Francamente non riusciamo né a comprendere né a giustificare il linciaggio morale che Francesco Merlo oggi su Repubblica riserva all’atto di indirizzo, con cui il Ministro Gelmini fissa il limite del 30% per gli alunni stranieri nelle classi delle scuole italiane, lasciando comunque un ampio margine di autonomia agli uffici scolastici regionali e prevedendo che il “tetto” non includa alunni stranieri (come la gran parte di quelli nati in Italia, e non solo) che dispongano di adeguate competenze linguistiche , cioè, nella sostanza, che all’atto dell’iscrizione già comprendano e parlino correntemente l’italiano.

Il provvedimento serve ad impedire la formazione di “classi ghetto” (spesso anche mono-etniche e mono-linguistiche: tutti cinesi, o tutti arabi…), a scongiurare il fallimento didattico, cui va incontro una classe dove lo svolgimento dei programmi scolastici  sia interamente subordinato  all’alfabetizzazione primaria degli studenti stranieri, e ad arginare l’effetto di divisione delle classi lungo frontiere linguistico-nazionali. Tutto ciò, peraltro, pregiudicherebbe l’opera di socializzazione secondaria, con cui la scuola educa alla convivenza civile e alla cittadinanza.

Come si fa ragionevolmente a sostenere che ad ispirare la Gelmini sia lo stesso

“spasmo mentale dei fascio-futuristi che contro l´incremento demografico proponevano la guerra come igiene del mondo. Così la Gelmini propone le quote di sbarramento del trenta per cento come igiene del mondo della scuola”.

Perché sarebbe più “integrante” una scuola che riflettesse, nella composizione delle classi, la mappa dei ghetti urbani in cui, per ragioni in parte inevitabili e in parte dovute all’inerzia degli amministratori locali, si sono raggruppati gli immigrati stranieri, spesso in “enclave nazionali”? Non è meglio, molto meglio, della scuola “dei rumeni”, e di quella “degli arabi”, e di quella “dei cinesi”, un sistema scolastico che non scarichi solo su alcune scuole e su alcune classi il peso dell’integrazione, fino a disintegrarle ed a renderle inservibili come luoghi di formazione e di apprendimento?

Quanti, nella Lega e non solo, strizzano l’occhio alla canaglia razzista sono però d’accordo con questa proposta e usano anche questo argomento nella loro campagna “anti-immigrati”. E allora? Questo è al massimo un motivo per vigilare affinché una buona idea non sia utilizzata per una cattiva causa.