Ragionando di tasse e pressione fiscale, può essere utile soffermarsi sulla ripartizione – nei principali paesi europei – del gettito fiscale in relazione al Pil tra “funzioni”, vale a dire tra consumo, lavoro e capitale. Lo spunto ci viene dal saggio di Andrea Giuricin “Complessità e onerosità del sistema fiscale” (pubblicato nel volume “Dopo! Come ripartire dopo la crisi“, IBL Libri, 2009), nel quale si utilizzano i dati Eurostat, riferiti all’anno d’imposta 2006, evidentemente modificatisi da allora di qualche punto decimale, ma ancora validi per la nostra analisi.

Confrontando i valori italiani con quelli di Regno Unito e Spagna, le realtà con la minore pressione fiscale tra i paesi più grandi, scopriamo che mentre la quota di gettito sul Pil proveniente dal consumo e dal capitale non è molto diversa nei tre paesi (Italia: 10,1 e 11,4 per cento; Regno Unito: 11,1 e 11,9 per cento; Spagna: 9,8 e 10,7 per cento), la quota di gettito fiscale sul Pil proveniente dalla funzione lavoro è in Italia decisamente più alta. Si colloca, infatti, al 20,6 per cento, contro un 16,6 per cento della Spagna ed un 14,3 per cento del Regno Unito.
In altri termini, il maggior carico fiscale italiano rispetto a Madrid e Londra è sostanzialmente patito dal lavoro, mentre la tassazione sul consumo e sul capitale è in linea con quella degli altri due paesi.

A parità di pressione fiscale italiana – cioè con un’eventuale riforma che lasciasse invariato il peso complessivo del gettito in relazione al Pil – se volessimo ripartire il carico tra le tre funzioni sul modello britannico, dovremmo ridurre dal 20,6 al 16,1 per cento il gettito fiscale sul Pil della funzione lavoro, portando il gettito raccolto sul capitale al 13,4 e il gettito proveniente dal consumo al 12,5 per cento del Pil (detto in altri termini, a parità di base imponibile, le aliquote Iva dovrebbero aumentare di circa un quarto, con quella del 20 per cento che arriverebbe al 24,8 per cento).

E’ evidente che una seria riforma fiscale non potrebbe limitarsi ad una redistribuzione tra funzioni del carico, ma dovrebbe puntare anzitutto ad una generale diminuzione della pressione fiscale, oggi troppo elevata, mediante un taglio contestuale di spesa pubblica. Ma non va abbandonata la via – se abbiamo ben compreso cosa intende il ministro Tremonti con questa sua espressione – di un parziale spostamento del carico fiscale “dalle persone alle cose”.