Brunetta, la frattura generazionale c’è: ora dì qualcosa di concreto

– Con la sua proposta dei cinquecento euro al mese ai giovani che lasciano la casa paterna, Renato Brunetta ha sollevato un vespaio. Il ministro è uno straordinario “creatore di dibattito”, capace di lanciare suggestioni che molto attraggono l’opinione pubblica e con le quali Brunetta riesce a penetrare nelle discussioni da bar e a lasciare nelle menti degli italiani dei messaggi precisi, netti, semplici.

Da qui alla formulazione di proposte dettagliate – con tanto di costi, copertura finanziaria e tempi – ce ne passa. Brunetta, che non è uno sprovveduto, sa che gran parte delle sue proposte sono oggi incompatibili con la linea politica del Governo e con la linea finanziaria di Tremonti: preferisce perciò condurre una partita politica sul solo fronte delle idee, più che su quello delle policy. Fa bene, fa male? Dipende dall’obiettivo della sua strategia, il consenso personale o la fattibilità delle misure che avanza.

Ma veniamo alla questione dell’assegno per i giovani, da finanziare con l’aumento delle pensioni di anzianità. C’è del vero e del buono nel ragionamento di Brunetta: il welfare italiano paga troppe pensioni (circa il 60 per cento della spesa sociale, la media europea è al 45) e destina poche risorse ai giovani; le spese per l’infanzia e la maternità, così come il sostegno al reddito ed alla qualificazione professionale dei disoccupati (molti dei quali sono giovani: circa un milione su un milione e mezzo ha meno di 34 anni), sono a livelli decisamente bassi. I bamboccioni lo sono spesso per necessità, costretti a restare nella bambagia per l’assenza di opportunità, per un mercato del lavoro – autonomo e dipendente – ingessato, per un modello di formazione scolastica ed universitaria che non svolge più il suo sacrosanto compito di ascensore sociale, per un sistema di ammortizzatori sociali selettivo e discrezionale. Chi può negare l’esistenza di una frattura generazionale sempre più profonda?

Certo, da qui a sostenere la proposta di Brunetta ce ne passa. Farebbe bene il ministro a specificare – se lo crede – che i cinquecento euro dovrebbero essere il sostegno ad un comportamento attivo dei giovani, ad esempio la disponibilità a frequentare un’università o un corso di formazione professionale in un’altra città (una borsa di studio), e che le risorse andrebbero comunque concentrate nelle mani dei più meritevoli e bisognosi. Guai infatti a pensare ad un “diritto” al mantenimento statale in luogo del mantenimento di mamma e papà.

Se vuol davvero contribuire a spezzare il velo dell’ipocrisia in favore del nuovo “proletariato generazionale” (per dirla con le parole di Pierluigi Battista su Style, mensile del Corsera), il ministro Brunetta sfidi la maggioranza ed il Governo di cui fa parte, depuri la sua proposta dal dato più “culturale” e la trasformi in un qualcosa di più concreto. Ad esempio, presenti in Consiglio dei Ministri un disegno di legge che alzi subito di un anno l’età di pensionamento di anzianità e con quelle risorse finanzi un robusto sistema di borse di studio da assegnare sulla base di una severa selezione sul merito. Chi si opporrebbe e con quali argomenti?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Brunetta, la frattura generazionale c’è: ora dì qualcosa di concreto”

  1. Romano ha detto:

    Alzare l’età pensionabile anche per tutti anche per chi ha già lavorato 40 anni + relative ‘finestre’? O per chi? I giovani fannno master, seguono corsi di specializzazione ed altro ancora ma la disoccupazione (non solamente in Italia, badate bene!)aumenta.Quindi quale sarebbe la proposta che risolverebbe il problema dei giovani?.Ma cerchiamo ogni tanto di essere seri e fare ragionamenti seri e ben valutati!Certo il problema è grave e difficile da risolvere e prorprio per questo ha bisogno di valutazioni serie e ponderate.Temo che ognuno oggi si senta in diritto di entrare nella gara di chi ‘la spara più grossa’
    Ministro Brunetta in testa.Purtroppo con i discorsi inutili non si costruisce proprio nulla di buono ed i problemi putroppo rimangono o peggio si aggravano!.

  2. Renzo ha detto:

    Romano ha ragione. L’età per la pensione di anzianità è già aumentata di un anno il 1° luglio 2009 e un altro anno aumenterà alla fine di questo. Credo che parlino senza conoscere le normative recenti. Qua ci sono individui che non sanno cosa vuol dire lavorare 40 anni in fabbrica per 8 ore al giorno. Vogliono 500 euro che coloro che definiscono privilegiati, non hanno mai sognato di chiedere ne alla stato e nemmeno ai loro genitori.

  3. Renzo ha detto:

    Il solito fannullone. La solita barzelletta dei privilegi degli italiani rispetto ai colleghi europei: siamo infatti invasi da tedeschi, belgi, francesi ecc. che vengono in Italia a rubarci il posto di lavoro per godere di questi salari più alti, di questi orari più bassi, ma soprattutto per andare in pensione prima.
    Ma vai a lavorare veramente in una fabbrica (tu che continui a scrivere qual’è invece di qual è) e non fare la morale a me, che ho lavorato per quasi 40 anni e sto rischiando la cassa integrazione.

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  1. […] di un sussidio di disoccupazione di 500 Euro per i giovani proposta da Brunetta. Falasca vorrebbe dare il sussidio solo ai giovani più meritevoli, sulla base di considerazioni da …. Ingenuamente Falasca immagina che ci sarebbero poche opposizioni alla sua idea, ma viene […]