Nel dossier giustizia c’è anche il capitolo della responsabilità (civile e non solo) dei magistrati

– Le attività del giudicare e del perseguire esigono una professionalità e diligenza, che sono inevitabilmente alte e “superiori”, proprio perché i valori in gioco (la libertà personale, su tutti) sono tra i più importanti, che un sistema giuridico possa esprimere e doverosamente tutelare. Proprio per questo motivo eventuali errori cagionati dalla violazione dei doveri inerenti alla professione del giudice devono essere sanzionati in maniera netta.

L’istituto della responsabilità civile dei magistrati, che trova il suo fondamento nell’art. 28 della Costituzione , è stato nel corso degli anni oggetto di accese e vivaci discussioni, inevitabili, del resto, vista la delicatezza politica e istituzionale della materia trattata. La disciplina è stata sostanzialmente modificata nel corso degli anni, in primo luogo sull’onda di una battaglia storica del Partito Radicale, incarnata dalla figura di Enzo Tortora. Nel pacchetto sui famosi referendum per la “giustizia giusta” (1987) era compreso anche un quesito sulla responsabilità civile dei magistrati. Dall’approvazione plebiscitaria conseguì una normativa di risulta che attribuiva in via diretta ai magistrati l’onere del risarcimento del danno in caso di errore o colpa grave. Proprio questa disposizione scatenò fortissime reazioni, che costrinsero il legislatore ad una precipitosa marcia indietro.

La legge 117 del 1988, cancellando gli esiti della consultazione popolare, aveva ristabilito in capo allo Stato ­– cui eventualmente poi spetta di rifarsi sul singolo giudice, con una sanzione che non può comunque superare un terzo del suo stipendio annuale ­– il compito di risarcire il cittadino in alcuni specifici casi:

1) una grave violazione di legge;
2) l’affermazione di un fatto la cui esistenza fosse incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
3) la negazione di un fatto la cui esistenza risultasse incontrastabilmente dagli atti del procedimento;
4) l’emissione di un provvedimento concernente la libertà della persona fuori dei casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Dal 1988 dunque, tralasciando alcune modifiche di dettaglio, la disciplina è rimasta la medesima e chi aveva contribuito a promuovere e poi far votare i referendum in tema responsabilità diretta dei magistrati, ha visto completamente ribaltata la prospettiva e dunque aggirata anche la volontà popolare di cui il referendum è diretta promanazione costituzionale.

Oggi dunque è lo Stato a coprire eventuali errori degli appartenenti all’ordine giudiziario; si è fatta la scelta di considerate i singoli magistrati come mere “funzioni” dell’organigramma statale, come semplici “pezzi” della macchina giurisdizionale, organicamente identificati con lo Stato stesso. Tralasciando le obiezioni, anche di ordine giuridico, che a questo ragionamento possono essere mosse, c’è da dire che indiscutibilmente il legislatore, come altre volte è purtroppo capitato, ha sonoramente tradito la volontà popolare che si era espressa in senso opposto.

Ponendo attenzione in maniera più complessiva all’intero problema bisogna però mettere in luce che la professionalità dei magistrati (fondamentale in un sistema giudiziario degno di una democrazia liberale avanzata) non può essere misurata o sanzionata solo sul piano della responsabilità civile. La “minaccia” di un risarcimento diretto potrebbe infatti essere superata come avviene in altre professioni estremamente “sensibili” (basti pensare ai medici), dove i singoli operatori del settore si dotano di assicurazioni in grado di risarcire i danni, in caso di riconosciuta responsabilità per dolo o colpa grave.

Allora si comprende come sarebbe più efficace intervenire anche sulla responsabilità disciplinare dei giudici. Un CSM più concreto ed incisivo nell’intendere la violazione dei doveri funzionali (anche con riferimento alla produttività) e nell’emanare sanzioni, costituirebbe un incentivo più generale alla professionalità dei magistrati e aiuterebbe più concretamente a creare un sistema efficiente. Prevedere ad esempio (contrariamente a quanto capita oggi) una sanzione che eliminasse, in caso di errori gravi, l’automatismo della carriera e dunque l’automatica progressione di grado e stipendio sarebbe probabilmente più utile per impedire disfunzioni ed abomini, ai quali abbiamo assistito negli anni passati.

E’ necessario soddisfare due diverse esigenze, ugualmente importanti: quella del singolo cittadino di vedersi restituito quanto sottratto da un giudice incompetente e quella della cittadinanza nel suo complesso di impedire che lo stesso giudice possa reiterare comportamenti privi di diligenza e professionalità. Se davvero la giustizia tornerà al centro del processo delle riforme, il dossier della responsabilità (civile e non solo) dei magistrati andrà seriamente riaperto.


Autore: Enrico Gagliardi

Nato il 3 ottobre, lo stesso giorno in cui il protagonista della canzone degli Squallor "Carceri d'Oro" veniva fucilato per non aver pagato l'IVA, è convinto che, persino l'Italia, sia degna di un sistema giuridico autenticamente liberale. Fermamente convinto che un gran numero di problemi possano essere risolti con una buona degustazione etilica.

5 Responses to “Nel dossier giustizia c’è anche il capitolo della responsabilità (civile e non solo) dei magistrati”

  1. Speriamo che il dosssier sulla responsabilità civile del magistrato sia riaperto!

  2. Proprio così. Un grazie all’Autore. Votammo in modo secco, non equivocabile ed il nostro democraticissimo voto, la dittatura collosa e tartufa nella quale siamo immersi peggio che nella broda dantesca del nostro voto fece quel che del suo posteriore fece il diavolo dantesco. Sarebbe una battaglia di libertà e di vero liberalesimo ricondurre alla ragione ed al servizio della comunità e non di sé stessa una scheggia impazzita dello Stato.

  3. @ Pier Carlo de Cesaris:
    a dittatura collosa e tartufa nella quale siamo immersi peggio che nella broda dantesca del nostro voto fece quel che del suo posteriore fece il diavolo dantesco sarebbe qyesta…

    http://www.governo.it/Governo/Governi/De_Mita.html

  4. @ Alessandro Caforio. Non un solo governo, ma tutti i governi che si sono succeduti, con maggiori o minori responsabilità sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, non hanno mai avuto la necessaria legittimazione popolare e forse non hanno mai avuto la voglia di incidere nel profondo della situazione complessiva e non solo sull’assetto del comparto giustizia. La legittimazione e la conseguente voglia di fare potrebbero venire solo da un sistema elettorale che una buona volta conferisse non a coalizioni più o meno mascherate ma ad un singolo aggregato omogeneo la facoltà se ne è capace di realizzare il programma per il quale è stato votato. Finché la politica sarà ostaggio di coloro che di tutto fanno per esercitare il proprio potere di interdizione e condizionamento col minimo dei voti ed il massimo degli assessori tutto è pia illusione. Berlusconi è condannato da ciò ad uno storico insuccesso, da quando non ebbe il coraggio civile e personale di appoggiare allo spasimo il referendum Segni-Guzzetta. Non ho buone aspettative per il futuro e la querelle “riduzione delle tasse sì, riduzione delle tasse no” è di ciò specchio fedele.

  5. Luca Cesana scrive:

    sottoscrivo e mi permetto di pubblicizzare un libro che ho appena acquistato (non ancora letto, a scanso equivoci, mica fosse poi una bufala…) dal titolo “Magistrati – L’ultracasta”, autore Stefano Liviadotti, Bompiani
    come dicevo devo leggerlo ma il titolo mi attira:)

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