Ma lasciamo che Eluana viva nel ricordo dei suoi cari
Forse sarebbe bene che la memoria di Eluana fosse lasciata vivere nel ricordo intimo di quanti l’hanno amata e accudita per tanti anni e a cui lei ora manca come a nessun altro: la sua mamma e il suo papà. Forse questo, però, non è (ancora) possibile.
Silvio Berlusconi ha espresso oggi il suo rammarico per non aver potuto evitare la morte di Eluana. Ma non era questo in gioco un anno fa! Il decreto, con cui l’esecutivo voleva impedire una decisione assunta nel rispetto della legge e della Costituzione, avrebbe stabilito il potere ultimo e assoluto dello Stato (del Governo) sulla vita delle persone.
La decisione della famiglia – quella di sospendere i trattamenti di alimentazione e idratazione forzata – ha certamente diviso l’opinione pubblica e spaccato il paese. Ma ben pochi dei contrari divennero “colpevolisti”, al punto di accusare il padre di avere “ammazzato” Eluana.  Era controverso, nell’opinione dei più, come sarebbe stato giusto che la famiglia decidesse. Ma non che toccasse ad essa, e non al Governo o al Parlamento, decidere. Questa diffidenza contro le eccessive pretese dello Stato nel dettare le scelte di cura dei cittadini continuano a essere confermate in tutte le rilevazioni demoscopiche e costituiscono un fattore di profonda e salutare unità culturale del paese.
Anche per questo, sarebbe un errore grave, a mio avviso, pensare di consumare ora, per via legislativa, una “rivincita” della politica su quei giudici, su quella mamma e su quel papà.
La vicenda di Eluana, con il suo carico drammatico di interrogativi, dovrebbe invece insegnarci, come ha scritto di recente il cattolico Vittorio Possenti, che «non tutti gli imperativi morali debbano essere tradotti in norme giuridiche vincolanti» e «lo Stato non può esigere un diritto assoluto di continuare ad esistere».
Non credo che il Pdl risponderebbe alla sua missione di libertà, di partito europeo dei liberali e dei moderati che si rivolge a tutti gli italiani, facendosi paladino di una visione “monoetica”, politicamente massimalista e giuridicamente fragile sul fine vita.
Del resto, a meno di due mesi dalla morte di Eluana, il presidente Berlusconi ebbe a dire di non ritenere che l’esecutivo dovesse farsi carico del “caso Englaro”. Poi le cose cambiarono e anche il premier venne trascinato in una lotta senza speranza e ragionevolezza, di cui purtroppo la legge sul fine vita attualmente in discussione alla Camera conserva tracce profonde e indelebili. Noi preferiamo ancorarci a quelle parole, che sono assai più sagge di quel che ne è seguito.

– di Benedetto Della Vedova, da Ffwebmagazine.it

Forse sarebbe bene che la memoria di Eluana fosse lasciata vivere nel ricordo intimo di quanti l’hanno amata e accudita per tanti anni e a cui lei ora manca come a nessun altro: la sua mamma e il suo papà. Forse questo, però, non è (ancora) possibile.

Silvio Berlusconi ha espresso oggi il suo rammarico per non aver potuto evitare la morte di Eluana. Ma non era questo in gioco un anno fa! Il decreto, con cui l’esecutivo voleva impedire una decisione assunta nel rispetto della legge e della Costituzione, avrebbe stabilito il potere ultimo e assoluto dello Stato (del Governo) sulla vita delle persone.

La decisione della famiglia – quella di sospendere i trattamenti di alimentazione e idratazione forzata – ha certamente diviso l’opinione pubblica e spaccato il paese. Ma ben pochi dei contrari divennero “colpevolisti”, al punto di accusare il padre di avere “ammazzato” Eluana.  Era controverso, nell’opinione dei più, come sarebbe stato giusto che la famiglia decidesse. Ma non che toccasse ad essa, e non al Governo o al Parlamento, decidere. Questa diffidenza contro le eccessive pretese dello Stato nel dettare le scelte di cura dei cittadini continuano a essere confermate in tutte le rilevazioni demoscopiche e costituiscono un fattore di profonda e salutare unità culturale del paese.

Anche per questo, sarebbe un errore grave, a mio avviso, pensare di consumare ora, per via legislativa, una “rivincita” della politica su quei giudici, su quella mamma e su quel papà.

La vicenda di Eluana, con il suo carico drammatico di interrogativi, dovrebbe invece insegnarci, come ha scritto di recente il cattolico Vittorio Possenti, che «non tutti gli imperativi morali debbano essere tradotti in norme giuridiche vincolanti» e «lo Stato non può esigere un diritto assoluto di continuare ad esistere».

Non credo che il Pdl risponderebbe alla sua missione di libertà, di partito europeo dei liberali e dei moderati che si rivolge a tutti gli italiani, facendosi paladino di una visione “monoetica”, politicamente massimalista e giuridicamente fragile sul fine vita.

Del resto, a meno di due mesi dalla morte di Eluana, il presidente Berlusconi ebbe a dire di non ritenere che l’esecutivo dovesse farsi carico del “caso Englaro”. Poi le cose cambiarono e anche il premier venne trascinato in una lotta senza speranza e ragionevolezza, di cui purtroppo la legge sul fine vita attualmente in discussione alla Camera conserva tracce profonde e indelebili. Noi preferiamo ancorarci a quelle parole, che sono assai più sagge di quel che ne è seguito.