‘L’anno che vorrei…’ – Una discussione sui dati di fatto. E un PdL più liberale

Con il contributo di Benedetto Della Vedova, si chiude la serie di articoli “L’anno che vorrei nell’anno che verrà”. Chi l’ha seguita, avrà notato come lo sguardo degli autori si sia spesso concentrato su ciò che vorremmo, ma che probabilmente non avremo, o su ciò che non è stato finora, e per cui ardentemente continueremo ad impegnarci. E allora, prima di lasciarvi all’articolo di Della Vedova, la redazione di Libertiamo.it vi augura un prosieguo di 2010 all’insegna delle battaglie liberali –

Anno nuovo, vita nuova! Politicamente parlando, s’intende,  questo è lo scontato augurio che rivolgo all’Italia e ai lettori di Libertiamo.it (a proposito: complimenti al direttore, alla redazione e a tutti quanti hanno scritto e lavorato per il webmagazine, il cui successo nel 2009 è andato ben oltre le previsioni).
Mi piacerebbe che si tentasse di ancorare la discussione pubblica ai dati di fatto, almeno un poco più di quanto non accada oggi. La tragedia di Rosarno, ad esempio. Cosa c’entrano il buonismo o la proposta di riformare la cittadinanza con quello che è accaduto? Chi sono stati i “troppo buoni”? Gli imprenditori agricoli che pagavano 25 euro al giorno i neri per raccogliere le arance? Le autorità che hanno chiuso gli occhi? Il problema serio è che quei clandestini stavano in Calabria per lavorare garantendo la sopravvivenza di un pezzo di economia italiana. Da qui nasce un dilemma: o si trova la via di una regolarizzazione di questi stranieri o si rinuncia agli aranceti. L’unica alternativa è quella di oggi, fatta di illegalità e quindi di clandestinità.
Ma la vita nuova dobbiamo augurarla soprattutto al nostro partito, il PdL. E, anche qui, se si ancorasse la discussione interna ai dati di realtà forse le cose si incamminerebbero per il verso giusto. Il processo a Gianfranco Fini che ha caratterizzato la seconda metà dell’anno passato è sconfinato nel grottesco.

Al di là dei personalismi, che pure ovviamente pesano, il punto politico è il giudizio nettamente negativo che in molti dentro il partito danno delle posizioni dell’ex leader di AN su bioetica e immigrazione. Ne abbiamo scritto e discusso su queste pagine, ma se continuerà l’ostilità dentro il PdL nei confronti delle posizioni più liberali il problema sarà forse dei “dissidenti” nel 2010, ma diventerà inevitabilmente del partito in futuro.
Dalle regionali rischia di uscire un PdL elettoralmente ridimensionato al nord, il cuore del paese, rispetto alla Lega di Bossi. Se questo accadrà, bisognerà cominciare a discutere di quanto giovi al partito di Berlusconi subire l’offensiva politica dell’alleato sulle questioni rilevanti della sicurezza e dell’immigrazione, così come sulla difesa dei “valori tradizionali”. Qualcuno si affretterà a dire che il travaso di voti verso la Lega bisognerebbe imputarlo a coloro che hanno preso posizioni meno popolari di quelle leghiste, ma l’argomentazione non regge, visto che la maggioranza del partito si è sempre affrettata a sconfessarle come minoritarie.  Se, pur differenziando un poco il tono, si suona la musica leghista, si spingono gli elettori direttamente nelle braccia di Bossi.

Io penso che l’opinione pubblica oggi berlusconiana abbia – come quella che vota centrodestra in tutta Europa – uno sprint riformatore e liberale assai maggiore di quello attualmente in dotazione al PdL e che su questo si debba lavorare.
Resta però da dire, in conclusione, che il 2010 si apre sotto il migliore degli auspici liberali: la (rinnovata) promessa della diminuzione delle tasse. Se il Berlusconi del nuovo anno mostrerà di voler finalmente giocare fino in fondo la partita fiscale, forse rinuncerà ad un po’ di amore gratuito, ma guadagnerà il sostegno di tanti tartassati leali alle leggi e alla Repubblica.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

11 Responses to “‘L’anno che vorrei…’ – Una discussione sui dati di fatto. E un PdL più liberale”

  1. Giusi ha detto:

    grazie Benedetto…

  2. Alessandro Cascone ha detto:

    il rischio, come ben sai, non è rinunciare solo agli aranceti ma ad un intero settore: il primario. L’italia non è solo Rosarno e le arance ma anche Foggia e i pomodori, Caserta e la mozzarella, ecc. ecc.

