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Hong Kong: deputati si dimettono per provocare un referendum di fatto sulla democrazia

– Cinque deputati di opposizione del Parlamento di Hong Kong si sono dimessi stamane per chiedere riforme democratiche e trasformare le elezioni suppletive per i seggi che abbandonano in una sorta di referendum de facto sul sistema politico dell’ex colonia britannica, tornata alla Cina nel 1997.
La forte influenza di Pechino sulla commissione che nomina metà del parlamento di Hong Kong (solo l’altra metà è eletta direttamente dal popolo) ed il primo ministro mette seriamente in discussione la tenuta della democrazia della città autonoma. Dal 2017 – secondo le promesse di Pechino – l’elezione del capo dell’esecutivo di Hong Kong dovrebbe avvenire a suffragio diretto, così come l’intero parlamento dal 2020. Ma sono sempre più forti le paure di chi non crede che il governo cinese rispetterà la parola data, tanto che il primo gennaio scorso migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere elezioni pienamente democratiche fin dal 2012.

Offriamo al popolo l’opportunità di pronunciarsi per una vera democrazia”, ha dichiarato detto la deputata Audrey Eu, presidente del Partico Civico e portavoce del gruppo dei cinque dimissionari: “ci accusano di voler provocare una sommossa, ma tutto quello che facciamo è lottare per la democrazia”.
All’annuncio delle dimissioni, il governo di Pechino aveva reagito con inusitata asprezza, definendo l’iniziativa politica una violazione della Costituzione di Hong Kong.
Secondo alcuni analisti, la Cina proverà a boicottare il voto suppletivo, magari facendo pressione sui principali partiti dell’ex-colonia  perché rinuncino a presentare i propri candidati.


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