I diritti individuali sono il fondamento del capitalismo

– A proposito dei delicati dibattiti sul diritto alla vita, Libertiamo recupera, per gentile concessione della casa editrice Liberilibri, un brano de La virtù dell’egoismo di Ayn Rand, che in maniera illuminante propone delle forti argomentazioni in grado di ribaltare la visione corrente del rapporto tra etica, società, individuo.

«Se si auspica una società libera, ossia il capitalismo, occorre comprendere che il suo fondamento indispensabile è rappresentato dai diritti individuali. Se viceversa si vogliono difendere i diritti individuali, occorre comprendere come il capitalismo sia l’unico sistema che possa sostenerli e proteggerli. […]
Quello di “diritti” è un concetto morale, è il concetto che permette di realizzare la transizione logica tra i principi che guidano le azioni di un individuo e i principi che regolano la sua relazione con gli altri, è il concetto che conserva e protegge la moralità individuale in un contesto sociale, è il collegamento tra il codice morale di un uomo e il codice giuridico di una società, ossia tra l’etica e la politica. I diritti individuali rappresentano il mezzo per subordinare la società alla legge morale.
Qualsiasi sistema politico si fonda su un codice etico. L’etica dominante nella storia umana è sempre stata una variante della dottrina altruista-collettivista che subordina l’individuo a un’autorità superiore – autorità che può essere mistica o sociale. Di conseguenza, la maggioranza dei sistemi politici non è che una variante della stessa tirannia statalista, diversa nella forma, ma basata sullo stesso principio fondamentale e limitata esclusivamente dagli accidenti della tradizione, del caos, delle lotte intestine o di crolli periodici. […]
Tutti questi sistemi politici rappresentano espressioni dell’etica altruista-colletivista; la caratteristica che li accomuna è il fatto che la società si erge al di sopra della legge morale, come un onnipotente, sovrano adoratore dell’arbitrio. Pertanto, dal punto di vista politico tutti questi sistemi sono varianti di una società amorale.
Il prodotto più profondamente rivoluzionario degli Stati Uniti d’America è  stato la subordinazione della società alla legge morale.
Il principio dei diritti umani rappresentava l’estensione della moralità nel sistema sociale, come limitazione del potere dello Stato, come protezione dell’uomo contro la forza bruta della collettività, come subordinazione della forza al diritto. Gli Stati Uniti furono la prima società morale della storia.
Tutti i sistemi precedenti avevano considerato l’uomo alla stregua di un mezzo sacrificabile ai fini altrui e la società come un fine di per se stessa. Gli Stati Uniti consideravano l’uomo come un fine in sé e la società come un mezzo che permettesse la coesistenza pacifica, ordinata e volontaria degli individui. Tutti i sistemi che li avevano preceduti sostenevano che la vita dell’uomo appartiene alla società, che la società può disporne a piacimento e che la libertà di cui egli gode gli appartiene solo in virtù del favore, ossia del permesso, della società, che può revocarlo in qualsiasi momento. Gli Stati Uniti sostenevano che la vita di un uomo gli appartiene per diritto (che significa per principio morale e per natura), che un diritto è altresì la proprietà di un individuo, che la società come tale non gode di alcun diritto e che l’unico scopo morale di un governo è la protezione dei diritti individuali.
Un “diritto” è un principio morale che definisce e sanziona la libertà d’azione dell’uomo in un contesto sociale. Esiste un solo diritto fondamentale (tutti gli altri ne sono i corollari o le conseguenze), ossia il diritto di un uomo alla propria vita. La vita è un processo attivo capace di autosostenersi e di autogenerarsi. Il diritto alla vita significa il diritto di intraprendere azioni capaci di generarsi e sostenersi autonomamente. Ciò significa quindi la libertà di intraprendere qualsiasi azione richiesta dalla natura di un essere razionale per il sostegno, la prosecuzione, la realizzazione e il godimento della propria vita (questo è in sintesi il significato del diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità).
Il concetto di “diritto” attiene esclusivamente all’azione; più esattamente, alla libertà di agire. Esso comporta la libertà dalla costrizione fisica, dalla coercizione e dall’interferenza degli altri.
Pertanto, per ciascun individuo, un diritto è la sanzione morale di un concetto positivo, ossia della sua libertà di agire sulla base del proprio giudizio, per raggiungere i propri scopi, tramite le proprie scelte volontarie e senza coercizione. Tale diritto non impone alcun obbligo ai suoi simili, se non di genere negativo, ossia di astenersi dal violare i suoi diritti. […]
Ricordate che il diritto di proprietà è un diritto all’azione, come tutti gli altri: non è il diritto a un oggetto, bensì all’azione o alle conseguenze di produrre o guadagnare tale oggetto. […]»

Ayn Rand, The virtue of Selfishness, trad. it. di Nicola Iannello: La virtù dell’egoismo, Liberilibri, Macerata, 1999, pp. 99-102.


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

4 Responses to “I diritti individuali sono il fondamento del capitalismo”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    splendido contributo!
    il capitalismo è il moderno umanesimo :)

  2. Luca Cesana scrive:

    il libro l’ho acquistato anche se non ancora letto: il titolo valeva il prezzo:)))

  3. Alessio Borsotti scrive:

    « Solo l’individuo pensa. Solo l’individuo ragiona. Solo l’individuo agisce. » (Ludwig von Mises)

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