Caso Google-Cina: la Muraglia non cade, ma qualche crepa…

– Google annuncia la propria intenzione di eliminare i filtri con i quali vengono censurati i risultati su Google.cn, la versione cinese del motore di ricerca. E la Cina risponde censurando la notizia.
Due giorni fa Mountain View aveva scelto di pubblicare il comunicato del capo dell’ufficio legale, David Drummond, con il quale si annunciava la presa di posizione, sul blog della stessa Google.
Il blog non è accessibile dalla Cina, ma il problema pareva superato grazie all’iniziativa spontanea di numerosi siti e blog che avevano provveduto a tradurlo in cinese. In poche ore, però, “queste traduzioni sembrano state rimosse”, riporta Sky Canaves sul Wall Street Journal.
E la notizia del possibile abbandono del mercato cinese da parte di Google – o, meglio, del possibile bando di Google da parte del governo cinese, se il motore di ricerca continuasse ad offrire agli utenti cinesi una versione senza filtri di Google.cn, come sta facendo da ieri – viene presentata dai principali media di Pechino nella maniera più asettica possibile, senza riferimento alcuno alle motivazioni della società californiana.
Sul sito di China Daily, principale fonte d’informazione in lingua inglese operante in Cina, si legge soltanto:
Google potrebbe interrompere le proprie operazioni commerciali in Cina e chiudere il motore di ricerca inaugurato quattro anni fa, ha scritto in un comunicato David Drummond, capo dell’ufficio legale di Google”. La testata non pare interessata a forinire ai propri lettori alcuna spiegazione sulla faccenda.
Il sito web di People’s Daily, l’organo del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (con edizioni in diverse lingue), riporta una sintesi superficiale dei commenti di Drummond, senza però fare riferimento agli attacchi informatici subiti da Google e provenienti dalla Cina. L’agenzia stampa statale, China News Agency, è ancora più parca di dettagli.
In compenso, come per sviare l’attenzione, sempre People’s Daily non lesina lo spazio all’attacco subito dal motore di ricerca Baidu (detentore del 75 per cento circa del mercato cinese, contro il 20 per cento di Google) da parte di un gruppo di hacker autodefinitisi Iranian Cyber Army. I pirati informatici avrebbero manomesso l’homepage di Baidu, lasciando un messaggio di protesta in lingua farsi per le intromissioni nella politica interna iraniana.

Tornando alla vicenda di Google, da più parti si mette in discussione la credibilità della minaccia del gigante californiano, soprattutto a causa dei costi dell’eventuale abbandono del mercato cinese. Sulla base delle stime di Jp Morgan, si può dire che, lasciando la Cina, Google rinuncerebbe a circa 600 milioni di dollari nel 2010 e, cosa ancor più grave, rinuncerebbe a enormi margini di crescita per i prossimi anni. Nonostante abbia una quota di mercato pari a circa il 20 per cento, secondo la società di ricerca Analysis Google si è aggiudicata nel terzo quarto del 2009 ben il 35,6 per cento dei profitti generati in Cina dai motori di ricerca. La multinazionale, scrive Andrew Peaple sul Wall Street Journal, “è ancora seconda alla cinese Baidu.com, che ha circa il 58,4 per cento (dei profitti, ndr), ma la grande fetta di duopolio virtuale di Google è una posizione per la quale molte compagnie straniere sarebbero pronte ad uccidere”. I dati di cui sopra sembrano smentire l’ipotesi “cinica” che pure era circolata nella giornata di ieri, secondo cui Google avrebbe posto in essere un’attenta strategia di marketing per ammantare di un significato etico una semplice strategia di uscita da un mercato che la vedrebbe in difficoltà.

E’ probabile che i leader cinesi abbiano poco interesse nel trattenere Google. L’eventuale uscita dal paese, d’altro canto, lascerebbe il campo libero a Baidu e ad altre compagnie molto più accondiscendenti con i desiderata del governo: “Internet in Cina – continua ancora Peaple sul WSJ – diventerebbe gradualmente una intranet sempre più malleabile”. Non è un caso se qualcuno ha pensato bene di lasciare dei fiori all’ingresso del quartier generale di Google China, come per dire: battetevi e non ci abbandonate.

C’è chi è più ottimista. “Qualunque sia la reazione delle autorità cinesi – scrive Danny O’Brein sul sito dell’organizzazione no profit Electronic Frontier Foundationciò non significa che Google svanirà dall’Internet cinese. Continueranno ad esserci molti modi per aggirare gli schemi censori della Cina, e noi speriamo che Google voglia offrire un motore di ricerca senza censure in lingua cinese, da server fuori dalla Cina se necessario”. Inaspettato, intanto, è arrivato l’appoggio di Yahoo! a Google: “Noi concordiamo che questi tipi di attacchi disturbino profondamente e credimamo fortemente che la violazione della privacy degli utenti sia qualcosa che noi come pionieri di Internet dobbiamo tutti avversare”.

E’ presto per sapere cosa accadrà. L’internauta cinese medio non pare molto interessato alla questione: usa soprattutto Baidu e non comprende come Google possa rinunciare ad un mare di soldi per un “puntiglio”. Ma non manca chi inizia ad aprire gli occhi, come il blogger Liu Ning, intervistato dalla Reuters: “La sorpresa non è la pirateria informatica o la censura. Quella è dovunque, qui. La sorpresa è che una compagnia così grande rompa il silenzio su tutti questi problemi… Fino ad ora, noi siamo rimasti in silenzio“.

Ne parleremo ancora.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Caso Google-Cina: la Muraglia non cade, ma qualche crepa…”

  1. DM ha detto:

    Palese difesa dei servizi “nazionali” di Baidu. Google non dovrebbe arretrare, ma sono convinto che sia difficile operare in determinate condizioni. Vedremo…

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