Ok il nucleare a costo zero, ma il ritorno all’atomo sia anche a ‘dirigismo zero’

– Il sottosegretario all’energia Stefano Saglia garantisce che il nucleare sarà a costo zero, perché a finanziarlo provvederanno interamente le imprese. Questa è senz’altro un’utile rassicurazione per tutti i contribuenti. D’altronde gli italiani si aspettano dal nucleare bollette più leggere, non più tasse. Se i vantaggi in termini di minori emissioni inquinanti non sono in discussione, l’accettazione dell’opzione nucleare passa anche per il beneficio materiale di una produzione di energia economicamente più efficiente.

Non era un punto assodato, qualche tempo fa. Durante l’iter di discussione della legge delega alcuni parlamentari della Lega Nord avevano presentato un emendamento, in un primo tempo approvato, poi espunto per il provvido intervento del governo, con cui si sarebbe promossa la costituzione di consorzi nucleari con il supporto di capitali pubblici.

Se l’intervento diretto del governo nell’economia con iniezioni di fondi pubblici è la forma più invasiva per il mercato e dolorosa per il contribuente, non vanno trascurati i danni che possono recare altre forme di interventismo statale, volte a limitare o veicolare in altro modo il comportamento dei privati. Tocca purtroppo constatare che qualche macchia di dirigismo è rinvenibile  ancora nello schema di decreto legislativo, presentato dal governo alle commissioni parlamentari.

Il primo punto riguarda la pianificazione del settore. Il governo ha nei mesi scorsi saggiamente messo da parte l’idea di fissare in maniera quasi-autoritativa il numero di siti nucleari (e con esso il volume dell’offerta di energia da fonte nucleare) nelle prime fasi del processo di riapertura della politica nucleare. Spetta al mercato decidere se e quanto converrà investire sul nucleare, per soddisfare la domanda energetica dei prossimi decenni.

Tuttavia c’è qualche incertezza sulla valenza da attribuire alla strategia nucleare del governo, documento programmatico da adottarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, che occupa una posizione centrale nella conduzione della politica energetica dell’esecutivo. A destare per perplessità è sopratutto il fatto che si subordini a tale atto di indirizzo politico il lavoro tecnico di definizione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare gli impianti, condotto dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e la trasmissione di piani di investimento degli operatori privati.

Il timore è che la strategia si converta in uno strumento per orientare dall’alto le scelte imprenditoriali, ad esempio fissando per altra via il numero di impianti nucleari da realizzare in Italia. Piuttosto, sarà il caso di fare della strategia nucleare tutt’altro, ovvero un’occasione per consultare gli operatori sulle prospettive di sviluppo del settore e per comprendere e prevedere gli obiettivi conseguibili sotto i profili ambientali ed economici.

Un’altra forma di dirigismo può ravvedersi nel monopolio pubblico garantito alla Sogin, società a capitale interamente pubblico, in tema di decommissioning. Il testo attuale è palesemente contraddittorio: in un primo tempo, ai fini autorizzativi, richiede agli operatori di documentare le capacità tecniche e organizzative per provvedere allo smantellamento degli impianti, salvo poi affidare in via esclusiva alla Sogin lo svolgimento della medesima attività.

Inoltre, non sono chiare le modalità di contribuzione al fondo di decommissioning da parte degli esercenti (soprattutto con riguardo al quantum). Ancor più preoccupa il fatto che non si fissino paletti alla facoltà, per Sogin, di determinare i costi effettivamente sostenuti e da porre a carico delle imprese. Non esattamente una misura di incentivazione all’efficiente svolgimento delle delicate attività di smantellamento degli impianti.

Anche alla luce di quanto dispone la normativa comunitaria, sarebbe auspicabile un ripensamento della norma, al fine di imputare la totale responsabilità in materia di decommissioning agli stessi esercenti e fare del relativo fondo, previsto dalla legge delega, uno strumento a tutela della sicurezza dei siti, che operi in caso di default dell’operatore.

