Se l’immigrazione ‘a punti’ segna solo un altro punto per la Lega

Con il sistema dell’immigrazione a punti si potrebbe, in teoria, provare a correggere le rigidità burocratiche del sistema delle quote, che è necessario per ottenere la collaborazione dei paesi – a partire da quelli mediterranei –  attraverso cui si snodano le rotte dell’immigrazione clandestina in Italia, ma che non consente una selezione ottimale della forza lavoro straniera, né favorisce una programmazione degli ingressi, che tenga conto delle reali esigenze del sistema produttivo.

Un sistema a punti potrebbe anche segnare una svolta positiva delle politiche sull’immigrazione, in un senso socialmente meritocratico ed economicamente competitivo. Visto che però sull’immigrazione è la Lega a dettare il tono della musica, i “punti” rischiano di servire ad altro, per non dire al contrario. Non a misurare il “valore”  degli immigrati che cercano lavoro e fortuna in Italia, ma a schedare, un po’ scolasticamente, le competenze linguistiche e civili dei regolari “provvisoriamente” soggiornanti.

Le prove previste, se le indiscrezioni saranno confermate, non sono di per sé vessatorie. Prevedere che uno straniero parli l’italiano, non delinqua e conosca la Costituzione è sacrosanto. Però, se sono pensati come una sorta di secondo filtro, in aggiunta a quello delle “quote”, che nel 2009 sono state portate a zero, allora i “punti” diventano solo un punto, l’ennesimo, segnato sul tabellino della Lega.

Invocare l’immigrazione a punti non per costruire l’immigrazione del futuro, ma per sfoltire i ranghi di un’immigrazione giudicata, già nel presente, pletorica e invadente non migliorerà la qualità degli immigrati, ma peggiorerà la convivenza tra italiani e stranieri e convincerà i secondi che gli “esami” a cui sono sottoposti fanno parte di una partita truccata.

Non occorre una particolare sensibilità per capire che un conto è parlare di “immigrazione a punti” come ha fatto Gordon Brown, tendendosi stretto a fianco Virendra Sharma un deputato inglese nato in India e di religione induista, arrivato a 20 anni in Gran Bretagna; altra cosa è farlo con il programma dichiarato di “rimandare gli stranieri a casa loro, perché non c’è lavoro nemmeno per noi”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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