per finire cito una frase molto significativa sentita tempo fa: gli italiani di Istria e Dalmazia avevano aspettato per secoli l’ arrivo dell’ Italia … sfortunatamente quando arrivò, nel giro di pochi anni, si mise la camicia nera!

  10. gobettiano ha detto:

    L’intreccio di questioni e risentimenti etnici con questioni politiche, aggravate dalle vicende della guerra sono indiscutibilmente un mix inscindibile, Rimane il fatto che l’approccio politico razzista tipico del fascismo prima e del nazismo dopo, la guerra ed il razzismo tedesco legalizzato ed eretto a cemento della nazione tedesca sono stati il detonatore per l’eplosione di tensioni certamente presseistenti. Le foibe furono uno dei risultati inumani e tremendi di tutta la serie di eventi.
    Qui in Friuli, dove vivo, anche durante il periodo dell’oscuramento politico di quelle tragedie, nessuno aveva dimenticato. Acora adesso, si scoprono nuove foibe dove giacciono i resti finora ignoti di tanti disgraziati assassinati.

  11. sandro ha detto:

    Avete presente il film su Giovanni Palatucci, l’eroico vicequestore campano di Fiume che salvo’ la vita a centinaia se non migliaia di Ebrei durante la II G.M.? Bene.
    Nel dialogo tra il capo degli Autonomisti fiumani e il Palatucci (fine ’43), il giovane vicequestore chiede al suo interlocutore, per conto del quale portera’ in Svizzera un plico con le richieste degli Autonomisti agli Alleati, in che cosa esse consistano. La risposta lascia attonito il Palatucci: “Con il ritorno della pace, chiediamo che Fiume sia riconosciuta Stato Libero, ne’ italiano, ne’ jugoslavo”.
    Questa battuta si e’ potuta sentire solo alla prima proiezione (RAI) del film; in tutte le successive e’ stata tagliata.
    … Questa e’ la concezione che si ha della storia italiana, specie se riguardante i confini orientali: nascondere la verita’. Sempre. A prescindere.
    Vero, caro Andrea, che fascismo e comunismo (ma sarebbe meglio chiamarlo con il suo nome: panjugoslavismo camuffato da comunismo) hanno massimamente contribuito ad avvelenare i rapporti tra le due parti etniche, le quali in epoca austroungarica e u ngherese bene o male hanno convissuto per secoli, magari mandandosi a quel paese; ma…mandandosi. A parole e qualche scazzottata, anche perche’ – a Fiume molto di piu’ che non in Istria, la linea di confine etnica attraversava le famiglie, quasi tutte…
    Ma la cronologia non e’ un’opinione. L’azione e’ partita con il fascismo. E’ durata poco piu’ di ventanni… Ci vogliamo meravigliare se dopo due decenni di (mi scuso per l’eufemismo) maltrattamenti – con i vicini di casa e gli amici di infanzia e talvolta gli stessi parenti, zitti a guardare – la parte slava non ha pensato di vendicarsi a parola, ma violentemente?
    E’ un ragionamento giustificazionista, questo?
    ….
    Quanto al discorso sulle “pretese” degli ustascia sulla Dalmazia (intendo, durante la guerra), non per difendere i criminali di Pavelic, ci mancherebbe, ma non ve n’erano in quanto proprio il Pavelic aveva gia’ ceduto la Dalmazia all’Italia. Non solo, ma tutta la Croazia, affibbiando la corona di Re Tomislao Secondo, ad un Savoia-Aosta…

  12. Andrea B ha detto:

    Per Sandro:

    Aimone di Savoia-Aosta che non a caso si era ben guardato di andare a Zagabria a farsi incoronare … scusami ma, la realtà storica e la cronologia è quella: l’ Italia prese la Dalmazia al Regno di Jugoslavia e solo dopo nacque la Croazia di Pavelic e per quanto lo stesso Pavelic e gli ustascia siano stati ampiamente supportati da Mussolini, è pacifico che i nazionalisti croati considerassero la Dalmazia solo ed esclusivamente croata ed appena sopportassero la presenza italiana … non solo in Dalmazia, ma fino in Istria, fino al fiume Dragogna, tanto per intenderci.

    ……

    Stesso ragionamento per il resto del tuo intervento: la realtà storica e la cronologia non possono essere messe in discussione ed i fatti che citavo nel mio intervento sono indiscutibili.

    Altro che qualche scazzottata e “tutto solo in reazione al fascismo”… le mire slovene e croate fino dalla seconda metà dell’ 800, supportate da azioni aggressive e violente, con boicottaggio degli italiani ed anche morti, sono lì, basta volerle studiare, anche se questo rischia di incrinare il bel quadretto dell’ “Austria paese ordinato” , “come si stava bene prima della prima guerra” ed indipendentismo fiumano e triestino.

    Infine, in risposta alla tua domanda, a parte che come italiano che dal fascismo ha subito solo disastri e lutti mal sopporto che tentino di chiuderci la bocca citando sempre e soltanto il “ventennio” ( come se 20 anni pesassero più di secoli e secoli di presenza italiana), ti dico: si la tua posizione è giustificazionista.

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