Rosarno, Italia

La rivolta degli schiavi in una terra occupata e governata dalla criminalità organizzata – che costituisce in Calabria un potere politico riconosciuto – non può essere rubricata alla voce: immigrazione clandestina. La manodopera agricola sfruttata e sottopagata, condannata a non esistere, ad odiare e a farsi odiare, è una perfetta metafora di ciò che sa essere, al peggio, il nostro Paese. Questa vicenda dice molto di “noi” e quasi nulla di “loro”

Duemila persone che vivono come topi sotto gli occhi di tutti, e in realtà di nessuno, e che “lavorano”, come si può lavorare dove non esiste né lo stato di diritto né lo Stato, non sono il segno di una falla nel sistema di controllo dell’immigrazione. Sono un segno di degrado civile i cui responsabilibili hanno nomi e indirizzi italiani: a Rosarno, in Calabria, in Italia.

Di fronte a scene che ricordano Beirut, lo Stato deve intervenire con durezza a ripristinare l’ordine. Ma l’ordine a Rosarno non si ripristina rimettendo al “loro posto” o rimandando al loro paese i duemila africani che raccolgono gli agrumi.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

26 Responses to “Rosarno, Italia”

  1. Marianna Mascioletti ha detto:

    I capponi di Renzo…
    “Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate: le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come troppo sovente accade tra compagni di sventura.” (I Promessi Sposi, capitolo III, rr. 95-103)

  2. Lucio Scudiero ha detto:

    @Marianna: gran bel commento. Te lo rubo.

  3. Gabriele Martelli ha detto:

    Per non parlare, che spesso e volentieri questa gente scappa dal degrado e la violenza del proprio paese, anche la dove vi sono ricchezze che potrebbero portare benessere a tutta la popolazione.
    Vedi Nigeria, e tanti altri paesi Africani pieni di ricchezze esportate da un neocolonialismo mascherato da Globalizzazione.
    C’e’ Gente come Ken Saro Wiwa che muore nel proprio paese e gente che non ha la forza di combattere e che viene sempre piu’ divisa in fazioni per esercitare un maggior controllo, che scappa per fuggire ad una spirale di violenza e di degrado in cui è avvolto il proprio paese.

    EPPURE basterebbe poco per non avere il problema dell’immigrazione…basterebbe far sviluppare con le proprie ricchezze questi paesi affinche non ci sia piu’ bisogno di cercare l'”AMERICA” fuori dal proprio paese.

  4. Lontana ha detto:

    In Canada si fanno venire i messicani a raccogliere i frutti dei campi. Vengono con un permesso speciale, soggiornano presso i farmers e sono “sorvegliati” per tutto il tempo concesso al termine del quale TORNANO in Messico.

  5. Domenico Monea ha detto:

    @Gabriele: la storia del neocolonialismo non attacca, se i paesi africani sono poveri è principalmente a causa del parassitismo di una classe politica dittatoriale che ruba le ricchezze e ne frena lo sviluppo, le multinazionali tanto odiate (ed entro poco i cinesi), al contrario, sono una delle poche fonti di sviluppo del continente.

    @Lontana: concordo.
    Sono stato meno di un mese fa a vedere con i miei occhi le condizioni degli africani di Rosarno, ammassati come bestie in una fabbrica cadente nel degrado più totale, e sarebbe questa la civiltà che richiamano i perbenisti dell’accoglienza a tutti i costi?
    Il problema è che lavoro in calabria non ce n’è e i mandarini si raccolgono con profitto solo quando si può sfruttare il lavoro sottopagato di questa gente, ma questo è colpa delle scelte sbagliate fatte da anni nella regione, non certo di ndrangheta e mafie varie.
    Allo stesso modo l’impostazione dell’articolo, ovvero gli africani sfruttati dalla mafia, è assolutamente fallace: la maggior parte vengono impiegati dai normali proprietari di terre che non hanno altro modo per raccogliere frutta che vale pochi centesimi al chilo, gli ndranghetisti non hanno certo bisogno di raccogliere arance per vivere.

