Categorized | Economia e mercato

Disoccupazione. Una politica di sviluppo contro interventi tampone

– Si sta aggravando il problema della disoccupazione. E continuerà per tutto il 2010, e se non verrà deliberata una politica per lo sviluppo potrebbe esserci anche un declino ulteriore.  Ma non illudiamoci che possa essere risolto con interventi tampone.

Il mondo e le tecnologie sono in grande e continua evoluzione con una progressiva accelerazione ed i Governi sono strutturalmente troppo lenti e incompetenti per risolvere il problema.

E non ci si illuda che saranno l’industria, l’agricoltura o i servizi reali oggi conosciuti e strutturati a offrire posti di lavoro in più.

Questi settori economici devono diventare sempre più competitivi e quindi più produttivi. Il benessere si è sviluppato proprio grazie a minori posti di lavoro, utili a produrre di più e meglio.

Anche dallo Stato non ci si può attendere nuova occupazione: esso deve diventare competitivo, dato che il maggiore benessere si gioca da tempo fra sistemi ed una azienda produttiva e vincente non può svilupparsi in una nazione inefficiente. Anche lo Stato dovrà quindi alleggerirsi, contribuendo all’incremento della disoccupazione, pena la perdita di posti di lavoro in tutti i settori produttivi.

Prospettive fosche, dunque? No, se lo il Governo prenderà le giuste decisioni.

E’ utile ricordare che “finché ci sono necessità o desideri c’è lavoro” . Lapalissiano, no?  Ed allora la soluzione è semplice: basta eliminare tutti gli ostacoli a chi –con una propria attività autonoma o creando mini o grandi imprese – individua come meglio soddisfare le necessità e i desideri del mercato.

Credo che queste tre soluzioni, che a mio parere non hanno controindicazioni ingestibili, possano mettere in moto un meccanismo virtuoso.

Anzitutto, nessuna burocrazia per l’avvio di un nuovo lavoro. Basta una iscrizione alla Camera di commercio ed immediatamente si può esercitare l’attività. Nessun notaio o autorizzazione. Sarà la Camera di Commercio a segnalare alla rete burocratica quanto previsto dalle leggi, ed i singoli organismi provvederanno a successive verifiche, fornendo le istruzioni per adeguarsi, con limiti di tempo che l’impresa può dedicare a  tali incombenze, tali da non ostacolare lo sviluppo del lavoro e della occupazione.

Ancora, nessun pagamento di imposte sul reddito reinvestito per i primi 3 anni. Se l’impresa avrà prodotto reddito, la tassazione viene rimandata al momento delle plusvalenze in caso di liquidazione o vendita.

Infine, finanziamento (soldi messi a disposizione, non regalati, da rendere quando ci saranno utili ) a tasso zero per il capitale necessario al pagamento degli stipendi  “smig “ e al 50 per cento degli investimenti in macchine ed impianti, sempre per i primi 3 anni. Ciò per sviluppare una nuova occupazione ed un nuovo reddito.

Vediamo un esempio. Molti di noi vogliono una casa migliore. Il nuovo imprenditore si offre per ristrutturazioni, con pagamento di piccolissime rate per pagare solo i materiali di consumo. Infatti non ha la necessità di ricevere pagamenti   rapidi, in quanto la manodopera gliela paga lo Stato.  Inizio così a generare benessere per i clienti e reddito per chi non lo aveva. A questo punto inizia il circolo virtuoso che reddito crea reddito, addirittura arrivando a rimborsare lo Stato attraverso il pagamento delle imposte.

Ma per avere una nazione vincente, occorre anche che il Governo mantenga, sviluppi e non lasci distruggere quanto oggi di buono facciamo, con gli interventi  strutturali necessari a rendere competitivo il Paese. Interventi necessari anche per permettere alle nuove imprese di essere vincenti.

Blocchi stradali, occupazioni sui tetti delle aziende e scioperi non creeranno mai sviluppo e posti di lavoro. Anche in una nazione vincente , l’evoluzione dell’occupazione con ovvie chiusure di aziende non competitive ci sarà sempre.

Certamente la loro chiusura non deve trasformarsi in drammi personali. Normali ammortizzatori sociali, incentivanti a non vivere di ciò, una nazione civile deve poterseli permettere.


Autore: Adriano Teso

Adriano Teso (Bergamo, 1945), imprenditore, presidente di IVM (una tra i principali produttori mondiali di vernici per legno e di ricerca applicata nel settore), già sottosegretario al lavoro ed alla previdenza sociale nel primo Governo Berlusconi. Fin da giovane ha ricoperto importanti cariche in Confindustria, Federchimica, Assolombarda, dirigendone anche il Centro Studi, e, successivamente, nel Consiglio direttivo della Camera di commercio Italo-Cinese. Liberale appassionato, è stato tra i fondatori dell'Istituto Bruno Leoni e del centro di Studi Liberali. Ha collaborato alla fondazione di Libertiamo, è associato della Fondazione Fare Futuro ed è stato Delegato Nazionale per la fondazione del PDL. Partecipa ad attività benefiche anche attraverso il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

2 Responses to “Disoccupazione. Una politica di sviluppo contro interventi tampone”

  1. Alberto Taramelli ha detto:

    Vedo che anche GS sul suo interessante blog, va nella stessa direzione di Teso. Certamente la creazione di posti di lavoro veramente produttivi è il primo problema nazionale. La proposta che lo Stato finanzi lo stipendio di nuove imprese avrebbe il vantaggio di avere benefici per il conto economico del bilancio pubblico. Infatti da un punto di vista finanziario, poco nulla cambierebbe per le casse pubbliche : invece di pagare ammortizzatori sociali e casse integrazioni, paga degli stipendi per produrre nuova ricchezza. Da un punto di vista di costi, questi soldi sono solo finanziamenti, che prima o poi vengono restituiti, andando nelle spese dello Stato solo la parte che non verrà restituita da chi avrà fallito il lancio della nuova impresa. Io estenderei questa iniziativa non solo a chi fa nuove imprese, ma anche a chi incrementa posti di lavoro in imprese già esistenti. E per evitare trucchi di finte nuove imprese, questi finanziamenti dovrebbero essere calcolati sul saldo dei dipendenti facenti capo allo stesso azionista.

Trackbacks/Pingbacks