Della Vedova e Libertiamo incontrano Shapiro: i tango-bond e la strategia elusiva dell’Argentina

– Con Robert Shapiro, già sottosegretario al commercio dell’amministrazione Clinton e principale consulente economico delle campagne elettorali dello stesso Clinton, di Gore e di Kerry, noi di Libertiamo preferiamo non parlare di teoria economica: ne sa molto di più, ovviamente, ma purtroppo è un neo-keynesiano.
Meglio dell’incontro che abbiamo avuto con lui ieri pomeriggio, nella sua qualità di co-direttore dell’American Task Force Argentina, un gruppo di pressione creato del novembre del 2006 per “incoraggiare” il governo argentino a ripagare i propri creditori, dopo il default del debito sovrano del 2001.

Da qualche tempo Shapiro e l’ATFA hanno messo gli occhi su una questione solo apparentemente tecnica, in realtà assolutamente politica: l’anomala quantità di riserve che Buenos Aires ha trasferito in Svizzera, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, per sfuggire al rischio di azioni legali risarcitorie da parte dei creditori. “Il ruolo della BRI – ha sottolineato Shapiro – è quello di regolare le posizioni tra le banche centrali; questa funzione dona alla banca una peculiare immunità da eventuali ‘aggressioni’ legali. Ma quanto può essere ampia tale immunità se un paese utilizza in modo illegale lo statuto della BRI? E’ compito dei paesi che l’hanno costituita – gli Stati Uniti, l’Italia, la Germania o la Francia – porre all’ordine del giorno questo fondamentale problema di governance della Banca”.

Mentre la gran parte delle banche centrali “mantiene presso la BRI il 2 o il 3 per cento delle proprie riserve, l’Argentina ha depositato circa l’80 per cento, pari a circa 40 miliardi di dollari”: quasi il doppio del valore nominale dei bond non rimborsati. Insomma, l’intenzione “elusiva” di Buenos Aires appare evidente.
Shapiro sottolinea le potenziali conseguenze internazionali della vicenda: “se permettiamo all’abuso argentino di diventare un precedente di successo, renderemo molto instabile e rischioso il sistema di finanziamento dei paesi in via di sviluppo, gli interessi saliranno e la disponibilità di capitale diminuirà drammaticamente”.

L’indice dell’ATFA è puntato sul governo svizzero, che fa orecchie da mercante, mentre Della Vedova sottolinea come – più che contro Berna – un’azione di pressione politica efficace potrebbe essere quella esercitata sui banchieri centrali dei principali paesi occidentali, membri del board della BRI. Staremo a vedere.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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