Le commissioni ambiente e attività produttive della Camera si sono date come termine per la formulazione del parere sul decreto la prima settimana di febbraio. Ancora pochi giorni, quindi, per rassicurare i cittadini del fatto che il nucleare non solo sarà a costo zero per i contribuenti, ma anche che non significherà un ritorno all’economia pianificata, né consisterà in un’occasione per costituire nuovi monopoli.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

10 Responses to “Ok il nucleare a costo zero, ma il ritorno all’atomo sia anche a ‘dirigismo zero’”

  1. nicola scrive:

    ma se tornassimo a parlare solo di rinnovabili accantonando l’illusione nucleare? faccio presente che per la TAV Torino-Lione, infrastruttura molto meno impattante di una centrale nucleare, i comitati sono scesi nuovamente in piazza appoggiati all’unanimità da tutti i sindaci dei comuni coinvolti(51). Quindi,evitiamo la guerra civile. Dopo no-tav il nuovo motto sarà no-atomo

  2. Luca Cesana scrive:

    il testo mi pare eccellente;
    l’obiezione di nicola assolutamente condivisibile: ma, mi chiedo, per quanto ancora dovremo accettare il diritto di veto dei vari no Tav, no rigassificatori, no tutto?
    forse è ora che basta, o no?

  3. Pierfrancesco B. scrive:

    Quando le rinnovabili saranno in grado di funzionare anche di notte o senza vento con dei rendimenti che ci consentiranno di non coprire una regione di pannelli solari o di pale eoliche per generare una potenza paragonabile a quella di una centrale nucleare, forse saremo in grado di accantonare “l’illusione nucleare”.
    Per ora di illusi ci sono stati solo gli italiani che con il referendum dell’87 si sono energeticamente castrati pur circondati dalle centrali di mezza Europa comprandone a caro prezzo l’energia senza aver inventato il passaporto per bloccare ai confini i presunti rischi.
    Quanto al chinare la testa per evitare presunte “guerre civili” spero che smetteremo ai professionisti del Nimby di dettare la politica (energetica, dei trasporti, di difesa, etc.) nazionale.

  4. Riccardo scrive:

    Le 4 righe di Nicola rappresentano efficacemente un bellissimo esempio di DEMAGOGIA, anzi direi che sono quasi “didattiche” in tal senso. Ma a me, essendo ingegnere, piace parlare con i numeri: calcoltarice alla mano, supponiamo di accettare l’installazione sul territorio italiano di sole 3 nuove centrali nucleari (di quanto incrementiamo il rischio? Direi di poco, considerando il numero di centrali nucleari che, come noto, sono installate ai nostri confini), ciascuna con 4 gruppi EPR da 1.600 MW ciascuno, per un totale di 3 x (4 x 1.600) = 19.200 MW di nuova potenza installata AFFIDABILE E A ZERO EMISSIONI DI CO2…
    Quanto territorio occupiamo? Voglio tenermi largo, e considerare che ciascuna delle 3 nuove centrali nucleari occupi lo stesso spazio della più grande centrale termoelettrica ad oggi installata in Italia (Montalto di Castro, 315 ettari:

    http://www.enel.it/attivita/novita_eventi/archivio/magnetismi/luoghi/),
    per un totale di 315 * 3 = 945 ettari.

    Quanto eolico e quanto solare occorrerebbero per raggiungere la potenza di 19.200 MW? Presto detto:

    1) Eolico

    Le moderne MAXI pale eoliche sono in grado di erogare, al massimo, fino a 5 MW di potenza elettrica. 19.200 / 5 = 3.840 MAXI pale eoliche da distribuire tra le regioni del Sud Italia, cioè dove c’è vento sfruttabile (le Regioni le accetterebbero? E l’impatto paesaggistico? E le collisioni dell’avifauna sulle pale? Gli ambientalisti estremi (e ce ne sono diversi) oppongono queste problematiche….).

    2) Solare

    Qualche giorno fa ho partecipato ad un Convegno presso la Camera dei Deputati, nel corso del quale si è affermato che per raggiungere 9.500 MW di solare installato occorrerebbero circa 19.000 ettari di terreno libero per installare i pannelli al Silicio, ovvero 19.000 / 945 = circa 20 volte lo spazio totale richiesto dalle 3 nuove centrali nucleari (e con le 3 nuove centrali nucleari avremo 19.200 / 9.500 = circa il DOPPIO della potenza).

    Senza contare, poi, che le rinnovabili sono notoriamente caratterizzate dall’essere fonti di energia ALEATORIE, E, QUINDI, NON PROGRAMMABILI….

    Questi sono i NUMERI, le chiacchiere contano poco.

