Meglio lo Zaia del panino McItaly che quello anti-ogm

– In meno di due anni, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ha saputo costruirsi un interessante profilo padan-protezionista condito da venature conservatrici (il richiamo ai “valori identitari” dei nostri prodotti, le visite in fattoria con gli scarponi infangati) e da trovate spettacolari, come l’acquisto statale delle forme di parmigiano e grana da regalare ai poveri (mossa che aveva il malcelato obiettivo di sostenere il prezzo del formaggio) o i venticinque yak tibetani portati a ripulire il sottobosco delle Dolomiti. Mosse inconsuete capaci di bucare lo schermo e la pagine dei giornali meglio di quanto avrebbe potuto fare chiunque altro, che hanno consentito all’esponente leghista di apparire agli occhi dell’opinione pubblica come difensore della tipicità dei prodotti italiani e strenuo avversario dei “nemici” della buona tavola: gli ogm, le multinazionali, il cibo importato.
In più, a differenza del suo predecessore Pecoraro Scanio, Zaia è libero dalla camicia di forza dell’ambientalismo più ideologizzato. E la tal cosa gli ha permesso di spiccare un volo pindarico che gli ha permesso di tirar fuori dal suo cilindro uno spettacolare ircocervo: l’alleanza della “tipicità” italica con la più multinazionale delle multinazionali, quella che produce il più fast dei food, McDonald’s. In termini di comunicazione politica, il panino McItaly è una mossa eccelsa. Con indosso la mantellina da precario dipendente McDonald’s, Zaia si è lasciato fotografare nella preparazione di un hamburger completamente made in Italy. Per la compagnia americana, un’ottima trovata pubblicitaria, un testimonial gratis, una ripulitura d’immagine. Per le casse del settore agroalimentare italiano, una piccola opportunità di business in più (Zaia parla di 3 milioni e mezzo di euro di fatturato mensile). Per il ministro una vera e propria predicazione in partibus infidelium: Zaia cerca di rendere cool gli ingredienti del panino – la crema di carciofo ed il formaggio Asiago – agli occhi delle centinaia di migliaia di ragazzini italiani ed europei che quotidianamente consumano panini con la grande M.

A differenza de The Guardian, che con il critico gastronomico Matthew Fort ha aspramente criticato il ministro, reo di aver commesso un vero “tradimento nazionale”, a noi l’operazione McItaly non disturba affatto. Anzi, vorremmo che Zaia (e chi lo sostituirà se, come pare, tra qualche mese l’attuale ministro volerà verso il Lido di Venezia a fare il governatore) si convincesse del fatto che le multinazionali non sono il demonio, né se si chiamano McDonald’s né se si chiamano Monsanto. E vorremmo che l’approccio pragmatico usato per il McItaly sia esteso agli altri grandi dossier che vedono il ministro miope e pecorariamente ideologico.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Meglio lo Zaia del panino McItaly che quello anti-ogm”

  1. Vittorio ha detto:

    Dubito che McDonald comprasse la carne all’estero, il vantaggio per i produttori italiani lo ritengo nullo. Una buffonata inutile, ma occorre considerare che siamo in campagna elettorale.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Meglio lo Zaia del panino McItaly che quello anti-ogm – In meno di due anni, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ha saputo costruirsi un interessante profilo padan-protezionista condito da venature conservatrici (il richiamo ai “valori identitari” dei nostri prodotti, le visite in fattoria con blog: Libertiamo.it | leggi l'articolo […]

  2. […] Meglio lo Zaia del panino McItaly che quello anti-ogm – In meno di due anni, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ha saputo costruirsi un interessante profilo padan-protezionista condito da venature conservatrici (il richiamo ai “valori identitari” dei nostri prodotti, le visite in fattoria con gli scarponi infangati) e da trovate spettacolari, come l’acquisto statale delle forme di parmigiano blog: Libertiamo.it | leggi l'articolo […]