Bravo Tremonti, sembra la Melandri (del ’96). Su tasse e welfare una furba retorica

A sentire Tremonti, la questione fiscale è divenuta  la fissazione stolida e intellettualistica di una sinistra post-sociale. Come il mercatismo (che – ci ha spiegato il Ministro dell’economia – è la malattia senile del comunismo) anche l’anti-fiscalismo sembra appannaggio di una sinistra ottusa e degli “Stranamore” che vogliono fare “macelleria sociale” .

Sappiamo che la storia fa incredibili capriole e dunque non ci stupiamo troppo che il deus ex machina della politica economica del governo usi, contro l’opposizione, gli argomenti che  la sinistra ha usato per un decennio per azzoppare il Cav. e per linciare, anche moralmente, le persuasioni neo-liberiste dei “barbari” che, dopo il 1994, arrivarono sulla scena politica a predicare la rivoluzione fiscale.

Come abbiamo già detto, l’anti-riformismo in materia fiscale non riflette solo le svolte ideologiche, ma anche convenienze spicciole. In un paese con un sistema di rappresentanza e di consenso rigidamente ancorato agli equilibri dello status quo,  nel breve periodo “non riformare” è sempre più conveniente che “riformare”. E questo spiega, almeno sociologicamente, perché in Italia il ciclo del consenso non rispecchi gli andamenti del ciclo economico, ma in larga parte ne prescinda.

Tuttavia, pur comprendendo le ragioni che sconsigliano all’esecutivo l’apertura di troppi e troppo gravosi fronti di riforma,  questo cedimento ideale e politico sulla questione fiscale ci pare sbagliato e imprudente. Continuiamo a pensare che compiacere un paese drogato da un welfare sbagliato e sfibrato da un fisco cattivo e stupido sia rendere un cattivo servizio all’Italia e alle sue generazioni future. E riteniamo che sia anche peggio sbeffeggiare la sinistra migliore con gli argomenti di quella peggiore.

Non ci pare, insomma, un segno propizio che Tremonti usi la stessa retorica furba e efficace con cui Giovanna Melandri nel 1996, in un leggendario confronto elettorale, additò alla pubblica esecrazione le ambizioni di un Berlusconi troppo tatcheriano, che, volendo ridurre la spesa pubblica, avrebbe smantellato il sistema di protezione sociale.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Bravo Tremonti, sembra la Melandri (del ’96). Su tasse e welfare una furba retorica”

  1. Giordano Masini ha detto:

    Sono passati dieci anni dalla morte di Craxi e abbiamo un craxiano alla presidenza del consiglio, uno al ministero dell’economia, uno alla funzione pubblica e uno segretario della CGIL. La spesa pubblica e la pressione fiscale sono in ottime mani.

  2. Proprio così, cari Palma e Masini, gratta gratta, il “socialista” esce fuori e colpisce. Purtroppo colpisce la possibilità di questo povero Paese di uscire fuori dal pantano colloso e tartufo nel quale ognuno di noi è preda degli interessi di bottega di questo o quell’aggregato, di questa o quella conventicola, il tutto pagato attraverso le nostre tasche con il consenso comperato da fisco disattento e stato sociale elefantiaco. Peccato che il fisco non si possa più permettere d’essere disattento ed i costi dell’inefficienza dello stato sociale non sono più compatibili con la realtà. E le ricette socialiste sono quel che sono: inefficaci, costose fisime fuori dalla realtà.
    Nessuno però ha il coraggio civile di porre la questione nei suoi termini corretti. Speranza v’è solo se si incide sulla qualità e la quantità della spesa corrente. Per fare questo deve essere ripensata tutta la struttura dei centri di costo e quindi l’interezza della funzione pubblica ad ogni livello. In mancanza di ciò siamo alle solite menate retoriche buone a “stupire il borghese”, bamboccione o non più bamboccione, finché dura.
    Berlusconi era la speranza di molti (ed il libro bianco di Tremonti ci fece sognare) ma la realtà dell’inemendabilità sostanziale da dentro del nostro attuale assetto lo ha irretito in una estenuante querelle, in mille e mille rivoli di inutili discussioni sul sesso degli angeli, sviandolo dall’obiettivo primario. E non si può certo dire che i vari suoi alleati(?) gli siano stati d’aiuto.
    Tremonti è in evidente regressione verso l’infanzia socialista e me ne duole per i danni profondi che ciò può fare ma ancor di più per il futuro che così viene negato e non a chi come me il futuro lo ha alle spalle ma proprio a quei bamboccioni che la definizione stessa e la situazione privano, oltre che di futuro, soprattutto di dignità. Alla faccia del famigerato art.1 della Carta.

  3. Luca Cesana ha detto:

    paradossale ma, tristemente, vero
    su tremonti, la penso come Brunetta: è un (ottimo) fiscalista; gli economisti sono cosa diversa (o sbaglio, Mario?)

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