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Perché il terrorismo continua a colpire l’America, che continua a colpire il terrorismo

– Con la fine della presidenza Bush si era diffusa, tanto in Europa che in America, la speranza che l’America fosse diventata più sicura. Tanti, vedendo nell’arroganza (presunta o reale) degli otto anni di George Bush la causa dell’odio contro gli Stati Uniti, si erano così illusi che il mondo fosse diventato di colpo più sereno e pacifico.

Non solo la recrudescenza degli attacchi in Afghanistan, ma anche la diffusione della minaccia terrorista in Yemen, dimostra quanto quelle speranze fossero vane, e malposte.

Anche la risposta americana, però, desta sospetto. Si pensava che Obama avrebbe cambiato radicalmente la politica estera americana. In alcuni casi, ciò è effettivamente successo (Iran, Russia, in parte Israele). Su altri temi, però, Obama ha mostrano una certa continuità rispetto al suo predecessore: in particolare verso il terrorismo, continuando non solo la guerra in Afghanistan, ma espandendo di fatto anche le operazioni in Pakistan. Come mai?

A mio modo di vedere, la soluzione a questi due enigmi si trova nello stesso fattore: la struttura del sistema internazionale. Il comportamento degli Stati deriva in massima parte dal loro posizionamento relativo nella gerarchia internazionale. Più un Paese è forte (rispetto agli altri), maggiori sono i suoi margini di manovra.

Nonostante gli errori di Bush, l’ascesa della Cina, dell’India e del Brasile, e il rafforzamento dell’Europa, gli Stati Uniti rimangono il più forte attore militare sul panorama mondiale. Non sorprende dunque che il suo comportamento rimanga per certi versi costante. Soprattutto rispetto alla guerra al terrorismo. Bush ha lasciato spazio ad Obama, ma l’America mantiene sempre la stessa forza militare. Ecco spiegata la continuità in Afghanistan. D’altronde, come molti autori hanno sottolineato, l’unilateralismo americano non è nato con Bush, bensì con Clinton: malgrado molti ora facciano finta di dimenticarselo, Clinton bombardò Afghanistan e Sudan, senza consultare alcuna organizzazione internazionale, e fece guerra alla Serbia, senza alcun parere favorevole dell’ONU.

Se dunque l’America continua le sue guerre perché continua ad essere il più forte attore in circolazione, come mai continua ad essere attaccata? La risposta si trova anche in questo caso nella struttura del sistema internazionale.

All’apice del suo potere, l’Impero Britannico svolgeva due ruoli: manteneva l’equilibrio di potenza in Europa e garantiva le tratte marine mondiali combattendo la pirateria. L’America di oggi riesce sempre meno a garantire l’equilibrio nelle principali aree geopolitiche del pianeta: l’Europa si sta unificando, l’Iran si sta rafforzando in Medio Oriente, la Cina sta prendendo il sopravvento in Asia Orientale, la Russia sta riconquistando gli spazi persi con la fine dell’URSS, mentre il Brasile sta aumentando il suo ruolo regionale in America Latina. Parallelamente, anche la minaccia posta dagli attori non-statali diventa sempre meno gestibile per gli Stati Uniti. Nel Golfo di Aden, a combattere la pirateria non ci sono solo le navi americane, bensì anche quelle Europee, quelle iraniane, cinesi e indiane. In Afghanisan, non solo la guerra al terrorismo non sta volgendo al termine, ma le sue sorti stanno anche diventando sempre più incerte. E parallelamente, il fronte contro il terrorismo si sta ampliando, non solo al Pakistan ma anche in Yemen.

In altri termini, l’America continua ad essere attaccata perchè rimane l’attore più forte. I banditi, nell’antico West, sparavano allo sceriffo. Non è un caso che i banditi di oggi sparino all’America. Dall’altra parte, la sua progressiva incapacità di risolvere la sfida del terrorismo è anche un segno del fatto che l’America non ha la forza relativa dell’Impero britannico. E quindi, per gestire le sfide del nuovo millennio, deve sempre più cercare la cooperazione degli altri Paesi del mondo. Il successo di Obama dipende, in massima parte, dalla sua capacità di coniugare questa transizione senza danneggiare gli interessi americani. Vedremo se ci riuscirà.

Parte di questo articolo è un estratto del suo intervento in un convegno sul futuro della NATO tenutosi presso la Biblioteca della Camera dei Deputati il 12 Novembre scorso. L’intera ricerca è consultabile qui.


Autore: Andrea Gilli

Nato nel 1981 a Moncalieri (TO), laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino. Nel 2007 ha conseguito il Master of Science in International Relations presso la London School of Economics and Political Science. Attualmente frequenta il programma di dottorato in Scienza Politica, specializzazione in Relazioni Internazionali, dello European University Institute di Fiesole (FI). Ha svolto delle ricerche presso il Middle East Institute e la Library of Congress di Washington, DC. Ha svolto periodi di lavoro o studio presso il CTBTO a Vienna ed il NATO Defense College a Roma.

2 Responses to “Perché il terrorismo continua a colpire l’America, che continua a colpire il terrorismo”

  1. Kasie Morgan ha detto:

    very informative article.

  2. giorgianni ha detto:

    Ottimo articolo, solo non viene considerato un altro fattore : l’odio antiamericano , uno dei residui ancora recanti danni del comunismo.
    Questo fattore non c’è quasi più quasi dappertutto ma viene ancora trasmesso ai paesi che cercano un colpevole esterno alla propria arretratezza. Grandi paesi del terzo mondo si sono riscattati ( Cina,India, Brasile ecc ) senza fare la guerra all’America, il che dimostra che la potenza di questo paese democratico non impedisce ad altri paesi di svilupparsi.

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