  6. Lontana ha detto:

    X D. Monea
    Mi pare che tu abbia ragione e cio’ che volevo dire é che in Italia tutti piagnucolano sulla cattiva sorte dei clandestini che hanno fatto arrivare, senza barriere e senza limiti. Appena un maroni accenna ad introdurre un minimo di regole, tutti si stracciano le vesti e cosi’ si facilita il lavoro nero e le mafie.
    In Canada si fanno arrivare solo quelli a cui si puo’ fornire aiuto, tranne ovviamente i rifugiati politici, che pero’ sono controllati e non devono aver mentito.

  7. Domenico Monea ha detto:

    Il problema è questa concezione di “dover fornire aiuto”, mi spiego: i rifugiati politici, ovvero coloro che sono perseguitati per le loro idee, non quelli che vivono in paesi dittatoriali sennò saremmo obbligati ad accogliere 1 miliardo di cinesi per cominciare, devono essere protetti, ma l’idea che passa è che chiunque abbia “bisogno” debba essere accolto, nutrito, dato un tetto ecc, cosa che non sta nè in cielo nè in terra sennò per questi liberal de noialtri (nessun accenno al sito, che apprezzo, ovviamente, intendo nell’accezione USA del termine) tutto il terzo mondo dovrebbe essere portato in europa.

    Gli Africani sono un problema a Rosarno? Ovviamente si, ma perchè semplicemente in un territorio già allo stremo (la città, per chi non l’avesse mai vista, starebbe molto meglio nel terzo mondo che in un paese UE) non si può chiedere ai calabresi di “accoglierli” anche se, allo stesso modo, andrebbe colpito chi sfrutta questa gente in un modo così ignobile (notare, poi, che questi neri sono gli stessi che l’estate si spostano in campania/puglia per raccogliere i pomodori come schiavi, il problema è generalizzato specialmente al sud d’italia).

    Saluti

    Domenico

  8. Andrea ha detto:

    Non conosco la situazione di Rosarno, se è implicata la ndrangheta, se gli immigrati hanno costituito a loro volta una simil-mafia, di chi sia la colpa etc… dico però che ridurre il tutto ad un semplice problema di immigrazione clandestina, e che ciò venga accolto dall’opinione pubblica senza un prurito al naso, è davvero singolare.

  9. Carmelo Palma ha detto:

    @ Domenico: a Rosarno gli stranieri non ci sono arrivati portati dall’ideologia dell’accoglienza, ma dai produttori di agrumi e ci vivono da anni “vigilati” dalla criminalità locale, che sa come mantenere l’ordine. Sono, anche gli stranieri, parte di un ordine politico criminale. Tu ritieni che il problema di fare entrare legalmente chi raccoglie gli agrumi sia un vero problema, oppure no, nel senso che anche senza stranieri l’agricoltura della Piana di Gioia Tauro andrebbe avanti lo stesso?

    @Lontana: Maroni ha messo delle regole, ma evidentemente a Rosarno e in tutte le campagne meridionali (e non solo), di queste regole se ne impippano. La colpa è di Maroni? Non direi. E’ dell’opposizione? Neppure. Di chi è la colpa?

  10. Domenico Monea ha detto:

    @C. Palma: innanzi tutto i doverosi complimenti, la leggo spesso e concordo quasi sempre con i suoi ottimi articoli.

    Quanto agli Africani della piana è ovvio che all’ndrangheta stia bene che ci siano, sennò sarebbero già scomparsi, ma che sia tutto colpa della mafia è il solito paravento che si trova per tutti gli affari meridionali.

    Non è l’ndrangheta ad aver bisogno di queste persone, per altro rumorose per l’opinione pubblica nazionale, per raccogliere mandarini che, se va bene, vanno da 4 a 6 centesimi al kg, una miseria se si comprende che giri di traffici hanno in mano le ndrine della piana, ma i proprietari locali che non hanno altra soluzione se non far marcire i frutti sulle piante (cosa che fanno le persone oneste, non disposte a schiavizzare questa povera gente).