    Se poi, caro Nicola, ti piace credere alle favole, continua pure a pensare che con le rinnovabili risolveremo i problemi di approvvigionamento energetico e delle bollette troppo care…..

    In conclusione, SI’ al nucleare e SI’ alle rinnovabili, potendo queste ultime rappresentare solo un valido SUPPORTO (e non l’alternativa) al nucleare….

  5. nicola scrive:

    Una serie di numeri riportati che però non vanno al cuore del problema.Non ho ben capito l’utilità di riportare una serie di numeri volti a dimostrare gli ettari che saranno occupati. in tanti mesi di discussione sul nucleare avete mai sentito parlare di ettari occupati come problema principale?. A me sembra di no. I problemi sono ben altri. (siti,soldi pubblici, smaltimento etc)

  6. Ai commenti precedenti mi permetto di aggiungere alcune chiose. Come già scrissi in altro commentare, quel che è criticabile non è la scelta del ritorno al nucleare – l’unica razionale per un quadro energivoro come quello italiano – quanto la scelta della scorciatoia rappresentata da tecnologie nucleari mature ed in fase di superamento tecnico le quali beneficiano solo chi le vende e la irrisoria quantità di centrali programmate per la realizzazione. Le quasi sessanta centrali francesi non esauriscono in pieno la domanda interna (anche perché una non modesta quota parte del prodotto viene esportata a casa nostra) e la Francia ha una situazione di richiesta energetica simile alla nostra.
    Per altro la sostanziale rinuncia all’Ignitor di F.Coppi (anche se a singhiozzo viene ancora coltivato) ed il privilegiare l’Iter fa allungare la prospettiva di un nucleare da fusione a causa degli enormi costi di quest’ultima macchina (specie per le tecnologie di governo del fascio di neutri) ed a causa della complessità del dialogo fra tutti gli attori internazionali dell’impresa Iter.
    Quanto al panorama di quelle tecnologie che definiamo “rinnovabili” pur sapendo che in natura (secondo principio della termodinamica) di rinnovabile nulla v’è, esse sono ancora in una fase sperimentale, oltre che onirica per chi scambia i sogni per la realtà.
    Il solare fotovoltaico ha bisogno di molti e molti progressi nel campo della scienza dei materiali che diano una unità di superficie almeno in grado di aumentare il rendimento dal 6/7% reale al 30/35% se non oltre perché possa essere considerabile come alternativa non di sistema ma di punto.
    Il solare termodinamico mostra maggiore vivezza nel panorama della ricerca applicata competitiva sia per opera di Rubbia che per altre interessanti applicazioni a scala competitiva che sono in essere in Italia.
    Quanto all’eolico, o dovremmo meglio dire all’utilizzo dei flussi sia in aria che in acqua, sia liberi che confinati, sia in quest’ultimo caso, per utilizzo di liquido naturale o eutettici o miscele di woods ed altro, l’unica via per portare a rendimenti accettabili, anzi in alcuni casi estremamente interessanti, è quella della attualizzazione degli studi e delle applicazioni di Flettner e Todeschini.
    Il nostro paese non può che essere poi marginalmente interessato a fenomeni maremotori di sufficiente dimensione e per la captazione e l’utilizzo dell’energia solare oltre lo spazio vicino e la sua successiva veicolazione a terra, siamo ancora ai modelli teorici. E mi taccio di altro, per non allungare il pistolotto oltre ogni tollerabile misura.
    Comunque sia, tutto ciò richiede enorme potenza d’ingegno- che non manca certo – e di investimento che, invece, manca drammaticamente.
    Certo,preoccupa, l’atteggiamento apparentemente ondivagante del governo fra una visione totalmente liberista ed una dirigista che traspare in ogni dove e non solo nello specifico. E preoccupa ancora la prepotenza ideologica e politica di piccole frange urlanti e presupponenti che tanto danno hanno fatto al nostro povero Paese e, temo, tanto ancora ne faranno.
    Finché però non si giungerà ad una applicazione generalizzata e coerentemente strutturata del principio di sussidiarietà il quale, nel campo delle grandi opere, è vitale, continueremo ad avere urlatori in libertà ed energia assai cara. Oltre al resto.

