Fisco: Della Vedova, Epifani accetti la sfida

– Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL:

“L’obiettivo di una seria riforma del fisco deve essere quello di favorire l’offerta di lavoro e gli investimenti, di incentivare la creazione e la diffusione della ricchezza. Non ci si può limitare, come fa il leader della Cgil Guglielmo Epifani, ad una spartizione della miseria, come purtroppo avverrebbe se la riforma si riducesse ad uno sconto fiscale in busta-paga.La questione salariale è un problema importante dell’economia italiana, da affrontare anche attraverso il decentramento della contrattazione, di cui la riforma fiscale non può essere un surrogato.

Il sindacato accetti di superare la logica antistorica della contrapposizione tra ricchi e poveri, tra dipendenti ed autonomi, ed accetti che una profonda riduzione delle tasse – ai redditi medio-bassi, ma anche a quelli alti – può restituire all’economia italiana il dinamismo e la crescita di cui ha bisogno”.


2 Responses to “Fisco: Della Vedova, Epifani accetti la sfida”

  1. PIETRO ha detto:

    —–La CGIL dopo Rosarno

    La storia, seppur con modalità diverse, si ripete e noi non impariamo mai nulla da quanto è successo. La CGIL di oggi mi ricorda quella di Ludovico D’Aragona che la governò dal 21 al 1925 e accettò di incontrarsi con Mussolini e D’Annunzio e, dopo l’assassinio di Matteotti, rifiutò la proposta dei comunisti per uno sciopero generale di protesta. Ma, a differenza di allora, non abbiamo un Bruno Buozzi che incarna, seppur nel poco tempo concesso dal fascismo, l’alternativa di classe e socialista al collaborazionismo subalterno e perdente.
    All’indomani della drammatica vicenda razzista culminata con la deportazione voluta dalla mafia ed eseguita dal Governo dei lavoratori neri di Rosarno per i quali sono state spese poche parole di circostanza in una intervista di Epifani, mentre i tetti sono pieni di lavoratori stiliti come antenne tv che gridano la loro disperazione ed anche il loro senso di isolamento e di sconfitta, la CGIL non trova di meglio che fare la richiesta di una elemosina, di una mancia di 500 euro una tantum “per rilanciare i consumi”come annota “il Sole 24 ore”.Chiede poi l’abbassamento della prima aliquota dal 23 al 20 %.
    Riguarda lavoratori e pensionati con redditi fino a 15 mila euro. Ad occhio e croce una beneficiata di pochi spiccioli, qualcosa come settanta centesimi di media al giorno! Rassegna Sindacale parla di una riduzione “strutturale” delle tasse di 100 euro mensili per i prossimi tre anni ma bisognerebbe capire meglio come arriva a questa quantificazione.
    Insomma, la questione dell’immiserimento dei lavoratori e delle loro famiglie viene affrontata soltanto dall’unico lato concesso dalla politica di alleanze con i ceti “produttivi” del PD: il lato fiscale. La modalità è quella che era stata inaugurata dal Governo Prodi: la mancia una tantum. Viene ignorata la condizione di milioni di schiavi bianchi e negri per i quali, l’assenza di una legge sul Salario Minimo Garantito, e l’altissimo livello di ricattabilità concesso ai loro datori di lavori dalla legge Biagi, costringe a retribuzioni miserrime medie di 400 euro mensili senza altri diritti. Non viene chiesto un adeguamento generale dei salari falcidiati dal fiscal drag. Le aziende sembrano esonerate dal dovere di
    migliorare le retribuzioni dei loro dipendenti. Insomma, il quadro generale dei rapporti sociali non viene toccato. Bisognerebbe chiedere il ripristino della scala mobile, una parola diventata tabù per i dirigenti sindacali, una parola fortemente criminalizzata dalla destra e dal padronato italiano che le attribuisce poteri inflattivi quando invece è sempre servita per trattenere l’aumento dei prezzi. Nel timore di uno scatto di contingenza, le aziende esitano ad aumentare i loro prodotti o servizi. Oggi invece sono scatenate dal momento che è per loro puro profitto senza pagare alcun dazio ai loro dipendenti.
    Salario Minimo Garantito, Abolizione della Biagi Scala Mobile e miglioramento della cassa integrazione e del sussidio di disoccupazione dovrebbero essere gli elementi di
    una vera riscossa sociale dei lavoratori che oltretutto sarebbero un tonico, un bene per l’Italia, dal momento che soltanto l’osservanza dei diritti e la corresponsione del giusto potrebbero riaprire la strada del risanamento e del progresso. Moltissimi economisti sostengono che migliori salari e meno infelicità nella condizione umana di chi lavora sono la strada per uscire dalla crisi. Invece si ha la netta senzazione che si punti alla salvezza soltanto dei benestanti. Non importa se un terzo della popolazione sta male. Il Senatore Ichino, autotorevole esponente del PD in materia di lavoro, stamane, dopo avere incassato 1150 di aumento del suo stipendione da nababbo della Repubblica, scrive al Corriere della Sera per paventare l’impoltronimento dei lavoratori che se in CiG “rallenterebbero la ricerca di un nuovo lavoro “crogiolandosi negli stravizi concessi dai 400 euro mensili di media e si spinge a proporre una macchinosa offerta di ricerca di lavoro se però gli imprenditori verranno esentati dal controllo giudiziale in caso di licenziamento. Se avranno cioè licenza piena di uccidere e se i lavoratori verranno privati del diritto a ricorrere da un giudice. La CGIL, nel proporre la sua riforma fiscale, si guarda bene dal parlare del costo della politica in Italia che è diventato oppressivo ed ha oltrepassato i 100 miliardi di euro l’anno pari al costo dell’intero sistema sanitario. Non chiede alcuna riduzione degli emolumenti e dei costi dei Palazzi. Forse lo giudica “qualunquistico”…
    Intanto ieri a Rosarno la mafia che fa politica e si è resa conto che la partita della caccia all’africano si era conclusa con una sua nettissima perdita di faccia ha organizzato una manifestazione assieme a qualcuno di coloro che Malcom X chiamava “negri di cortile” cioè di coloro che tradivano la loro comunità per compiacere con atti di basso servilismo i “bianchi”. Le parole d’ordine della mafia c’erano tutte: attacco allo Stato e criminalizzazione della stampa che nella circostanza ha dato una informazione corretta ed a volte anche indignata per le sarabande da KKK. Naturalmente lo striscione contro la mafia portato da un gruppo di ragazzi non è stato permesso. E’ stato organizzato un ampio servizio fotografico che mostra la “fraternizzazione” dei rosarnesi con i neri. Domani e un altro giorno ma non per i deportati. Nessuno si occuperà di loro se non per punirne la clandestinità.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  2. bill ha detto:

    Che bello, mi sembra di tornare al liceo. Solo allora, negli anni 70, si sentivano cose così. Ed è dai disastri di allora, di cui la scala mobile è un perfetto esempio (e io mi ricordo bene quanto tempo e quanta fatica ci vollero per togliere di mezzo quella castroneria), che derivano i nostri guai di oggi.
    Che, riassumendo, non sono la crisi, i salari bassi, i politici..
    E’ il non avere la più piccola cognizione di cosa significhi la parola “mercato”. Al punto che si scambiano le demenziali politiche stataliste e paternalistiche che hanno generato impoverimento generale e anni di declino col loro opposto, che è proprio il mercato.
    Siamo messi bene..

Trackbacks/Pingbacks