    Poi di chi sia la colpa il punto alla base rimane sempre quello: cosa fare di migliaia di clandestini che vivono nel degrado e che non hanno alcuna possibilità di lavoro in un territorio depresso dove gli abitanti stessi sono costretti ad emigrare per lavorare?
    Che diritto hanno queste persone, sia pur sfruttate e maltrattate, di stare li? Il solo bisogno?
    Mi pare una risposta molto poco liberale.

    Quanto alla colpa mi permetto di rispondere al posto di Lontana: è colpa dei cittadini del sud e dei politici locali e Italiani degli ultimi 60 anni, non sempre della solita e onnipresente mafia, anch’essa derivata dal malcostume di uno stato padre e padrone che gli ha dispensato soldi, lavorati dalla parte produttiva di questo paese e inviati ai soliti potentati locali.

    Quanto a Maroni è l’ennesima lavata di faccia: potranno pure usare il caso Rosarno per farsi belli agli occhi dell’opinione pubblica ma non possono far fallire tutta l’economia agricola (e malata) del sud d’Italia visto che si tratta degli stessi poveracci che quest’estate si troveranno a Castel Volturno a raccogliere pomodori quest’estate.

  11. nick ha detto:

    prima di punire la gente la devi ascoltare. devi capire se hanno tolto o no . questo maroni non capisce niente a condanato prima di sapere che cosa sta sucedendo li. NO SO PERCHE U.E. STA ZITA. FORSE HANNO PAURA ……

  12. Sharon Nizza ha detto:

    Ciao Carmelo.
    Mi sembra evidente che in questa vicenda si intersecano questioni legati alla gestione dell’immigrazione e alla criminalità organizzata, ma non ne so abbastanza per definire quali siano gli equilibri tra questi due fattori.
    Quello che però mi ha interessato del tuo articolo è il “noi”.
    “Noi” chi? Noi calabri? Ma allora anche noi romani, a due passi dalla stazione ostiense e noi milanesi dei pressi di chinatown.
    Cosa dice di “noi” questa storia? Che siamo razzisti? Cioè, gli italiani sono razzisti?

  13. Giordano Masini ha detto:

    Permettetemi un commento molto poco politicamente corretto, che è poi lo stesso che ho sentito un’ora fa al bar del paese. “Hanno fatto bene! Li fanno vivere come bestie, e gli danno du’ lire al giorno. E poi per divertirsi gli sparano pure! Se li cojessero da soli i pomodori…”
    Ma perché è così difficile chiamare le cose col loro nome?
    Chi ha fatto un commento del genere è un agricoltore, non un frequentatore di centri sociali.
    Che c’entrano il razzismo, il colonialismo, le regole, la cittadinanza…
    In un territorio abbandonato dalla civiltà ci dovevano pensare qualche centinaio di immigrati, e chissenefrega se clandestini o meno, a ripristinare un minimo di ordine, sissignori, di ordine. Almeno l’ordine tra ciò che è bene e ciò che è male. Come era successo a Casal di Principe, dove sono stati gli africani a far arrestare i camorristi.
    Perché noi, da quelle parti, non ne siamo più capaci. O non ce ne importa più di tanto.
    Hai detto bene Carmelo, questa vicenda dice molto di “noi” e quasi nulla di “loro”.

  14. Carmelo Palma ha detto:

    @ Sharon: “noi” siamo proprio noi, compresi io e te. L’Italia è anche – non solo, certo, ma anche – questa cosa qui, territori in cui vivono milioni di persone in cui tutto, l’immigrazione clandestina, quella legale, le tasse pagate e non pagate, l’attività economica e quella civile, risponde ad un potere che non è legale, che è criminale, e esercita una vera e propria sovranità politica. Noi, con il nostro voto, diamo ai nostri rappresentanti il compito di rappresentare anche questa Italia qua, e ne dobbiamo, con loro, rispondere.

