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Anche i diritti degli animali sono un problema bioetico

– Lo scorso 18 dicembre il Consiglio Nazionale per la  Bioetica ha approvato un parere dedicato alle Metodologie alternative ai Comitati etici e all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”.
Partendo dalla pronuncia del CNB, si possono fare due ordini di considerazioni.
La prima è che finalmente si ricomincia a parlare del problema dell’utilizzo di animali nella ricerca.
La seconda è che sia il decreto legislativo n. 116 del 1992, che ha regolamentato la materia nel nostro Paese, sia la legge  n. 413 del 1993 sull’obiezione di coscienza sono rimasti in gran parte disattesi.
Veniamo al primo punto. Sono ormai quattro legislature che in Parlamento si tenta di approvare una legge innovativa sulla regolamentazione della sperimentazione animale senza addivenire a nulla di fatto, nemmeno quando gli stessi operatori del settore (ricercatori, industrie farmaceutiche e associazioni animaliste),  nel 2004 trovarono un accordo su un testo di riforma.  Lo stesso testo che all’inizio di questa legislatura è stato ripresentato dall’on. Benedetto della Vedova e che è depositato nella Commissione Affari Sociali della Camera.
Allora perché indugiare ancora, quando è lo stesso Parlamento Europeo che si sta adoperando per una revisione generale della disciplina? Qualche mese fa l’on. Paola Binetti e l’on. Alessandra Mussolini fecero osservare che la Commissione Affari Sociali della Camera avrebbe dovuto occuparsi di tematiche ben più importanti di quelle relative agli animali. In quel caso si trattava della legge sul randagismo, ma l’episodio non lascia molti margini di speranza per eventuali iniziative comunque concernenti il mondo animale.
Proprio per questo il parere del CNB in questo momento ha il pregio di aver  rispolverato nella memoria del legislatore la “questione etica” che sottende al problema dell’uso di animali nella ricerca.
Se da una parte si ribadisce che al momento non esistono modalità alternative per sostituire completamente l’utilizzo di animali specialmente nella ricerca di base, dall’altra il Consiglio Nazionale per la Bioetica esorta ad una maggiore attenzione sulle modalità di utilizzo degli animali che garantiscano il minimo dell’invasività nell’animale e una adeguata stabulazione all’interno dei laboratori di ricerca che rispettino le caratteristiche fisiologiche ed etologiche delle specie animali in questione.
E qui veniamo alla seconda considerazione. In Italia i metodi alternativi, secondo il  modello cosiddetto delle 3R,  elaborato dagli studiosi Russel e Burch nel 1959, che prevede procedure che non utilizzino animali (replacement), oppure che ne utilizzino in minor numero (reduction) o che comportino procedimenti meno invasivi per l’animale stesso (refinement), non trovano adeguata applicazione ed è lasciato sovente alla discrezione degli operatori. Ciò in quanto manca una normativa specifica al riguardo, perché i controlli che il Ministero della Salute dovrebbe effettuare periodicamente sono stati sino ad oggi scarsi e poco incisivi. Terzo punto:  è assente qualsiasi forma di trasparenza  in questo settore.
A livello europeo è pronta una nuova Direttiva che delinea nuovi parametri per l’utilizzo di animali utilizzati per fini scientifici che si fa carico di questi comuni problemi, fornendo delle linee guida che vertono sostanzialmente su quattro punti: anzitutto implementare lo sviluppo e la convalida di metodi alternativi all’uso di animali con un maggiore raccordo sui risultati scientifici tra i Paesi membri; l’istituzione di Comitati etici con la presenza di almeno un esperto in bioetica; prevedere un percorso formativo del personale scientifico ed ausiliare che a vario titolo si occupa degli animali da laboratorio; infine, dare  pienamente attuazione  alla legge sull’obiezione di coscienza, che, come sottolineato nel parere è entrata in qualche modo a far parte del tessuto etico che sta alla base dello sviluppo dell’identità personale e della promozione della coscienza sociale tutelati e previsti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione. Il Comitato Nazionale di Bioetica ha anche proceduto ad una ricognizione presso le 128 facoltà scientifiche degli Atenei italiani in merito allo sviluppo e all’implementazione delle procedure di trasparenza e garanzia previste dalla legge 413/93 sull’obiezione di coscienza. Tra i dati da segnalare vi sono senz’altro le 13 facoltà che non hanno dato attuazione all’obbligo di rendere nota la possibilità di avvalersi dell’obiezione, che solo in 10 facoltà sono registrati casi di obiezione di coscienza e che sono 26 le facoltà che hanno sviluppato metodologie di insegnamento e laboratorio alternative alla sperimentazione animale per chi si avvale del diritto di obiezione. Per il CNB l’obiezione di coscienza tutela un bene-valore soggettivo, ma “attribuisce un rilievo significativo anche al bene-valore oggettivo del benessere/vita animale. In tal senso(…) essa rappresenta un punto di svolta nel nostro ordinamento giuridico per il suo alto significato bioetico”

