– Achille Campanile, nel 1931, scriveva:

Mio zio vorrebbe che m’alzassi presto la mattina, per godere lo spettacolo della natura. Benedetto uomo. Gli dico: “Guardalo tu e riferiscimi”. Ma non ci sente da questo orecchio e insiste. L’umanità si divide in due categorie: quelli che s’alzan tardi e quelli che s’alzan presto. I primi se ne stanno tranquilli e buoni. Gli altri, invece, sostengono a spada tratta la necessità per tutti d’alzarsi presto. Biasimano quelli che non lo fanno e cercano di crear proseliti e ingrossar la loro falange. Disgraziati. Potrebbero esser soli nelle prime ore e, profittando dell’assenza dei poltroni, spadroneggiar nel mondo. Invece no. Voglion che tutti, ai primi chicchirichì di quelle insopportabili bestie che sono i galli, balzino dal letto. Ma perchè? Chi li prega di prendersi tanta pena? Sosteniamo forse, noi che ci alziamo tardi, la necessità che tutti s’alzino tardi? C’è qualcuno di noi che ambisca d’avere imitatori e seguaci? Nemmen per sogno. Chi s’alza tardi si contenterebbe anche d’esser l’unico nel mondo a farlo. Purché lo lascino dormire, non cerca di imporre teorie. Al contrario, mio zio mi riempie la testa con le sue: “Devi mutar vita, Serenello, ti rovini ad alzarti a quest’ora. Lèvati la mattina presto. Fa’ una bella passeggiata”.
Coi figli ci ha rinunziato, quanto a me, vorrebbe assolutamente salvarmi dai pericoli e danni dell’alzarsi tardi. Ma perché se non voglio esser salvato? Pretendo io di salvarlo dai pericoli dell’alzarsi presto? E allora mi lasci dormire.

Essendo questo l’incipit di un romanzo dal titolo “In campagna è un’altra cosa”, il testo potrebbe essere con buone ragioni parafrasato per commentare le ultime vicende seguite alla sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione di alcune varietà di mais OGM. In particolare, le dichiarazioni del ministro dell’agricoltura Luca Zaia e l’iniziativa del deputato del PD Francesco Ferrante che ha proposto una moratoria sulla ricerca e sulla coltivazione di varietà geneticamente modificate.

Si potrebbe dire che il mondo (agricolo) si divide in due categorie: coloro che vogliono coltivare OGM e coloro che non vogliono. I primi se ne stanno tranquilli e buoni. Gli altri, invece, sostengono a spada tratta la necessità per tutti di non coltivare OGM. Biasimano coloro che vorrebbero farlo e cercano di crear proseliti e ingrossar la loro falange. Ma perché? Chi li prega di prendersi tanta pena? Sosteniamo forse, noi che vorremmo coltivare OGM, la necessità che lo facciano tutti? C’è qualcuno di noi che ambisca di avere imitatori o seguaci? Nemmen per sogno. Chi aspira a coltivare OGM si contenterebbe anche d’esser l’unico nel mondo a farlo. Purché lo lascino fare, non cerca di imporre teorie.

Zaia, con i suoi nuovi amici dei centri sociali e della Coldiretti, afferma che la maggioranza degli agricoltori italiani non vogliono coltivare OGM. Bene. Liberissimi di non farlo, ma non si venga a comandare a casa d’altri. Ferrante invece sostiene che gli italiani non hanno bisogno di prodotti geneticamente modificati. Benone. Lasci liberi gli agricoltori di produrli e i consumatori di sceglierli, e poi potrà cavarsi la soddisfazione di osservare le nostre aziende fallire e i prodotti OGM rimanere invenduti sugli scaffali dei supermercati. D’altronde, direbbe Campanile, pretendiamo noi di salvarlo dai pericoli che corre consumando prodotti imbottiti di fitofarmaci? E allora ci lasci dormire.