  7. Dario scrive:

    Non sono un esperto in materia. Non sono contrario al nucleare, cerco di capirne i costi e i vantaggi.
    Innanzitutto penso che sostenere il nucleare soltanto perchè anche gli Stati con noi confinanti hanno fatto altrettanto mi sembra una tesi poco convincente. Se i miei vicini decidono di suicidarsi aprendo il gas, non per questo mi suicido anche io al grido di “tanto il gas passa anche sotto la mia porta e colpisce anche me”.
    Quanto ai dati forniti da Riccardo, i numeri sono assolutamente condivisibili, il problema è quello che “non dice”.
    1) Non parla del problema delle scorie. Si dice meno emissioni, ma le scorie dove le metto? Qualcuno di noi, in piena onestà, accetterebbe di “accogliere” quel simpatico materiale a 10 km da casa propria? Gli incentivi o le compensazioni previste basterebbero a ripagare il territorio?
    2)tra leggi, autorizzazioni, proteste e costruzione degli impianti (senza contare possibili cambi di governo nei prossimi decenni che blocherebbero l’iniziativa), per vedere la prima centrale occorrerebbero almeno 20 anni. A quel punto l’impianto che noi stiamo pensando adesso sarà già più che obsoleto. Neppure possiamo immagnare la tecnologia che sarà disponibile tra 20 anni.
    3) la cosa più importante che spesso viene messa in ultimo piano. Il nucleare è fatto per l’Italia, per i suoi cittadini. Io ne faccio parte, posso essere anche in disaccordo con la maggioranza ma ne faccio parte. Se i cittadini si sono espressi per il NO al nucleare e rifarebbero lo stesso anche oggi, credo che chi li “rappresenta” dovrebbe semplicemente prendere atto di questa volontà. Prima si spiega alla gente vantaggi e svantaggi del nucleare, DOPO se il tuo popolo è d’accordo pensi a come mettere in atto la sua volontà.
    Sarò ben felice di ricevere risposte confortanti alle mie domande

  8. filipporiccio scrive:

    Posso dare la mia risposta personale alle domande di Dario.
    1) Io non avrei problemi ad avere un deposito di scorie radioattive a 10km da casa, ovviamente controllato (come lo sono tutti i depositi di scorie radioattive). Un deposito fatto bene non è motivo di alcuna preoccupazione (ed è sempre meglio che buttare allegramente i prodotti della combustione nell’atmosfera).
    2) Non ha senso buttarsi su una tecnologia sperimentale dicendo “tanto sarà pronta tra 20 anni”. Le tecnologie esistenti e collaudate sono più che sufficienti. Anzi, più una tecnologia è “obsoleta” meglio è negli usi più critici (basti pensare alla tecnologia dei computer utilizzati nelle missioni spaziali, che al momento del lancio è sempre “vecchia” di 10-20 anni, per ovvi motivi).
    3) Questo è un problema di filosofia politica… La produzione di energia elettrica con centrali nucleari è un’attività industriale, la visione che debba essere fatta esclusivamente dallo stato ed esclusivamente dopo un voto del popolo non è certamente liberale. Per me se un’impresa decide di fare una centrale nucleare, non c’è nessun motivo di votare per vedere se la gente è d’accordo. Del resto quando si apre una raffineria non mi sembra che si chieda la volontà del popolo italiano…

