Se la Gelmini razionalizza, i sindacati e la sinistra sbroccano

– Immaginate di percorrere una strada dritta, di avere tredici anni e di trovarvi, d’improvviso, ad un incrocio con non una, non due, non tre, bensì con trecentonovantasei strade alternative. Dovete decidere dove andare, la segnaletica è confusa, voi lo siete di più, vista anche l’età, e vi risulta difficile scorgere l’utilità, rispetto alla vostra destinazione, di una scelta o piuttosto di un’altra.

Potremo denominare questo caso come il “paradosso del liceale” e proporne l’insegnamento nei programmi di filosofia dei licei italiani, insieme a quelli simpatici di Zenone. E’ esattamente ciò che accade nella scuola italiana. O meglio, ciò che accadeva prima della riforma voluta dal Ministro Gelmini e approvata dal Consiglio dei Ministri della scorsa settimana con tre regolamenti: uno per i licei, uno per gli istituti tecnici, l’altro per i professionali.

Gli indirizzi dei licei passano dalle svariate centinaia di ieri a sei: classico, scientifico, linguistico, artistico, delle scienze umane e musicale coreutico. Stessa ratio per istituti tecnici e professionali. Per i tecnici, i dieci settori previgenti diventano due (economico e tecnologico), con undici indirizzi possibili a fronte dei 39 pre riforma; i professionali, invece, saranno organizzati intorno a due settori (servizi, industria e artigianato) e sei indirizzi (agricoltura, salute, enogastronomia e ospitalità alberghiera, servizi commerciali, produzioni artigianali e industriali, manutenzione e assistenza tecnica).

Ridotto, in generale anche il numero di ore curriculari settimanali, con l’articolazione degli studi intorno a due bienni e un quinto anno finale, un raccordo più stretto tra istituti tecnici e mondo delle imprese, un’accresciuta autonomia di indirizzo dei corsi di studio soprattutto per tecnici e professionali. Il ministro ha definito “epocale” la riforma, di cui ha voluto condividere i meriti con i suoi predecessori a viale Trastevere, Fioroni e Moratti, riconoscendo che “questa riforma è il frutto di un lavoro che si è svolto negli ultimi 10 anni con il ministro Moratti prima, con Fioroni dopo e adesso con la sottoscritta”. Più che una riforma, quello appena varato costituisce un opportuno e poderoso riordino del sistema d’istruzione secondaria italiano, perso nei mille rivoli della settorializzazione e nella polverizzazione dei programmi d’insegnamento in un numero sempre più elevato di ore di lezione.

Non è un caso, infatti, che la razionalizzazione piaccia agli industriali e provochi l’orticaria a sindacati e centro sinistra, da sempre padroni della scuola pubblica italiana, utilizzata, dai primi, come collocamento di un personale docente perennemente in esubero, dal secondo come bacino di voti e instrumentum regni, al punto da aver profondamente radicato nell’opinione pubblica italiana l’equazione sbagliata tra il bene pubblico (l’istruzione) e l’erogatore pubblico (la scuola pubblica), rendendola refrattaria alla libertà educativa, sospettosa dell’eterodossia didattica, avversaria della meritocrazia e socialmente invidiosa, visto che costringe le famiglie a pagare due volte un’eventuale opzione per la scuola privata (oltre alla retta queste famiglie versano le imposte per finanziare la scuola pubblica di cui non fruiscono).

Rispetto a questo stato di cose, quello della Gelmini è un ottimo lavoro, ma la riforma della scuola è un’altra storia, fatta di riconversione della spesa pubblica nella direzione dell’autonomia individuale delle scelte educative (leggi buono scuola), della competizione tra erogatori nonché della riscrittura del tessuto civile nazionale sull’alfabeto dell’integrazione.


6 Responses to “Se la Gelmini razionalizza, i sindacati e la sinistra sbroccano”

  1. Massimo Preitano ha detto:

    La vera meritocrazia potrà farsi strada solo con l’abolizione del valore legale del titolo di studio, che a sua volta potrà essere proponibile solo quando si opererà una drastica riduzione, se non l’abrogazione, degli ordini professionali. Senza questo presupposto qulsiasi riforma è solo fuffa. Nel merito: quale specificità ha un Liceo delle Scienze Umane rispetto al Classico? A cosa serve un Liceo Musicale Coreutico in una situazione in cui l’ignoranza musicale dilaga ogni giorno di più: di professionisti ce ne sono anche troppi e sono tutti a spasso; è l’utenza che latita. Sarebbe stato preferibile inserire un’ora di musica in tutte le scuole superiori e l’insegnamento di Storia della Musica al Classico. Al contrario si sta affossando anche l’ultimo baluardo di insegnamento musicale: le ore di Musica alle Medie.
    Questa sorta di strabismo miope mi sembra emblematico di tutto il provvedimento. Su una sola cosa concordo: il ‘merito’ di questa riforma è da condividere con tutti i predecessori. Signori: un applauso!!

  2. albatros ha detto:

    ovviamente non è questo che provoca l’orticaria ai sindacati. ed il parlarne provocherebbe l’orticaria solo a voi.

  3. Giorgio Branca ha detto:

    Chissà perchè quando sento parlare di “razionalizzazione” (tradurre con “tagli”, “licenziamenti”, “precariato”, “flessibilità” e “baronie”), vorrei mettere mano a quella pistola che non ho?
    In regime di pretesa “meritocrazia”… chi giudicherà i “meriti”, se non il Potere, o magari l’italianissima accolita di parassiti industriali, che non aspettano altro che l’università fornisca loro gratis una congrua schiera di scimmie ammaestrate per fare soltanto pochi gesti, poco pagati e senza crescere mai?
    Il Potere lo chiama “apprendistato”, “stage” o “formazione”.
    Ma sono solo “prese in giro”.

  4. giovannino ha detto:

    Leggo spesso Libertiamo perché lo ritengo un sito serio. Questo articolo mi pare invece una velina arrivata direttamente dal Ministero.
    Trecentonovantasei percorsi contro sei? Un ragazzo aveva davanti a sè trecentonovantasei scelte possibili? DAVVERO? Non facciamo ridere i polli. Le scelte erano e sono sempre rimaste quelle. Quel numerone comprende le mille varianti che una scuola democratica e autonoma aveva sperimentato. Ed infatti l’autore, che è persona intelligente, nelle ultime righe parla proprio di “autonomia individuale delle scelte educative”. Sarà mica diventato di sinistra alla fine dell’articolo? Autonomia nelle scelte educative fa milioni di indirizzi diversi. E noi non vogliamo che il povero ragazzo si perda tra questo mare magnum di scelte vero? Il desk di Libertiamo certi articoli non dovrebbe lasciarli passare.

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