– L’Italia e le sue contraddizioni. Ictu oculi sembrerebbe l’accattivante titolo dell’ennesimo best seller destinato ad affastellarsi sugli scaffali delle patrie librerie. E invece, purtroppo, è il laconico jingle atto a descrivere in modo fulmineo la situazione del nostro Paese.

Destano invero perplessità gli strali polemici lanciati da alcuni esponenti di sinistra contro la recentissima direttiva del Ministro dell’Istruzione che ha fissato, per gli anni a venire, un tetto alla presenza di immigrati all’interno delle classi degli istituti scolastici nostrani.
Fino a pochi giorni or sono, infatti, proprio la sinistra si autoproclamava paladina dei diritti dei migranti (forse mossa dalla malcelata speranza di intercettarne i consensi onde raggranellare qualche voto in più nelle elezioni amministrative e con riferimento ai “nuovi” titolari – riusciti nell’intento acquisitivo – dell’italica cittadinanza).

La sinistra stessa, pertanto, si era affannata a imbastire avvincenti tesi filosofiche e a far fiorire magniloquenti sermoni sulla necessità di integrazione degli stranieri.
Quando poi, mentre altri erano ancora occupati a teorizzare, ha posto in essere un’iniziativa concreta per l’integrazione razziale, la maggioranza di Governo è stata repentinamente attaccata. L’untore aveva colpito e bisognava attaccarlo. Poteva immaginare Manzoni che la caccia agli untori sarebbe durata nei secoli?

Delle due, allora, l’una: o l’integrazione razziale non sta veramente a cuore alle sinistre o si è, ancora una volta, manifestato l’atteggiamento sinistro della demonizzazione incondizionata di chi governa. Il provvedimento del dicastero di viale Trastevere va pienamente condiviso.
Esso, infatti, servirà ad evitare la creazione di classi monorazziali e favorirà il miscuglio e l’incontro delle culture dei diversi soggetti che ormai popolano l’Italia.
La direttiva di Mariastella Gelmini, peraltro, implica che gli stranieri ammessi a ciascuna classe in eccedenza rispetto al limite previsto abbiano competenze linguistiche, da verificarsi caso per caso, pari a quelle dei propri compagni (che non perché cosi definiti sono necessariamente tesserati di partiti proletaristici).

Né, tanto meno, può evincersi una volontà di preclusione dell’accesso degli immigrati all’istruzione. Tutti gli immigrati aventine diritto accederanno all’istruzione ma saranno distribuiti in modo uniforme in tutti i plessi scolastici nazionali.
Finisce l’era delle ghettizzazioni. C’è forse qualcuno a cui ciò non piace?