A sentire Tremonti, la questione fiscale è divenuta  la fissazione stolida e intellettualistica di una sinistra post-sociale. Come il mercatismo (che – ci ha spiegato il Ministro dell’economia – è la malattia senile del comunismo) anche l’anti-fiscalismo sembra appannaggio di una sinistra ottusa e degli “Stranamore” che vogliono fare “macelleria sociale” .

Sappiamo che la storia fa incredibili capriole e dunque non ci stupiamo troppo che il deus ex machina della politica economica del governo usi, contro l’opposizione, gli argomenti che  la sinistra ha usato per un decennio per azzoppare il Cav. e per linciare, anche moralmente, le persuasioni neo-liberiste dei “barbari” che, dopo il 1994, arrivarono sulla scena politica a predicare la rivoluzione fiscale.

Come abbiamo già detto, l’anti-riformismo in materia fiscale non riflette solo le svolte ideologiche, ma anche convenienze spicciole. In un paese con un sistema di rappresentanza e di consenso rigidamente ancorato agli equilibri dello status quo,  nel breve periodo “non riformare” è sempre più conveniente che “riformare”. E questo spiega, almeno sociologicamente, perché in Italia il ciclo del consenso non rispecchi gli andamenti del ciclo economico, ma in larga parte ne prescinda.

Tuttavia, pur comprendendo le ragioni che sconsigliano all’esecutivo l’apertura di troppi e troppo gravosi fronti di riforma,  questo cedimento ideale e politico sulla questione fiscale ci pare sbagliato e imprudente. Continuiamo a pensare che compiacere un paese drogato da un welfare sbagliato e sfibrato da un fisco cattivo e stupido sia rendere un cattivo servizio all’Italia e alle sue generazioni future. E riteniamo che sia anche peggio sbeffeggiare la sinistra migliore con gli argomenti di quella peggiore.

Non ci pare, insomma, un segno propizio che Tremonti usi la stessa retorica furba e efficace con cui Giovanna Melandri nel 1996, in un leggendario confronto elettorale, additò alla pubblica esecrazione le ambizioni di un Berlusconi troppo tatcheriano, che, volendo ridurre la spesa pubblica, avrebbe smantellato il sistema di protezione sociale.