Irregolari a tempo determinato. Le molte facce della clandestinità

– A volte mi capita di poggiare lo sguardo su un campione di germanio che conservo nel mio ufficio e non riesco a capacitarmi di come quell’informe metalloide grigio sia in realtà costituito da cristalli di diamante.  Così devono apparire gli immigrati clandestini o irregolari, una massa informe di persone “schiacciate” da un’unica definizione: clandestini, irregolari, o più edulcoratamente “san-papiers”.

Essi devono dapprima emergere dalla “blenda” dell’illegalità – nella quale sono accomunate persone per bene a veri e propri delinquenti incalliti, stupratori, spacciatori, criminali, ecc. ecc. – per poi apparire come l’informe “germanio”. Solo leggendo le storie personali di ciascuno, si potranno scoprire le tante “sfaccettature” e le tante diverse vicende che, come cristalli di diamante, si nascondono dietro le ordinarie vite di una colf, di un operaio, di un artigiano che, per i motivi più disparati, si ritrovano nella temporanea posizione di clandestini o di irregolari (“overstaying”, cioè soggiornanti oltre il tempo consentito).

Eppure è evidente, leggendo i quotidiani o navigando in internet, lo “sdoppiamento” della rappresentazione degli immigrati non regolari. Da una parte vengono rappresentati solo come un problema  di ordine pubblico o sicurezza pubblica: sono criminali, fondamentalisti, devianti, non integrabili…  Dall’altra parte, negli stessi quotidiani, sugli stessi siti internet, appaiono articoli, servizi, pubblicità, indifferenziatamente rivolte a tutto l’universo degli stranieri in Italia, regolari o meno:  sull’economia etnica, sulle abitudini alimentari, sui modelli di consumo, sui rapporti sentimentali tra italiani e stranieri clandestini per la legge, ma evidentemente non per il cuore…

Chi più chi meno, in pratica tutti gli stati non riescono a far confluire gli ingressi degli stranieri nei canali dell'”immigrazione da domanda”, e sono costretti a contenere  le conseguenze negative di una sempre più consistente “immigrazione da offerta”. Immigrazione nella quale si intrufolano certamente criminali della peggior specie, “caporali”, terroristi ed altri personaggi poco raccomandabili, ma anche persone per bene, una ricchezza  per la nazione, che gli stati non vogliono perdere, indipendentemente dalle obiezioni di principio e dal rifiuto ufficiale per l’ “immigrazione da offerta”.

Le strade percorse dagli stati sono le più varie: ampliamento delle possibilità di ingresso regolare, investimenti diretti nei paesi da dove provengono i maggiori flussi immigratori irregolari, una dichiarata “tolleranza zero”, tradotta in più controlli, in più respingimenti, in più sanzioni, in più gravi pene detentive…. Tuttavia la presenza di una più o meno massiccia quota  di stranieri in posizione irregolare non si può evitare neppure nei regimi più efficienti o autoritari. E allora si ricorre allo strumento normalizzatore delle sanatorie e delle regolarizzazioni periodiche o continue.

In Italia vige ormai dal 1987 (prima si attuavano sanatorie “ad personam”, direttamente da parte delle questure) un sistema misto di sanatorie o regolarizzazioni periodiche e continue. Si intende per “sanatoria” un’ampia messa in regola di tutte le persone presenti in maniera irregolare sul territorio a partire da un determinata data, indipendentemente dalla circostanza che siano occupate o meno. La “regolarizzazione” invece dovrebbe riguardare solo le persone occupate, sia pure in maniera non regolare. In realtà spesso i termini sono usati indistintamente. A queste devono essere aggiunte anche le regolarizzazioni “mascherate”, come è avvenuto con gli ultimi “decreti-flussi”, di cui si sa con certezza che la gran parte di coloro che sono stati assunti “all’estero” erano in realtà da tempo residenti e occupati in Italia – con grave danno per le persone effettivamente dimoranti all’estero. Infine ci sono le regolarizzazioni “segrete”.

Le sanatorie/regolarizzazioni “continue” o “permanenti” sono in parte affidate ai giudici ed in parte alle questure ed al Ministro dell’Interno. Ricorrendo al giudice la persona temporaneamente clandestina o irregolare si oppone ad un decreto di espulsione e chiede che la sua posizione diventi regolare in Italia, con un apposito permesso di soggiorno .

