– E’ una questione di rilevanza assoluta, ma sui quotidiani italiani se ne parla appena. A voler essere enfatici, si tratta del caso Englaro dell’agricoltura italiana. Sulla base della normativa comunitaria, una sentenza del Consiglio di Stato accoglie il ricorso dell’agricoltore Silvano Dalla Libera (vicepresidente di Futuragra) e riconosce la libertà degli agricoltori di coltivare una certa varietà di mais ogm (accettata dall’Ue, che la inserisce nel cosiddetto “catalogo comune”), obbligando il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali a rilasciare entro 90 giorni l’autorizzazione alla coltivazione, anche in assenza dei cosiddetti “piani di coesistenza” regionali, finora ritenuti una conditio sine qua non dal Ministero, ma che secondo le direttive europee sono strumenti solo facoltativi.
Al giudice amministrativo replica il ministro leghista Zaia, che annuncia fuoco e fiamme contro la sentenza, ergendosi a paladino del “valore identitario” (sono parole sue) delle produzioni agricole italiane ed evocando il ricorso dell’Italia alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” in sede europea.
Appena ieri, poi, il Pd presenta un emendamento-moratoria con il quale si chiede di sospendere ogni tipo di attività legata agli organismi geneticamente modificati, sia sul fronte della ricerca che su quello della coltivazione.

Facciamo qualche riflessione. Nelle parole di Zaia – secondo cui il giudice amministrativo sconfesserebbe con la sua decisione la “volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e delle Regioni italiane” – si coglie la consueta deriva populista di chi contrappone legge e opinione maggioritaria, quasi teorizzando la prevalenza assoluta di quest’ultima sulla prima. Per rafforzare il suo no preconcetto alle coltivazioni ogm il ministro indica “quegli agricoltori, ancora una volta la stragrande maggioranza, che non vogliono ogm nei loro campi, consapevoli, innanzitutto, che è il valore identitario delle loro produzioni ad essere messo a repentaglio, la fertilità del loro futuro”. Insomma, il principio della dittatura della maggioranza troverebbe applicazione anche nello specifico settore dell’agricoltura, dove il buon Zaia vorrebbe che le opinioni e gli interessi di alcuni limitassero la libertà d’iniziativa economica degli altri.

Più che ministro della Repubblica, in questa vicenda Zaia si comporta come delegato della Coldiretti presso il governo italiano, scegliendo esplicitamente di tutelare gli interessi di un’organizzazione molto più politicizzata che rappresentativa. Seguendo le indicazioni dei più dotti manuali di propaganda sovietica, l’esponente leghista evoca le perfide multinazionali: sarebbero loro le beneficiarie del colpo di mano giudiziario. Non dice il ministro che ci sono circa 400 piccole e medie aziende agricole che aspettano da anni l’autorizzazione alla coltivazione del mais e che alcune migliaia di agricoltori che attendevano l’apertura al mais ogm per rilanciare un settore in difficoltà economica ormai cronica. Ancora più grave è il silenzio del ministro sugli aspetti sanitari della vicenda: da tempo il mondo scientifico, con in testa il professor Umberto Veronesi, denuncia la presenza di muffe cancerogene nella maggior parte del mais “tradizionale” coltivato in Italia. La varietà ogm in discussione risolverebbe il problema. Non sarebbe opportuno che il ministro dell’Agricoltura, anziché dichiarare guerra alle multinazionali con l’introduzione di fantomatici “marchi etici”, affrontasse la questione in modo pragmatico?

Il miglior alleato del ministro in questa battaglia ideologica è il centrosinistra. Con un emendamento al cosiddetto decreto Milleproroghe, il senatore del Pd Francesco Ferrante ha proposto una moratoria sulla coltivazione e finanche sulla ricerca in materia di ogm fino all’approvazione da parte delle Regioni dei piani di coesistenza, invitando Zaia e la Lega Nord a sostenere l’iniziativa. “L’Italia – Ferrante appare più sicuro di quanto lo possa mai essere un esperto agronomo – non ha bisogno di ogm”. Quella sinistra così attenta ai richiami dell’Unione Europea propone ora di violare apertamente la normativa comunitaria, pur di non lasciare a Zaia lo scettro di difensore dell’Ogm-free. Quella sinistra che fa un gran parlare di tutela dei consumatori adesso chiude le porte allo sviluppo di un settore che consentirebbe un alleggerimento della “bolletta alimentare” per le famiglie italiane, in primis quelle a basso reddito. Quella sinistra che si squarcia la gola in nome dell’ambiente ora preferisce conservare lo status quo dell’agricoltura italiana – l’uso sempre più massiccio di pesticidi ed insetticidi – anziché promuovere l’innovazione biotecnologica.

Ora la palla passa al Governo ed al PdL, a cui spetta il compito di evitare l’accanimento ideologico di Zaia e della sinistra. La sentenza del Consiglio di Stato – che ha autorizzato la coltivazione nel nostro paese di una varietà di mais ogm accettata dall’Unione Europea e già coltivata in Spagna, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca e Romania – ha aperto le porte ad una possibilità in più per l’agricoltura italiana: coltivare ogm non sarà un obbligo per nessuno, né tantomeno sarà un obbligo consumare prodotti geneticamente modificati, ma il divieto per i nostri agricoltori di sperimentare e utilizzare le tecniche agricole più produttive rischia di penalizzare pesantemente la nostra agricoltura negli anni a venire.