Non le accuse di mafia, ma ‘questa’ antimafia è il problema di Berlusconi

Le rivelazioni di Massimo Ciancimino andranno ad aggiungere scheletri nell’armadio dell’antimafia, senza aggiungere verità né giustizia alla lotta alla mafia. Dopo il pentito della mafia terrorista, Spatuzza, il figlio del mafioso politico, Ciancimino junior, dice ciò che l’Italia si aspettava che dicesse: nella sostanza niente, un decotto pizzini materiali e di “pizzinerie” logiche, di messaggi politici e di invenzioni politologiche.

Il Ministro della Giustizia ha fatto bene ad insorgere contro l’equazione “Berlusconi=mafia”, che lo chiama in causa come siciliano, come dirigente del PdL e come Guardasigilli dell’esecutivo del presunto mafioso. Ma ha fatto male – ci permettiamo di dirlo – a contrapporre alle accuse di complicità con Cosa Nostra, mosse dal giovane Ciancimino, la militanza anti-mafiosa del Presidente del Consiglio, dell’esecutivo e della maggioranza. Nell’antimafia che serve da prova a discarico, purtroppo, c’è anche un’antimafia giudiziaria che somiglia come una goccia d’acqua a quella di cui il nuovo “dichiarante” anti-berlusconiano si è reso interprete e forse neppure protagonista.

Le accuse alla Ciancimino e il loro utilizzo non sono abnormi, ma appartengono, purtroppo, all’antimafia “normale”. Un qualunque cristiano, grazie alla testimonianza di tre “ciancimini” ben congegnati e sincronizzati, finisce diritto in galera. E ci finisce anche grazie alla logica militante ed emergenziale che il PdL ritiene di dovere necessariamente difendere, per meglio giustificare l’anti-mafiosità del Presidente del Consiglio.

Dalle dichiarazioni di Ciancimino il vero problema per il Governo non sono le accuse al premier, ma la realtà di una “giustizia” così, che non farà nulla a Berlusconi, ma continua a far male a molti, trasformando la lotta anti-mafia in qualcosa che ha più a che fare con la guerra che con la giustizia.

L’abbiamo già scritto: se nei processi per mafia più dichiarazioni o ­– peggio ­– chiamate di correo convergenti e univoche si riscontrano da sé, senza bisogno di ulteriori conferme e senza possibilità di smentita (a meno di non dimostrare, per altra via, l’inattendibilità dei dichiaranti), allora la giustizia anti-mafia non potrà mai essere giusta. Potrà anche “azzeccarci” e funzionare. Ma non sarà giusta. Anche se non riguarderà il Presidente del Consiglio, bensì mafiosi più verosimili.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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