La legittima, i patti successori e le piccole riforme liberali a costo zero

– Il diritto civile e il diritto di famiglia, nel disciplinare il nostro privato quotidiano, non si limita a dettare le regole generali di convivenza, ma impongono istituti dotati di una buona dose di rigidità, che lasciano solo margini ristretti alla libera scelta individuale.

Il pensiero va all’istituto del divorzio, un conquista laica, ma monca, che oggi andrebbe completata con l’accorciamento dei tempi richiesti per lo scioglimento definitivo del matrimonio, se non con la facoltatività dell’intermezzo costituito dalla separazione.
Ma possiamo prendere ad esempio anche l’istituto della successione. Il legislatore non si limita a sostituirsi al defunto, che imprudentemente non abbia dettato la propria volontà testamentaria, facendo della sua quiete imperitura il motore d’accensione di laceranti e costose zuffe familiari.

Il codice civile va oltre, prescrivendo la destinazione di una quota minima dell’eredità ai parenti più prossimi e circoscrivendo in tal modo l’ambito della libera scelta testamentaria. La ratio giustificatrice poteva un tempo essere quella di impedire il perpetuarsi della tradizione del maggiorascato.

Oggi, invece, le scelte di chi esprime la volontà testamentaria seguono criteri diversi, che possono essere il bilanciamento dei favori in un modo o nell’altro elargiti in vita, la ricompensa per aver sacrificato più tempo alle proprie cure o il desiderio di preservare e affidare un’attività a chi si ritiene abbia le capacità necessarie a mettere a frutto il patrimonio di famiglia, per magari disporne a beneficio degli altri in un secondo momento. Anche motivi di equità potrebbero indurre a preferire un erede anziché un altro, alla luce delle diverse condizioni di vita raggiunte per il successo personale, la fortuna o il matrimonio con un coniuge più o meno abbiente.

Se il silenzio del de cuius può favorire l’accendersi di lotte dinastiche, può avere un effetto analogo l’ardua ricerca di un punto di contatto tra la volontà del testamentario e i vincoli di legge. I motivi possono essere tanti e possono interessare sia le famiglie meno agiate che quelle ricche. In genere comunque un patrimonio difficilmente scomponibile presenta forti problematicità, consti dell’unica casa di proprietà o dell’impresa di famiglia. La comproprietà può essere una soluzione, ma talvolta la cogestione è difficile e nascono controversie accese, capaci di erodere il patrimonio a solo vantaggio degli avvocati delle parti.

Cassa di risonanza di questi effetti negativi è, ovviamente, la giustizia civile italiana. All’apertura dell’anno giudiziario 2009 sono stati forniti i dati sulla durata dei procedimenti giudiziari: ammonta a quasi otto anni la durata media dei primi due giudizi di un processo civile. Per quanto la riforma dello scorso anno possa contribuire a ridurre i tempi dei procedimenti, servono riforme settoriali per ridurre la litigiosità e dare maggior efficienza al sistema giudiziario. Riconoscere una libertà maggiore alla volontà testamentaria va in questa direzione ed è una riforma liberale a costo zero.

Utile alleato su questo fronte è il capitalismo familiare italiano. Per quanto sia spesso considerato immaturo rispetto a quello più “manageriale” e “finanziarizzato” delle altre economie occidentali, costituisce ancora il nerbo dell’economia italiana e può essere utile prestare ascolto alle problematiche da esso avvertite. L’Associazione italiana delle Aziende Familiari (Aidaf), incassata nella XIV legislatura la legge sul patto di famiglia, con cui si è giunti ad una derogabilità parziale del divieto generale dei patti successori (art. 458 c.c.), punta ora alla riforma della legittima.

Mediante la diminuzione della quota vincolata dal 66 al 50%, si auspica di poter disporre della flessibilità necessaria ad affrontare il ricambio generazionale. L’aggiunta di un nuovo istituto, quale il patto di famiglia, per quanto si possa condividere le ragioni ispiratrici, non poteva che incontrare antinomie e incertezze applicative. La semplificazione della normativa vigente, mediante l’abolizione del divieto di patti successori e la diminuzione della legittima, promette, per contro, risultati più sicuri e si riflette in un’affermazione più convinta della responsabilità individuale e della libera determinazione del singolo.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

One Response to “La legittima, i patti successori e le piccole riforme liberali a costo zero”

  1. Adriano Teso ha detto:

    Complimenti per come è stato affrontato un argomento che non gode di grande popolarità e per la razionalità della analisi e delle proposte. Credo che, come nelle successioni, anche nei matrimoni lo Stato Italiano lasci poco spazio alla decisioni, ai desideri ed alle scelte dell’individuo. Conseguenza: non ci si sposa e si convive, sperando che lo Stato non voglia mettere il naso ( una legge, come ha già tentato di fare ) anche lì, limitando ulteriormente le libertà individuali.

    Che i figli minori abbiano diritti successori, pare ovvio ed essenziale. Che ci sia una legge che prevede eredi in assenza di precise volontà, anche. Ma che cosa uno possa donare ed a chi, sia soggetto a leggi che non rispettano le volontà dell’individuo, fatti salvi dei minimi vitali, fa parte dell’armamentario dello Stato padrone. Si lasci che le coppie facciano i loro contratti prematrimoniali o pre unione solidale e successori. E’ un modo anche per portare alla luce, prima, i reali intendimenti della coppia, omosex compresi, e obbligarli ad essere adulti e consapevoli. E lo stesso vale per una chiarezza genitori-figli, evitando cosi padri che ricattano affettivamente il figlio con la promessa, che non è mai impegnativa, dell’eredità, con sorprese non rare sul dopo. Un consiglio a coniugi e figli, comunque anche ora: non siate succubi e, se date tempo, sostegno, lavoro, impegno, pretendete di avere in cambio un adeguato reddito ed intestazione di beni, altrimenti è meglio che troviate una vostra strada di indipendenza. Come detto, SE date … Se invece ricevete solo, contate sulla fortuna e sul favore del Principe, ma poi non lamentatevi.

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