– Si rincorrono da qualche giorno le voci di una candidatura del 22enne Renzo Bossi alla Regionali in Lombardia, forse addirittura nel listino blindato di Formigoni. Non solo: “nei corridoi leghisticosì scrive Il Giornale di lunedì 18 gennaiosi parla addirittura di una promozione immediata in giunta e di un assessorato da assegnare al rampollo per il quale sembra davvero arrivato il momento di cominciare a farsi le ossa”. Sarà vero? Di certo, solo le anime belle non hanno avuto un pensiero malevolo quando lo hanno visto fare sempre più spesso capolino alle spalle del padre durante le interviste televisive: l’unica ragione plausibile di questa strategia dell’immagine è la volontà del Senatur di rendere “familiare” ai telespettatori il viso di suo figlio.

Da parte nostra, non abbiamo dubbio alcuno sulla passione politica del giovane, né escludiamo a priori che l’ereditarietà genetica del carisma. In un paese in cui troppi figli di avvocati fanno gli avvocati, in cui capita di andare dal dentista e ritrovarsi sotto i ferri del neo-laureato figlio di papà, in cui le farmacie sono di fatto ereditate né più né meno che le cattedre universitarie, non c’è molto da stupirsi se il buon Umberto pensi al futuro dei suoi figli al punto da trasmettere il “mestiere” a Renzo.

Non ci stupiamo, eppure sentiamo il dovere di criticare e, nel nostro piccolo, avversare questa eventuale candidatura. Renzo Bossi non ha meriti per essere eletto consigliere regionale, se non quello di essere il figlio del leader (le due bocciature rimediate alla maturità non depongono esattamente a suo favore). Quanti giovani militanti leghisti meriterebbero quella chance più di Renzo? E poi, la Lega Nord si vanta – e non a torto – di avere una buona classe dirigente nei comuni e nelle province italiane: quanti sindaci, consiglieri comunali o provinciali avrebbero molti più titoli della “trota”(così Umberto chiamò Renzo all’indomani della seconda bocciatura)?

Ci sono due tipi di bamboccioni: da un lato, i “bamboccioni per necessità”, coloro per i quali la conquista dell’indipendenza economica è resa difficile dai bassi salari, da un mercato del lavoro chiuso che premia quasi solo l’anzianità, dalla difficoltà di accedere al credito e da un sistema di formazione iniquo perché drammaticamente egualitario; dall’altro, ci sono i “bamboccioni per scelta”, quelli che vivono nella bambagia perché hanno genitori in grado di offrire loro una protezione dal mondo reale, uno schermo dalla competizione basata sul merito. Se davvero Renzo Bossi sarà candidato alle regionali, apparterrà sicuramente alla categoria dei “bamboccioni per scelta”.

In Francia la candidatura di Jean Sarkozy, figlio di Nicolas, alla testa dell’istituto pubblico di pianificazione del quartiere d’affari parigino La Defense scatenò polemiche feroci: il giovane laureando 23enne rinunciò, ma per Monsieur le President la figuraccia era ormai rimediata. Ad Umberto Bossi suggeriamo di evitare alla Lega, al centrodestra e all’Italia una brutta pagina di familismo.