Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. Comunque una buona notizia

– La visita di Benedetto XIV alla Sinagoga di Roma per il momento ha diviso le rappresentanze politiche e religiose dell’ebraismo italiano, e non ha avvicinato ad esse una Chiesa che appare assai più distante e disattenta di quella di Giovanni Paolo II.

Sotto il Pontificato di Ratzinger non si sono certo moltiplicati i segni di distensione diplomatica, né consolidate, in termini culturali, le reti del dialogo interreligioso. Le incomprensioni sono state molte e di non poco rilievo: sul caso Williamson, “graziato” dal Papa insieme ai levefriani, malgrado le professioni di antisemitismo; sulla preghiera “Pro Iudaeis” del messale tridentino, generosamente “liberalizzato” per soddisfare le esigenze dei cattolici anticonciliari;  e infine sul processo di beatificazione di Pio XII, il Papa del doloroso e addolorato silenzio sulla deportazione degli ebrei nel 1943.

Questo spiega perché una parte del mondo ebraico non sia disposto a dare il benvenuto a Benedetto XVI, che ha gestito il dossier dei rapporti con l’ebraismo senza preoccupazioni né cautele politiche, in una prospettiva meramente intra-ecclesiale.

Proprio per questo è però importante che Benedetto XIV scelga, almeno in parte, di ripercorrere i passi di Giovanni Paolo II, di cui non ha evidentemente né la sensibilità, né la vocazione politica e non solo nei rapporti con l’ebraismo. Dopo tanti segni di apparente o reale chiusura, la visita alla Sinagoga di Roma tiene aperta una porta, che non conviene a nessuno, né ai cattolici né agli ebrei, richiudere a chiave.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. Comunque una buona notizia”

  1. PIETRO ha detto:

    Nell’incontro con Papa Benedetto , pieno di prosopotea da ambo le parti nella cornice barocca della Sinagoga di Roma, il rappresentante degli ebrei parlando di Israele ha detto che la sua terra è santa non perchè sia santa in sè ma per il popolo prescelto da Dio che la abita.

    Se non ho capito male, se la terra è abitata da non ebrei non è più santa.

    Insomma gli ebrei avrebbero il dono di rendere santa la terra che calpestano. Ma questo avviene dappertutto? Anche a Roma.?

    A proposito della fratellanza tra ebrei e cattolici sempre lo stesso
    portavoce o rabbino o non so che cosa ha fatto la storia dei fratelli presenti nella Bibbia a cominciare da Caino e Abele ed altre due coppie che adesso non ricordo. Fratelli-coltelli-assassini!! Alla faccia della fratellanza!!

    L’unica cosa che mi è piaciuta è avere ricordato che gli ebrei di Roma sono liberi soltanto dalla breccia di Porta Pia. La cosa mi ha riempito di orgoglio ed ho pensato. Ci siamo voluti gli atei, i miscredenti del risorgimento, i liberal, )oggi si direbbe i comunisti,
    per liberare dalla schiavitù del ghetto gli ebrei!

    Viva il libero pensiero
    Pietro ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  2. Luca Cesana ha detto:

    il commento sovrastante, da agnostico quale sono, mi lascia molto perplesso
    l’articolo lo condivido, anche nei rilievi critici verso l’attuale Pontefice

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