  3. Contediculagna ha detto:

    Il capitalismo si basa ANCHE sullo sfruttamento. Sfruttamento della manodopera in italia (clandestini), sfruttamento dove il costo del lavoro è decisamente piu basso (e non regge la scusa della produttività marginale). Questo sfruttamento giova ANCHE ai poveri? Verissimo, altrimenti sarebbero ancora piu poveri. Ma tutto ciò è endogeno al sistema, alla natura umana. Siamo disposti a rinunciare a tutto questo? Potremo eliminare gli aranceti, come si può spegnere un piccolo incendio isolato, ma alla fine i problemi resteranno sempre sul tavolo e nelle coscienze del mondo occidentale

  4. Sostanzialmente d’accordo con l’autore, direi. Quanto alla questione dello sfruttamento dei clandestini nelle campagne del sud, credo che essi, da oggi in poi, impareranno a difendesi da soli, ogni giorno di più, ed il loro sfruttamento non potrà durare a lungo, in ogni caso…

  5. alessandro de rossi ha detto:

    Mi domando sempre, ogni qualvolta sento parlare di riforme “liberali” e di diminuzione delle tasse con quali altre entrate e proventi straordinari e sconosciuti potrebbe giustificarsi questa sognata e promessa riduzione, per pagare i costi fissi comunque immutati a cui lo Stato deve comunque fare fronte.
    Non sono un economista ma mi basta l’esperienza dell’amministrazione di una casa con moglie e figli (tre) e di uno studio professionale con alcuni collaboratori per azzardare qualche osservazione. Ritengo che per diminuire in modo “sensibile” le tasse occorrerebbe per lo Stato scegliere tra:
    1) guadagnare di più (aumento di produttività, PIL, esportazione, scavare pozzi di petrolio in casa, ecc.)
    2) spendere di meno..(diminuendo gli sprechi, tagliando il superfluo, rivedendo molte altre funzioni statali e parastatali più o meno parassitarie).
    E’ questo Governo, mi domando, in grado di promettere la riduzione delle tasse indicando al contempo con quali provvedimenti intenderebbe conseguire detti auspicabili obiettivi?
    Di quanti ministri Brunetta l’Italia ha bisogno per sostenere la riduzione delle tasse? E da quale forza politicamente compatta dev’essere il Governo sostenuto nel momento in cui si trovasse di fronte a scioperi, rinnovi contrattuali, scioglimenti di enti inutili, ecc.
    Fare le promesse è facile. Il difficile è poterle mantenere.
    Aspettiamo risposte, anche per la “piccola-economia-domestica”
    Grazie dell’ospitalità.
    Alessandro de Rossi

  6. Michele Albo ha detto:

    Cari amici, caro Benedetto,
    Ma per piacere, basta con l’ipocrisia.
    I clandestini come i nostri nonni in America lavoravono anche loro per un equivalente di 25 euro di oggi e dormivano in baracche fatte di legno co le loro mani e li tenevano pulite, al contrario degli africani, che preferiscono vivere nell’immondizia perchè nel loro paese tengono schiave le donne adibite alle pulizie.
    Cosa si chiede la collaboratrice domestica per gli africani clandestini e non.
    Se vogliono lottare civilmente, si fanno un sindacato e ed ingaggiano una lotta con lo sciopero e forse riescono ad ottenere una paga migliore.
    Gli imprenditori agricoli del sud hanno questa opportunità per continuare a produrre oppure volete che tengono la terra incolta e dargli uno stipendio con più tasse. e chi li pagherà queste più tasse?
    Un saluto da un anarcosindacalista da 35 anni.
    Michele Albo

  7. Euro Perozzi ha detto:

    a volte in una situazione complessa dove la ragione è spezzettata nel tempo e nello spazio coviene andare alle origini: in certe regioni del sud la produzione di ricchezza (aranci, olive, pomodori, ortaggi… ) è gestita fuori dalla legge e il potere politico lo sa e fondamentlmente si adegua e dietro il potere politico si adeguano le popolazioni e dietro questi si adeguano le classi politiche nazionali coi i finanziamenti e i collegi elettorali e poi arrivano i finanziamenti europei…
    Chi spezzerà questa catena perversa? chi ne ha la volontà?
    Non è per caso che l’unica inpronunciabile chance si chiami Maroni & C?
    Non è che per caso in questa ricerca spasmodica di nuove alleanze non si possa fare qualche nuovo ragionamento…
    L’alternativa mi sembra piuttosto rivoltante: oggi Rosarno è già sparito dalle prime pagine….
    Come in Iran il pesce puzza dalla testa e dalla testa va preso!

