Il voto si conquista con le idee, non con la fede

– da Il Giornale del 5 febbraio 2010 –

Il bell’articolo di Giordano Bruno Guerri di mercoledì scorso ha aperto una discussione sul “voto cattolico” particolarmente salutare per il centrodestra, come testimonia la risposta di Eugenia Roccella, che vorrebbe affidare la vittoria di Renata Polverini nel Lazio all’idiosincrasia cattolica contro la radicale Emma Bonino.

Ammetto di trovare surreale il tentativo di imporre nell’Italia del 2010 uno scontro elettorale giocato sulla fede, anzi, di più, sull’ortodossia dottrinaria.
Ma al di là di questo, il fatto è che – comprensibilmente – i cattolici da tempo, se non da sempre, distribuiscono il loro voto su tutto lo spettro politico, grosso modo come gli altri elettori. Secondo l’indagine condotta dall’Ipsos per le Acli sulle ultime lezioni europee, ad esempio, i cattolici praticanti (circa un terzo dell’elettorato) hanno votato al 50,4% le forze centrodestra, contro un dato generale del 45,5%. Secondo le rilevazioni di Termometro Politico lo scarto sarebbe anche significativamente inferiore. Dovrebbe bastare questo a spostare, in Italia come nel resto dell’Europa cristiana, il centro della discussione politica su altri temi. Ma, come evidenzia la riflessione proposta da Eugenia Roccella, non basta.

L’equivoco sta nel pensare che la passione che anima la discussione bioetica segni il perimetro degli schieramenti politici. Il che, oltre a non essere giusto, non è neppure vero, visto che esistono milioni di elettori berlusconiani, cattolici e non cattolici, che non pensano che Eluana sia stata “uccisa” o che la diagnosi pre-impianto sia un’aberrazione eugenetica.

Il pensiero cattolico impregna la cultura della sussidiarietà e dell’auto-organizzazione sociale che è uno dei contenuti più solidi e moderni della proposta politica del Pdl. Ma non si può usare la dottrina morale della Chiesa come un prontuario legislativo, fingendo non di vedere che su ogni tema  sensibile le divisioni che attraversano la società dividono anche il mondo cattolico. Se Possenti, che non è certo un cattolico “del dissenso”, scrive, come ha fatto di recente su Paradoxa, “reputo importante che lo Stato non diventi un monopolista etico su questioni di fine vita che attengono alla sfera gelosa della propria vita” una qualche lampadina dovrebbe accendersi anche nella testa di chi vuole farsi banditore dell’ideale cattolico.

Ma davvero crediamo a milioni di credenti pronti a votare il PdL perché fa la faccia feroce contro le coppie di fatto etero e omosessuali e la loro famiglia “innaturale”? Alle elezioni regionali la famiglia si difenderà contro le coppie gay o facendo una proposta innovativa e intelligente sul welfare domiciliare per minori, anziani e disabili?

Io sono cresciuto alla scuola dell’anticlericalismo “religioso” di Pannella, ma come altri radicali ho avvertito e denunciato i limiti di un ideale anticlericale dal sapore ottocentesco. Anzi, proprio per questo, sono stato considerato un radicale atipico.  Altri hanno vissuto un anticlericalismo militante animato dalla convinzione che la Chiesa fosse un potere secolare, votato ad un progetto di dominio sui credenti e sui non credenti. Ora, divenuti paladini del cattolicesimo, sembra che abbiano semplicemente cambiato campo, ma non l’idea che avevano della Chiesa.

Renata Polverini, da cattolica qual è, non vincerà nel Lazio scommettendo su un referendum laici-cattolici, ma dimostrando di essere la leader giusta per un centrodestra innovativo e un governo europeo e pragmatico della Regione, che ospita il cuore della cattolicità, ma da tempo è aperta ad una felice convivenza tra culture diverse.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Il voto si conquista con le idee, non con la fede”

  1. Claudio Saragozza ha detto:

    Giusto,condivido e apprezzo come sempre l’analisi , l’intelligenza e l’atipicità di Benedetto. In due parole ha detto quello che i liberali controcorrente ,anche quelli come me,sostengono a proposito del naftalico anticlericalismo inteso come religione e di come si dovrebbe invece iniziare a vedere la politica,oltre la siepe,e volare alto al di sopra del politicamente corretto.

  2. DM ha detto:

    Ben detto!

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