Todo Modo, il PD e il cupio dissolvi della sinistra

– Chissà se un Leonardo Sciascia redivivo scriverebbe ancora «Todo modo» e ne ambienterebbe la storia all’interno della Dc come fece nei lontani anni ’70? I giovani d’oggi non conoscono quel libro, che tanto impressionò la mia generazione. Eppure si trattò di un libro quasi profetico che anticipava il delitto Moro e la fine della Prima Repubblica.

Ad un certo punto – questo era il succo della storia – gli ottimati del partito perennemente al potere (una metafora per indicare la Dc)  finiscono vittime di strani delitti. Si capisce subito che – afferrati da un tragico cupio dissolvi – cominciano ad ammazzarsi tra di loro, fino ad estinguersi. Allora era molto frequente nutrire per la Balena bianca un sentimento di odio-amore. Ci si stupiva di come gli italiani le avessero consentito di governare ponendosi al centro del sistema politico ed usando di volta in volta gli alleati che le facevano comodo (solo Craxi riuscì a rompere, negli anni in cui diresse  il governo, questo gioco).   In quegli stessi anni Sciascia pubblicò un altro libro figlio dei suoi tempi, «Il contesto», in cui veniva raccontato di una congiura che si svolgeva all’interno delle istituzioni (quelli erano anni in cui, a notti alterne, si dormiva fuori casa per timore di un golpe).

Tornando però al clima fosco e torbido di «Todo modo», mi sono convinto che oggi il virus del declino inesorabile sia scoppiato nel Pd. Sarà forse per la contaminazione degli ultimi ex democristiani oppure sarà a causa del venir meno del cemento armato dell’ortodossia comunista, fatto sta che il Partito democratico non perde occasione per segnare una sfilza di autogol, uno dopo l’altro.

Ormai è un partito eterodiretto. Tralasciamo pure il caso dei candidati alle elezioni regionali (che dire di Emma Bonino, Nichy Vendola, Agazio Foriero) e soffermiamoci soltanto sugli aspetti della cultura politica del Pd. Il partito ricorda molto la fase del declino dell’impero romano, quando i barbari  compivano le loro scorribande al di là dei confini senza incontrare una resistenza adeguata.

Sul piano generale stuoli di dirigenti e di militanti provano a prendere le distanze dal pensiero ufficiale cattocomunista (il Pd è la sommatoria delle due componenti antisocialiste della Prima Repubblica, il Pci e la sinistra Dc) sposando una cultura laicista quasi di maniera e sostanzialmente elitaria. In tema di giustizia il partito democratico è condizionato prima ancora che dall’IdV, da una base forcaiola molto sensibile alla linea di condotta dell’ex magistrato protagonista di «Mani Pulite».

Per quanto riguarda la politica economica, al dunque è sempre la Cgil a dare la linea, anche se i vari tink tank si sforzano di mettere in campo scenari di riforma. Ma quello che più sconcerta è la guerra per bande che si è aperta nel partito.  Non se ne vedono i motivi. Da che cosa nasce l’ormai storico conflitto tra Veltroni e  D’Alema?  Certo le differenze si notano, soprattutto per quanto riguarda la politica delle alleanze. Ma non sono tali da ipotizzare uno scontro congressuale importante, come è stato e come sarà quando verrà il momento di trovare, a Bologna, un candidato sindaco almeno dignitoso, dopo i gravi errori compiuti nell’ultimo decennio.

Ormai il delegare le scelte delle persone ad elezioni primarie, non è solo una scelta discutibile sul piano organizzativo, ma anche pericolosa – il caso Delbono lo dimostra – su quello politico. Intanto continuano le defezioni dal Pd. Come se si volesse abbandonare la nave in cui è scoppiata un’epidemia di febbre gialla.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

2 Responses to “Todo Modo, il PD e il cupio dissolvi della sinistra”

  1. Marianna Mascioletti ha detto:

    Trovo certamente molto interessante e stimolante l’analisi della situazione del PD fatta in quest’articolo, tuttavia mi trovo a dover contraddire il prof. Cazzola in un punto: pur avendo io ventisei anni, conosco, apprezzo ed amo “Todo Modo” e “Il Contesto” come pure il resto dell’opera di Leonardo Sciascia, e nel gruppo dei miei amici, più o meno della mia età, non sono certo l’unica. :-)

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