    @Giordano: sono ovviamente d’accordo con te e con quelli del bar del tuo paese….-)!

  15. Lontana ha detto:

    Io rifiuto di prendermi delle responsabilità che non ho.
    Io non sono “noi”. La responsabilità é sempre individuale e al Sud ci sono persone criminali che hanno assunto clandestini in nero e politici criminali che fa comodo eleggere. Sono persone che vanno perseguite e messe in carcere e si deve applicare la legge senza sconti.
    Noi italiani NON possiamo farci carico delle miserie del mondo perché non ne abbiamo i mezzi e perché non é giusto e abbiamo invece il dovere di difenderci e difendere i nostri figli dalle malavite.

  16. Claudio ha detto:

    L’indiscriminata immigrazione clandestina che subiamo per me c’entra eccome, l’Italia (e più in generale l’Europa) non può accogliere ed integrare un infinito numero di immigrati, se il numero di “ospiti” è troppo elevato poi è inevitabile che molti di costoro finiscano a vivere nel degrado ai margini della società, sopravvivendo grazie ad espedienti oppure finendo schiavizzati. Il “bello” è che spesso(sia chiaro non mi riferisco a Palma) a scandalizzarsi di più per le condizioni in cui vivono certi migranti sono proprio coloro che accoglierebbero il mondo intero, senza ovviamente preoccuparsi del fatto che poi è impossibile fornire un lavoro regolare ed un alloggio decente a tutti i disperati che per pietismo vorrebbero far entrare in Italia.
    Si dice che certi lavori agricoli gli italiani non li vogliano più fare e che se non fosse per gli stranieri nessuno raccoglierebbe più i pomodori o le arance, ma ne siamo proprio sicuri?
    In realtà a me questo sembra un luogo comune bello e buono, direi infatti che certi lavori agricoli gli italiani non li vogliono più fare a certe paghe vergognose, fino a circa 15 anni fa nel sud erano gli abitanti del luogo a fare questi lavori e venivano pagati (ovviamente in nero) decisamente di più della miseria che oggi percepiscono i tanti clandestini, diciamo quindi che gli italiani nel pretendere retribuzioni “poco concorrenziali” sono loro malgrado fuoriusciti dal mercato… e ai caporali non serve andare in Africa per trovare disperati disposti a lavorare per una miseria, gli basta “pescare” tra i numerosi clandestini già presenti sul nostro territorio, quindi in definitiva nel creare situazioni simili l’immigrazione irregolare c’entra eccome…
    L’unico “vantaggio” (se così lo si vuol chiamare) è che pomodori ed arance ci costano meno, ma francamente sarei disposto a pagarle anche il triplo piuttosto di vedere certe scene.

  17. Claudio ha detto:

    Giordano Masini: guarda che quegli immigrati mica se la sono presa con i loro caporali, o con la mafia, no se la sono presa con la cittadinanza, se al tuo “amico” agricoltore gli avessero bruciato la macchina, distrutto il negozio o importunato la moglie forse l’avrebbe capito anche lui e ora la penserebbe diversamente…

  18. Claudio ha detto:

    Lontana: hai perfettamente ragione, ma si sa noi siamo specialisti nell’autoflagellarci accollandoci le responsabilità di tutte le sciagure del mondo, le stesse persone che quando si parla degli “altri” ci fanno (giustamente) presente che non bisogna generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio, generalizzano invece regolarmente quando ad essere nell’occhio del ciclone siamo “noi” e così per il comportamento vergognoso di certi caporali si ritiene responsabile l’intero popolo italiano.

  19. Claudio ha detto:

    cito dall’articolo di Palma:

    “Di fronte a scene che ricordano Beirut, lo Stato deve intervenire con durezza a ripristinare l’ordine. Ma l’ordine a Rosarno non si ripristina rimettendo al “loro posto” o rimandando al loro paese i duemila africani che raccolgono gli agrumi.”