  9. Denis scrive:

    Ritengo che ripartire con il nucleare in Italia sia inutile e costoso!
    Non sono un antinucleare, anzi durante il referendo dell’87 ero e lo sono tuttora, che le centrali allora costruite dovessere continuare e produrre energia, e di quella scelta continuiamo a pagarne le conseguenze!
    Sono un tecnico e una delle materie di cui continuo a tenermi aggiornato dai tempi scolastici è proprio l’atomo e il modo di ottenerne energia.
    Quello che in Italia a mio avviso si vuol fare secondo me non porterà a nulla di buono purtroppo. Intanto la tecnologia che si sta acquistanto è già vecchia(e la Francia si lecca già i baffi pensando a quanti soldini gli verseremo) e non molto efficiente rispetto a progetti di IV generazione che si stanno studiano, che permettono una resa migliore del materiale nucleare, di riutilizzarlo molte volte e in termini di sicurezza molto più elevati (vecchia non va a pari passo di sicura).
    Inoltre il costo zero e pura demagogia, senza l’aiuto di stato l’energia prodotta da reattore nucleare non è conveniente ora, come non lo era prima del ’87.
    Se poi passiamo alle scorie nucleari, mi scoppia una risata a chi pensa che in Italia sia risolvibile! Neppure negli States hanno risolto il problema, il progetto del grande deposito dello Yucca Mountain sembra destinato a fallire. In Italia quanti siti sicuri possiamo trovare, in un territorio come il ns per lo più a rischio sismico?? E non voglio pensare ai problemi politi correlati, non riusciamo a far decollare l’eolico o il solare con cui il ns paese potrebbe rispondere ad una fetta importante di fabbisogno energetico!
    E poi come sempre in Italia ci dimostriamo i più furbi, come mai in paesi come gli USA, Germania, Giappone, Svezia ecc. i governi hanno deciso di non costruire più centrali? Non certo perchè sia calata la domanda di energia elettrica!!!
    E per chi crede che le energie rinnovabili non siano sufficienti o a buon mercato, consiglio di leggersi l’articolo dei prof. Jacobson (stanford University) e prof. Delucchi (Univ. California). La domanda glogale di energia elettrica mondiale attuale è di 12,5 TeraWatt, l’energia utilizzabili da subito e non sfruttata da sole, acqua e vento è superiore a 600 Terawatt.
    L’ultimo aspetto che vorrei far notare, è l’enorme favola con cui si vuol far credere che con il nucleare saremo più indipendenti energicamente! Vi risulta che abbiamo miniere di Uranio in Italia?? Non credo proprio, le riserve maggiori di Uranio nel mondo sono: Kazakhstan, Russia, Sud Africa, Brasile, Namibia, Usa, Canada, Australia ed altri minori. Risultato: invece di comprare in medio oriente, compreremo in mezzo mondo l’uranio.

  10. Kaspar scrive:

    Denis ha scritto:

    “E poi come sempre in Italia ci dimostriamo i più furbi, come mai in paesi come gli USA, Germania, Giappone, Svezia ecc. i governi hanno deciso di non costruire più centrali? Non certo perchè sia calata la domanda di energia elettrica!!!”
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    Mi pare che la realtà sia molto diversa da come la interpreta lei:

    Usa, Obama: ritorno al nucleare:
    http://www.ecoblog.it/post/9817/usa-obamaritorno-al-nucleare/

    – la Cina, il Giappone e la Corea hanno in programma 90 Centrali nucleari entro il 2030:
    -è recentissima la notizia che la Rolls Royce, in collaborazione con la EDF Energym (filiale britannica dell’Electricitè de France) costruirà 4 nuove Centrali nucleari in Gran Bretagna
    Anche Bill Gates si sta buttando sul nucleare insieme alla Toshiba per la messa a punto di un reattore ad uranio impoverito:

    http://punto-informatico.it/2839837/PI/News/bill-gates-investe-sul-futuro-del-nucleare.aspx
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    Avere tra i fornitori di combustile la “Kazakhstan, Russia, Sud Africa, Brasile, Namibia, Usa, Canada, Australia ed altri minori” è molto molto molto meglio che avere pochissimi paesi mediorientali spesso policamente instabili con i quali abbiamo già qualche problema di identità di vedute.

    Oltretutto l’intero ciclo del combustibile, in un reattore nucleare, incide soltanto per 1/4 dei costi globali, il costo di acquisto dell’uranio, in particolare, incide di solo il 6% dei costi globali. e’ stato calcolato ( Università degli Studi di Pisa ) che un triplicamento del costo dell’uranio comportrebbe un aumento del 16%.
    Si immagini se dal mediooriente arrivasse una triplicazione del prezzo del petrolio………..
    Per quanto riguarda il rischio sismico direi che è evidentemente irrilevante per quanto riguarda la conservazione delle scorie, i reattori sono soggetti a normative molto stringenti dove oltre al rischio sismico ora vengono considerati anche i “nuovi” rischi come l’impatto di un jet!
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    Denis aggiunge:
    “Inoltre il costo zero e pura demagogia, senza l’aiuto di stato l’energia prodotta da reattore nucleare non è conveniente ora, come non lo era prima del ‘87.”

    Questa affermazione la dovrebbe dimostrare o, almeno, argomentare un po’.

    La rimando alla lettura dello studio della citata Università di Pisa dove sono stati analizzate nel dettaglio tutte le componenti di costo, le anticipo che il risultato non è quello quello da lei proposto.

    Fonte: http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf

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