  8. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Contediculagna

    Il capitalismo si basa ANCHE sullo sfruttamento

    quale capitalismo ? quello di paesi come l’Italia o di paesi, ad esempio, come la Germania che è riuscita, proprio grazie al sistema capitalista, seppur di tipo socialdemocratico (grazie al programma di Bad Godesberg del 1958), di riprendersi dalla sconfitta di una guerra, dall’esser stata smembrata in due e di aver preso successivamente su di se economicamente l’altra parte rimasta indietro di 40 anni consentendo dopo appena vent’anni ad alcune regioni di questa seconda parte (Meclemburgo ad esempio) di segnare un segno positivo al PIL prima della Crisi mentre in Italia dopo 150 anni ancora parliamo di questione meridionale ??

    Rosarno come Foggia, Caserta, sono delle grandi opportunità per l’Italia e gli italiani di fare una nuova politica economica, seppur riferita solo ad un settore, oltre che vera Politica, che consenta al nostro paese di recuperare 150 anni di arretratezza economica recuperando un settore, il primario, che è stato massacrato sin dal giorno dopo l’unità d’Italia a causa di politiche economiche dissennate come ad esempio la tassazione sul grano (che colpiva soprattutto le regioni meridionali) o l’istituzione di dazi e tributi con uguale “proporzione” tra il Nord (ad economia industriale prevalente) e il Sud (ad economia agricola esclusiva) o ancora la distribuzione delle terre, smembrate dai latifondi, a chi ne faceva richiesta all’indomani (1950) del Piano Marshall per la sbalorditiva superficie pro-capite di poco più di un ettaro a famiglia consentendo pertanto lo sfruttamento della stessa esclusivamente per i propri bisogni quotidiani e tarpando ogni velleità imprenditoriale.

    Bisogna superare gli steccati ideologici sterili che nulla hanno portato di costruttivo se non un esasperazione delle divisioni politiche prestando il fianco a chi del populismo ne ha fatto e ne fa una bandiera parlando alla pancia degli elettori ed esasperando paure che seppur umane sono fuori luogo anche in periodo di crisi visto che nulla toccano DI FATTO: il lavoro degli italiani che la terra non la vogliono più lavorare, sin dagli anni ’60

  9. Silvana Bononcini ha detto:

    Condivido Onorevole ma….. l’è ‘na fadiga!

  10. Luca Cesana ha detto:

    penso, Benedetto, come ho cercato di illustrare in una nota che mi avete gentilmente pubblicato e che ha suscitato, come immaginavo, un’ondata di reazioni – non tutte particolarmente civili e dialogiche ma nessun problema – che i tentativi Pdl e Pd di esorcizzare Lega da una parte e manettari vari dall’altra si rivelino un boomerang;
    per ovvie ragioni: se i due grossi partiti rincorrono le istanze più estremiste e pericolose delle rispettive estreme, per quale strano motivo io, elettore terrorizzato dall’invasione islamica, dovrei votare un titubante PdL piuttosto che una ben più agguerrita lega?
    Idem: io, convinto che siano meglio, molto meglio cento innocenti in galera (“in galera! in galera!”, Bracardi) che un colpevole in libertà, non avrei alcun dubbio tra idv e Pd;
    così banale e lampante da diventare accecante, per dirla alla Pannella…

  11. Alessandro Cascone ha detto:

    Caro benedetto, nemmeno il tempo di un Ave Maria che le speranze son già naufragate:

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/01/13/visualizza_new.html_1673025173.html

    certo che pero’ una curiosità ce l’ho: ma perchè nella finanziaria 2010, tra le tante cose che si potevano fare, non si è dato attuazione al divieto degli arbitrati negli appalti pubblici che costano allo Stato oltre il 95% di cause perse (e relativi inadempienze contrattuali a danno dello Stato) e laute parcelle (in alcuni casi alcune decine di milioni di euro) a personale esterno all’amminsitrazione statale ??

    Mistero della fede…

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