La partita dello Yemen ed il ruolo dell’Unione Europea

– Il fallito attentato di Natale ha riportato sulle prime pagine dei giornali lo Yemen, paese da cui é arrivata la rivendicazione, da parte di un gruppo terroristico legato ad Al Qaeda, del tentato attacco sul volo 253 della Delta da Amsterdam a Detroit. Il piccolo stato arabo é tornato all’attenzione del grande pubblico per la sua importanza strategica nella lotta al terrorismo internazionale e potrebbe essere fonte di forti tensioni che avrebbero certamente ripercussioni anche in Europa. Per questo, l’Unione Europea é chiamata ad agire per ridurre la minaccia di ulteriori attentati e per preservare il delicato equilibrio medio orientale.

Oggi poco rimane del glorioso passato yemenita, costruito grazie al ruolo importante svolto nelle tratte commerciali delle spezie che univano l’Occidente e l’Oriente in epoca pre-romana. Lo Yemen é popolato da oltre venti milioni di persone e l’economia poggia quasi esclusivamente sulle esportazioni petrolifere. Nonostante le ingenti ricchezze presenti nel sottosuolo, quasi il 20 per cento  degli yemeniti vive ben al di sotto della povertà assoluta, il che influisce sulla capacità di Al Qaeda di insediarsi nella regione e fare proseliti fra la popolazione.

Ad onor del vero, non é la prima volta che lo Yemen appare sulle prime pagine dei giornali in relazione con Al Qaeda. Un episodio noto risale all’Ottobre del 2000, quando il cacciatorpediniere USS Cole, in sosta nel golfo di Aden per il rifornimento, fu colpito da un attacco terroristico che causò la morte di 17 marinai americani. Anche il caso dell’omicidio di Qaed Salim Sinan al-Harethi nel Novembre del 2002 ebbe una qualche rilevanza, visto che le forze americane lanciarono un missile teleguidato contro l’auto del sospettato attentatore della USS Cole grazie al segnale del suo telefono cellulare.

Nonostante dal gennaio dello scorso anno i gruppi di Al Qaeda nella penisola arabica si siano uniti e pertanto rappresentino una minaccia sostanziale alla stabilità dei governi dell’area, l’impegno del presidente Ali Abdullah Saleh ha mostrato, negli ultimi anni, segni di pericolosa ambiguità. Il governo degli Stati Uniti ha manifestato il proprio disappunto quando nel febbraio 2006 dodici condannati per terrorismo affiliati ad Al Qaeda sono riusciti a fuggire da un carcere di massima sicurezza scavando un tunnel sotterraneo di 140 metri: azione difficile, secondo Washington, ma  resa possibile dalla collaborazione delle autorità yemenite. La Casa Bianca ha anche protestato violentemente per la mancata estradizione di Al Badawi, uno dei dodici evasi e considerato tra i leader di Al Qeada nella regione. Il governo di Sana’a si é adoperato anche in direzione opposta, come dimostrano le sentenze di condanna verso membri dell’organizzazione terroristica ed i ricorrenti attacchi contro loro campi di addestramento, ma questo impegno non appare sufficiente sufficiente per debellare Al Qaeda dallo Yemen.

Purtroppo, la guerra contro il terrorismo internazionale é soprattutto un conflitto vissuto dai governi dell’Occidente. Il governo yemenita, come tanti altri, é minacciato solo indirettamente dalle operazioni di Al Qaeda sul proprio territorio, mentre ci sono almeno altri due fronti ben più pericolosi sui quali l’Unione Europea potrebbe giocare un ruolo fondamentale. In primo luogo, il nord dello Yemen é afflitto dalla ribellione degli Houthis, apparentemente sostenuti dal governo iraniano, il quale ha causato nel novembre dello scorso anno il primo sconfinamento militare nella penisola arabica dall’invasione irachena del Kuwait nel 1990. In secondo luogo, la difficile riunificazione del paese dopo la riunificazione del 1990 e la guerra civile del 1994, che sta causando profonde divisioni sociali nella provincia di Aden, nel sud del paese. Le forti tensioni e le richieste di maggiore autonomia da parte delle amministrazioni locali pongono una seria minaccia alla capacità delle autorità di combattere Al Qaeda e di creare istituzioni in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale.

In un’ipotesi di strategia di medio periodo, l’Unione Europea potrebbe giocare un ruolo importante nel sostenere il governo di Sana’a a risolvere i problemi che maggiormente lo affliggono, in modo da poter dedicare tempo e risorse anche alla minaccia di Al Qaeda, che é invece più reale per la stessa Europa e per gli Stati Uniti. Ad esempio, Bruxelles potrebbe decidere di adoperare gli strumenti di prevenzione dei conflitti già adottati in altri scenari, sia per quanto riguarda la ribellione degli Houti che per gli scontri sociali ad Aden. Una lotta efficace delle sfide alla sicurezza per l’UE non può prescindere da un’azione più incisiva delle istituzioni comunitarie: non sembrano esserci pertanto alternative ad una maggiore assunzione di responsabilità di Bruxelles nella lotta al terrorismo internazionale attraverso l’adozione di strumenti diversi da quello militare. La sfida appare difficile, ma lo Yemen può rappresentare un primo ottimo banco di prova.

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Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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