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Fiat, dal contribuente al consumatore

– A Claudio Scajola non si può proprio nascondere nulla. Il ministro dello Sviluppo economico del governo Berlusconi si è infatti improvvisamente accorto di una situazione di distorsione della concorrenza nel settore auto: “E’ evidente che gli incentivi sono una droga e che quindi, a lungo, destabilizzano il mercato“. E’ per questo, ha spiegato il ministro, che il governo intende concedere per il 2010 “incentivi di minore entità e per un periodo più breve, in modo che si arrivi ad esaurire il percorso degli incentivi insieme ad un rinnovamento del parco-auto del Paese“.

Certo, sarebbe facile adesso malignare, facendo notare che Scajola si è accorto della distorsione del mercato soltanto ora che Fiat ha annunciato di voler effettuare due settimane di cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Una mossa, quella del Lingotto, che è palesemente una forma di ricatto, come ha osservato tra gli altri Raffaele Bonanni della Cisl. Ma anche, purtroppo, una scelta che l’azienda può fare nella sua libertà. Ha un bel dire, Sacconi, che la decisione di portare 30mila persone in Cig è unilaterale, e che questa soluzione mette a rischio il dialogo: la Fiat ha il coltello dalla parte del manico, e non da oggi: da quando, con tutti i governi, di destra come di sinistra, ha comandato e scelto cosa fare e con chi. Il fatto che oggi, in barba alla Cassa, l’azienda abbia deciso di distribuire un dividendo ai suoi azionisti è perfettamente in linea con lo stile Agnelli. E nessuno cambierà linea, anche in presenza di un ricatto così palese.

Intanto c’è da fare un plauso alla Giovane Italia, l’organizzazione junior del Popolo della Libertà: oggi 28 gennaio, in oltre 30 città italiane verrà lanciata la «provocatoria campagna embargo popolare per boicottare i prodotti Fiat» a seguito dell’annunciata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e delle due settimane di cassa integrazione in tutti gli stabilimenti. Ad unirsi alla protesta delle città siciliane, come Termini , Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Messina, anche Milano, L’Aquila, Perugia, Vicenza, Alessandria, Novara, ed altre.  I militanti della Giovane Italia, scrive l’Adn Kronos, inviteranno i cittadini a boicottare attivamente l’azienda guidata da Marchionne non acquistando più automobili, camion, trattori e mezzi industriali di produzione. “L’embargo popolare – dichiara il movimento giovanile Pdl in una nota – deve essere allargato anche ai prodotti riconducibili al gruppo Fiat nel campo dei editoria, banche e finanza, dismettere eventuali titoli azionari o partecipazioni a fondi che possano identificarsi con la Fiat, ritirare i loro risparmi e chiudere i rapporti con gli istituti bancari che hanno Fiat fra gli azionisti“. Non tanto per l’iniziativa in sé, destinata molto probabilmente a fallire, ma perché almeno in questo modo si sensibilizzerà una parte dell’opinione pubblica sull’atteggiamento di Torino, che da cento anni ormai si permette atteggiamenti da padrona con i soldi altrui. E non solo in campo automobilistico.

Da parte nostra, ci permettiamo soltanto di ribadire che è necessario un nuovo slogan per il marchio Fiat, questa nuova enorme “cooperativa di produzione” alla cui nascita i cittadini di almeno tre paesi, volenti o nolenti, dovranno contribuire obbligatoriamente: “Dal contribuente al consumatore“. Sembrano essere consapevoli in Germania, visto che lo dicevano apertamente sui giornali all’epoca di Opel. Se ne sono accorti anche in Usa, visto che cominciano a strillarlo anche al Congresso. E’ strano: di solito nelle barzellette rispetto ad americani e tedeschi ci facciamo sempre un figurone, eppure non sembriamo invece averne ancor preso consapevolezza proprio noi italiani. Ma anche questo, alla fin fine, è soltanto un dettaglio.


Autore: Alessandro D'Amato

Nato a Roma nel 1976, è giornalista professionista e collabora con Liberal e con l'Adn Kronos; è direttore responsabile di www.giornalettismo.com.

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