Il quoziente familiare non è necessariamente una buona idea

pubblicato anche su Chicago-Blog – Nel dibattito sulla riforma dell’Irpef, accesso dall’intenzione di Berlusconi di fare del 2010 l’anno del tanto auspicato e atteso “meno tasse per tutti”, già si vedono spuntare i soliti “quozientisti”. Intendo con questo termine i sostenitori del quoziente familiare. E’ un partito molto confuso quello dei quozientisti, almeno quanto lo è la formula fiscale che costoro propongono e gli obiettivi che si prefiggono.

Se pure si decidesse di ancorare le politiche pro-famiglia al sistema fiscale (e non è necessario che sia così, si potrebbe anche rimodulare la spesa sociale in favore degli interventi per la maternità, la cura dei figli e quella degli anziani), bisognerebbe accettare che a determinare i benefici fiscali siano esclusivamente i carichi familiari (i bambini, gli anziani, ma anche i disabili), non il matrimonio in sé.

D’altro canto, non si ravvedono le ragioni per le quali si dovrebbero escludere dai benefici quei nuclei familiari di fatto che pure si sobbarcano la cura dei figli, solo perché l’unione tra i partner non è sancita dalla formula matrimoniale.

I modelli di quoziente familiare che “premiano” il matrimonio attribuendo un vantaggio fiscale al secondo coniuge (secondo in termini di reddito percepito) finiscono per disincentivare il lavoro di quest’ultimo, come spiega bene Chiara Rapallini in questo saggio della Società Italiana di Economia Pubblica. Detto in termini concreti, il quoziente familiare disincentiva l’offerta di lavoro femminile: ci conviene?
Il “meno tasse per tutti” deve spingere nella direzione “più lavoro e più reddito”, non in quella opposta.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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