Tale procedimento di emersione/sanatoria si rivela spesso un vero e proprio “terno al lotto”,  per via di giudici “buonisti”, che accolgono tutte le argomentazioni del clandestino per salvarlo dall’espulsione, anche le più manifestamente infondate e cervellotiche, e per via di giudici “cattivisti”, che confermano l’ordine di espulsione senza neppure ascoltare con attenzione argomentazioni non pretestuose. Sarebbe opportuna una maggiore specializzazione dei giudici, che non dovrebbero occuparsi del ricorso di un clandestino tra un abigeato ed un furto con destrezza.

Competono ai funzionari locali delle questure o direttamente al Ministero dell’Interno  le sanatorie/regolarizzazioni cosiddette ex. art 18 (Permesso di soggiorno per protezione sociale, art. 18 del Testo  Unico Immigrazione). Ricorrendo a tale articolo il Ministro Maroni ha recentemente “graziato” alcuni immigrati clandestini africani vittime di violenze a Rosarno.

Sempre di competenza delle questure è la possibilità di convertire  dichiarazioni di presenza  temporanee in Italia in permessi di soggiorno di lunga scadenza, quando vi siano i presupposti di legge, come, ad esempio la presenza in Italia in posizione regolare del coniuge (articolo 30 del d. lvo. 286/98).

Poi vi è la sanatoria  per “meriti eccezionali”, ad esempio per il clandestino che, pur conoscendo i rischi che correva nell’esporsi pubblicamente, non si è “girato dall’altra parte”  ed  ha salvato un ragazzo che stava affogando o una ragazza da uno stupro , ecc. ecc.. Vi  sono poi le sanatorie e le regolarizzazione periodiche, come quella in corso per le colf e badanti. Infine vi sono le regolarizzazioni periodiche “riservate/segrete”, quelle che  per definizione dovrebbero restare sconosciute al pubblico.

Parecchi anni fa mi sono imbattuto in una di queste periodiche sanatorie segrete, perché in quel caso è stata fatta una vera e propria “porcheria”.
Con l’entrata in vigore di una nuova normativa sull’immigrazione, per compiacere una potenza alleata,  è stata  sanata la posizione di un gruppo di loro cittadini in Italia. Si trattava di extracomunitari  residenti da decenni regolarmente in Italia ed  improvvisamente diventati  “irregolari” a causa dell’entrata in vigore della nuova normativa. Il problema fu però che le istituzioni politiche dimenticarono di includere nella sanatoria altri loro concittadini e colleghi , svolgenti le medesime funzioni, nello stesso luogo, ma alle dipendenze di un diverso datore di lavoro.

Da tutto questo quadro, cosa emerge? Che i confini tra la regolarità e l’irregolarità sono, a differenza di ciò che si dice, mobili e permeabili. Regolari e irregolari non appartengono a due categorie diverse di umanità e neppure di immigrazione. La gran parte degli irregolari sono overstayers, cioè ex regolari entrati in clandestinità, e la gran parte degli irregolari trova, nel corso del tempo, dopo anni di apprendistato illegale, un canale per essere regolarizzato. Allora il problema che occorrerebbe affrontare razionalmente è quello della gestione di questo sistema inevitabilmente flessibile, che se viene troppo irrigidito diventa più inefficiente e non più efficiente, più insicuro e non più sicuro.

Per tutto questo occorrerebbe un maggior coordinamento tra il potere legislativo, esecutivo e la magistratura. Senza scambi di accuse reciproche di “boicottaggio della legge Bossi-Fini” e “boicottaggio dei principi costituzionali” . Elevando inoltre  la professionalità dei pubblici funzionari che hanno la responsabilità di gestire le procedure di immigrazione legale e le regolarizzazioni, sottraendo questo delicatissimo compito a prefetti “generalisti” ed affidandolo invece a personale dedicato a tale specifica funzione. Concludendo sulle persone  temporaneamente  “irregolari” o “clandestine”, è importante non fermarsi alle apparenze: anche il germanio è un diamante!


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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