Il decreto legislativo n. 116 del 1992 che disciplina tutta la materia nel nostro Paese, ha recepito in ritardo la Direttiva europea del 1989 senza prevedere né più né meno di quanto previsto dalla Commissione per omologare la legislazione in tutti i Paesi membri, e senza avvertire l’esigenza di introdurre alcune specificità relative al nostro contesto territoriale. Parte del fallimento nell’attuazione di questa normativa è stato proprio l’aver lasciato troppi “spazi aperti” all’interpretazione del testo e troppi “spazi vuoti” che nel tempo non sono stati riempiti.
Il decreto del ’92 fu scritto in fretta e nel corso di questi anni il suo impianto normativo si è rivelato vulnerabile e inadeguato a recepire le innovazioni scientifiche intervenute. Sarebbe stata necessaria  una sua revisione rispetto a settori specifici che sono fuori dalla disciplina originaria, come i metodi alternativi, che hanno trovato sempre più spazio, o gli animali geneticamente modificati, che sono estranei a qualsiasi normazione. Colpa solo del legislatore distratto? Non solo, visto che ad esempio in materia di formazione era sufficiente un decreto ministeriale per mettere ordine in materia.
A questo punto se il Consiglio di Bioetica ha lanciato il sasso si dovrà aspettare per vedere se il Parlamento questa volta lo raccoglierà calendarizzando le proposte di legge depositate in Commissione e che aspettano di essere discusse da quasi due anni.
Si tratterebbe di una grande occasione per il nostro Paese per riuscire ad approvare una normativa innovativa anticipando la stessa disciplina europea.
Purtroppo però, mentre il Parlamento perfeziona la sua riflessione politica sul tema, milioni di animali ogni anno vengono sacrificati e subiscono passivamente le leggi dell’uomo in nome del suo sviluppo. Una normativa adeguata, se non altro, potrebbe conceder loro il diritto a vivere in condizioni di vita che leniscano in qualche modo le sofferenze a cui sono sottoposti.


Autore: Cristina Del Tutto

Romana, 35 anni. Collaboratrice parlamentare. E' stata responsabile progetti dell'Ufficio Biodiversità e Sviluppo Sostenibile di F.I. dal 2003 al 2006 e coordinatrice del Comitato nazionale per la revisione del dlgs 116/92 in materia di sperimentazione animale dal 2004 al 2006. Si occupa di diritti degli animali e tutela dell'ambiente.

5 Responses to “Anche i diritti degli animali sono un problema bioetico”

  1. Agostino ha detto:

    Credo che dovreste relegare un pò del vostro spazio alle vicende storiche che interessano Forza Italia e che ormai impazzano nelle aule di trubunale. La mia fede è garantista, ma se 1 più mille zeri, fa sempre uno, 1 + 1 + 1 + 1, fa sempre 4.
    Non vorrei che voi Riformatori Liberali (ed è già un tutto dire la vostra connivenza con Giovan(n)ardi che smaschera a pieno il vuoti di coerenza che v’appartiene), vi facciate complici di un contratto socil-economico con la mafia. Da Ciancemi a Spatuzza, passando per le ultime inchieste di Borsellino e le ultime dichiarazioni di Ciancimino, il grido è uno solo.
    Lo so che direte che ciò non c’azzecca (per usare un toninismo) con il post, ma invece di occuparvi di animali..potreste dare un’occhiatina alle persone che governano con voi.
    Con affetto

    Agostino Pagliaro

  2. eli ha detto:

    quanto siamo lontani dal rispetto verso gli animali quando di fronte ad un articolo come quello sopra, c’è chi non sa dire altro che ‘occupatevi di altro’: questo mi spinge a tristi riflessioni, su quanto egoismo e cattiveria alberghi nell’animale umano che si oppone ad azioni positive.
    Per atti a fin di bene c’è sempre posto.

  3. Giulia ha detto:

    Non bisognerebbe mai dimenticare che ogni giorno decine e decine di animali soffrono e muoiono nei laboratori dove si pratica la vivisezione…
    La nuova p.d.l. non è per nulla migliorativa, nonostante sia stata riproposta più volte e i ‘veri animalisti’, infatti, non sono d’accordo e hanno manifestato la loro contrarietà. Purtroppo, accanto a chi la ricerca la fa e a chi la finanzia, si sono messe anche alcune associazioni che pretendono di essere contro la vivisezione e dalla parte degli animali, mentre appoggiano consapevolemente una legittimazione della vivisezione come questa norma!!
    I tempi sono già più che maturi per abbandonare completamente la vivisezione, abolirla e non semplicemente ridurla o raffinarla… i metodi sostitutivi esistono, non fanno uso per nulla di animali, ma di tessuti e cellule umane.
    Più che di un astratto “benessere animale” come bene-valore oggettivo, si dovrebbe parlare di un concreto rispetto per l’animale in quanto soggetto detentore di diritti e nei cui confronti serve il rispetto, trattandosi di un essere vivente senziente.
    Gandhi ha affermato che la vivisezione è il crimine più nero dell’umanità – ABOLIAMO LA VIVISEZIONE!!

  4. Francarita ha detto:

    La “nuova” pdl non innova nulla se non l’aumento delle 3R che diventano 5R – vi è aggiunta la possibilità di Riutilizzo dei medesimi animali per poter dire che se ne diminuisce il numero e il Riaffido degli animali vivisezionati a talune associazioni che se ne devono prendere cura con i denari dei contribuenti.
    Gli animali continuano ad essere inutilmente seviziati….

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