A un anno dalla morte di Eluana, disarmiamo la contesa

– Ad un anno dalla morte di Eluana Englaro, penso che occorra rendere merito ai suoi genitori di avere condotto, in sua vece, una battaglia aperta, con gli strumenti e in nome del diritto, senza sotterfugi e ipocrisie. A loro, a cui Eluana manca certo di più che a chiunque altro, va un pensiero affettuoso e riconoscente.

Il ricordo del suo caso drammatico dovrebbe consigliare di disarmare la contesa, di non coltivare quest’idea grottesca della rivincita di un “partito della vita” contro un fantomatico “partito della morte”, e di riconoscere che il fine vita di chiunque appartiene alla sfera più intima degli affetti personali e familiari.

Su questi temi, la legge migliore sarebbe quella più condivisa, che consentisse a ciascuno di riconoscersi e di non venire “giudicato” per come sceglie di affrontare o di rifiutare le cure. Le stesse divisioni che attraversano sempre più pesantemente il mondo cattolico, contro una legge che fa dello Stato un “monopolista etico”, consigliano di abbandonare il testo Calabrò e di andare verso una soft law, che riconsegni tutta la materia al rapporto tra medico e paziente, in base a quanto già previsto dal codice di deontologia medica.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

4 Responses to “A un anno dalla morte di Eluana, disarmiamo la contesa”

  1. andrea bertocchi ha detto:

    Ironia della sorte: guardate cosa viene pubblicato oggi su “il cannocchiale.net”, periodo on-line di area cattolica, in merito alla vicenda di Eluana Englaro.
    Vi riporto solo la chiosa finale di un lungo editoriale firmato da Gianfranco Amato:
    “Resta, comunque, una considerazione finale. Ad Enzo Jannacci sarebbe stato sufficiente un battito delle ciglia per fargli sentire vivo suo figlio. Al signor Englaro, probabilmente, non sarebbe bastato neppure il fatto che sua figlia avesse risposto “sì” alla domanda: «Tuo padre si chiama Beppino?».”
    C’è bisogno di commentare?

  2. Andrea de Liberato ha detto:

    “la legge migliore sarebbe quella più condivisa, che consentisse a ciascuno di riconoscersi e di non venire “giudicato” per come sceglie di affrontare o di rifiutare le cure”… e partono gli applausi.

  3. Andrea de Liberato ha detto:

    Noto con una punta di compiacimento il “pingback” al mio forum http://WWW.Politicainrete.Net... il thread richiamato qui è curato dallo storico nick rif-lib Carmine e da un nuovo arrivo, un nick il cui nome è tutto un programma: Libertando. :)

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