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Osservazioni, senza troppe pretese, sulla figura di Craxi

– Si parla molto in questi giorni di Bettino Craxi, in occasione del decennale della morte e sull’onda delle polemiche scatenate dalla proposta di intitolare al leader socialista una strada milanese.
Vorrei cimentarmi con un tentativo di analisi, per ovvie ragioni, sintetico della vicenda politica craxiana.
Premessa, a mio avviso, indispensabile è chiarire in modo fermo e determinato quanto sia ridicolo e sciocco ridurre una lunga e importante avventura politica che ha comunque segnato la storia del nostro paese alla figura di un criminale latitante: lasciamo volentieri ai vari dipietri e grilli questa trista raffigurazione.
A mia opinione Craxi ha avuto meriti politici di assoluta rilevanza che non sarebbe onesto nascondere. Grandi meriti e grandi errori, come vedremo.
Bettino, per cominciare da un breve excursus biografico, diventa segretario del Psi al famoso congresso del Midas nel 1976.
E’ un partito, quello che si trova tra le mani, ridotto ai minimi termini, numericamente e politicamente, bloccato dalla vicinanza subalterna al Pci e soffocato dalle due grandi corazzate Dc-Pci. Da cui il noto “primum vivere”: lo Psi era davvero sull’orlo della scomparsa, anche a causa delle profonde spaccature interne tra le diverse correnti.
Craxi fu scelto come soluzione di compromesso e provvisoria… le cose andarono diversamente.
Quello che il sottoscritto reputa l’aspetto più importante e positivo del craxismo fu il tentativo di opporsi alle due corazzate e, al contempo, liberarsi dall’abbraccio mortale con i comunisti. Il Psi di Craxi diventa una sorta di vascello pirata che con azioni repentine e blitz a sorpresa tenta di infastidire e rompere il blocco Dc-Pci.

Primo momento rilevante di questa strategia la posizione assunta durante il rapimento Moro, nettamente contrapposta alla linea della fermezza democristiana e comunista. Mi perdonerete se, per motivi di spazio, faccio un salto temporale a quello che secondo me è stato il miglior Craxi: il Craxi del cosiddetto Decreto di San Valentino sulla scala mobile e della conseguente battaglia referendaria che lo vede trionfante contro un Berlinguer in una fase particolarmente involuta (la mia valutazione sul leader comunista, non me ne vorranno gli amici di sinistra, è particolarmente critica).

Quindi, detto in estrema sintesi, questo è il Craxi che mi piace (si potrebbero ricordare anche i referendum Tortora radical-socialisti, tranne la scandalosa svendita del successo con l’infame legge Jervolino-Vassalli che riuscì nella non facile impresa di peggiorare lo statu-ante referendum sull’altare di una pax con la Magistratura, patto scellerato quanto, in prospettiva, suicida).
E, per venire al Craxi che non amo, voglio ricordare l’episodio di Sigonella, non a caso tanto apprezzato dal Pci: l’episodio Sigonella rappresenta, a mio avviso, uno dei peggiori momenti della politica craxiana, con l’ignobile liberazione di un terrorista assassino che si era da poco reso responsabile del vigliacco omicidio di un ebreo americano disabile – Leon Klinghoffer – nel corso del sequestro dell’Achille Lauro.

Una responsabilità più complessiva (che portò alle conseguenze che sappiamo) fu la scelta scientemente adottata da Craxi della necessità, per combattere i due titani e in mancanza dei finanziamenti occulti di cui entrambe le maggiori forze politiche italiane erano fornite (l’oro di Russia per il Pci, il collateralismo cattolico per la Dc), del ricorso a una diversa forma di auto-finanziamento: il sistema tangentizio, non inventato da Bettino ma reso dallo stesso scientifico e di fatto istituzionalizzato.
Il costo della decisione fu anche quello di riempire il partito di faccendieri interessati esclusivamente a interessi affaristici (i vari “mariuoli”).

Ciò premesso, “Mani pulite” fu sostanzialmente un’operazione politica, condotta al di fuori della legge e attraverso mezzi violenti quali l’uso indiscriminato della carcerazione preventiva, la campagna di stampa di acritico quanto rumoroso sostegno al pool, l’incredibile ma allora automatico meccanismo “avviso di garanzia uguale dimissioni”.
Il momento simbolo di quel clima da “Piazzale Loreto” fu senza dubbio il lancio delle monetine al Raphael, ma quello più grave e pericoloso fu raggiunto nella dichiarazione, di fatto a reti unificate, del pool schierato che offriva la propria disponibilità ad assumere il governo del paese.
Sarebbe stato un autentico golpe giudiziario e in quel contesto ci si arrivò molto vicini.
Questa breve nota non ha ovviamente alcuna pretesa di rappresentare un’analisi della complessa vicenda di Bettino Craxi ma solo lo scopo di esprimere alcune convinzioni e mettere qualche punto fermo.

PS Personalmente ho avuto modo di incontrare in due occasioni Craxi nella sua villetta di Hammamet e vi posso assicurare che si trattava di una location tutt’altro che sfarzosa, a riprova del colossale mucchio di fandonie che lo travolsero, incluso un improbabile furto di una fontana meneghina fatta trasportare in Tunisia; della fantomatica fontana, com’è ovvio, non vi era alcuna traccia.
Fu solo un esempio del bruttissimo “stile” italiota del “dagli al potente in caduta” e del perverso legame procure-cronisti giudiziari. Qualcuno ricorderà che Enzo Tortora fu persino accusato di essersi intascato il ricavo di una raccolta di denaro per i terremotati irpini. Non voglio assimilare i due casi, profondamente diversi sotto molti aspetti (Tortora non era solo innocente, era estraneo alle accuse che l’hanno ucciso, Craxi non era certo estraneo al sistema tangentizio, ma il suo fu un errore politico grave, non un disegno criminale, sia chiaro).
Chiudo con una battuta: fosse stato possibile creare in laboratorio (oddio, mo’ mi s’incazza la Roccella…) un “Craxella” o un “Pannellaxi” forse la storia del nostro Paese sarebbe stata altra e migliore.


Autore: Luca Cesana

42 anni, libero professionista; è stato per circa vent’anni segretario dell’associazione “Radicali Lecco”, poi tra i fondatori dei Riformatori Liberali ed attualmente è presidente di “Lecco Liberale” nonché portavoce del circolo "Generazione Italia - Lecco liberale".

2 Responses to “Osservazioni, senza troppe pretese, sulla figura di Craxi”

  1. Andrea ha detto:

    Quella del Craxella non è male.
    Io sono convinto che la storia sarebbe finita diversamente se non avesse optato per l’esilio di Hammamet. Capisco probabilmente le sue ragioni, e forse chiunque al suo posto avrebbe agito allo stesso modo. Eppure l’andare fino in fondo a quella faccenda sarebbe stata per lui l’occasione di rimediare alla sua partecipazione a quel sistema politico profondamente corrotto. Senza dubbio sarebbe stato accusato lo stesso, ma chissà che i cittadini non si rendessero conto che le cose non erano questioni solo di manette.

  2. Luca Cesana ha detto:

    Andrea, sono d’accordo con te anche quando dici che non era una scelta facile; ricordo che MP gli suggerì questa via, garantendogli l’elezione alle europee (mi pare) successive;
    ma, come Ferrara, penso che Craxi abbia cessato di essere Craxi nel 1987

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