    Di certo il rimpatrio di chi non ha il permesso per rimanere nel nostro paese non è sufficiente per riportare ordine, ma è comunque necessario, così come lo è prendere severi provvedimenti nei confronti di chi quei clandestini li ha sfruttati per anni.

  20. Giordano Masini ha detto:

    @ Claudio. Tu pensi che la mafia e i caporali da quelle parti siano arrivati in astronave? Oppure sono l’espressione stessa di quella società, l’unica autorità riconosciuta. E quei ragazzotti che se non hanno qualcosa da vedere in TV vanno a sparare agli africani coi fucili ad aria compressa non sono i rampolli delle famiglie di Rosarno? Ho sentito Loiero dire che l’anno scorso c’era stato un altro episodio simile, con degli africani feriti. Il giorno dopo gli immigrati avevano fatto una marcia silenziosa, attraversando il paese in fila indiana, per andare dal sindaco e dai carabinieri a denunciare l’accaduto. E oggi si pretende che prima di sfasciare una macchina leggano le targhe?
    Maroni ha perso una splendida occasione per fare il leghista vecchia maniera, magari dicendo che quei calabresi sono degli incivili, facendo magari una generalizzazione, ma avvicinandosi alla realtà molto di più di quanto non stia facendo ora.
    Poi è chiaro che bisogna intervenire, riportare l’ordine, rimpatriare gli irregolari.
    Ma mi aspetterei anche che qualcuno ricordasse agli abitanti di Rosarno che se non sono finiti appesi ai lampioni si possono considerare fortunati, perché è quella la fine che fa, in qualsiasi parte del mondo, sviluppato o meno, chi riduce della gente in schiavitù.
    In America insegnano nelle scuole che i ribelli che gettarono il tè inglese nelle acque del porto di Boston non lo ha fatto per soldi, ma per dignità. Oggi sono gli africani di Rosarno che ci insegnano la dignità, molto di più di quanto non facciano gli italiani di Rosarno che piagnucolano in TV perché “lo stato ci ha lasciato soli”, lo stesso stato che gli permette di pagare la manodopera 15 euro al giorno e li imbottisce di pensioni di invalidità fasulle.

  21. sandro ha detto:

    IL governo capitalistico di berlusconi, HA BISOGNO di SCHIAVI, lo siamo anche noi bianchi, tartassati e presi in giro da un informazione di regime, tutta bugie e propaganda. Ma i neri clandestini servono alle imprese, e la LEGA lo sa bene. Da una parte fa finta di bloccare l’immigrazione clandestina e dall’altra apre le porte per le industrie padane e i latifondisti del centro sud, ai clandestini, che saranno le bestie dei caporali. Sicuramente mafia, camorra e ndrangheta, BEN coperti dal sistema fanno la parte del leone, ma il governo berlusconi lo sa benissimo e finge di dire due stronzate in tv, e chiude gli occhi. Senza i clandestini, il capitalismo del nord est, non esiste e neppure le aziende agricole del sud.
    Se le imprese non potessere sfruttare i neri, chiudono domani. E allora la Lega per un pugno di voti, vede e approva il caporalato. In definitiva a berlusconi non importa nulla della gente, dell’italia, ha interessi solo per se stesso. Questo è il peggiore governo della repubblica italiana, in assoluto. Se riflettete tutti i voti del PDL alle ultime elezioni vengono da regioni storicamente mafiose, chiedetevi perchè.. la mafia ha il suo interesse nel mantenere alcuni governi piuttosto che altri.
    Mentre tutte queste parti, si spartiscono la torta e si coalizzano dietro le quinte, i cittadini sono al limite della vivibilità e se non hanno mezzi propri di informazione, sono anche intontiti dai TG in prima serata, fatti apposta per confondere, omettere la verità. Ricordiamo che il 90% dei giornali e televisione è controllata da Berlusconi e famiglia…PURTROPPO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  22. mauroD ha detto:

    se l’immigrazione non centra come mai la rivolta arriva dagli immigrati?

  23. gobettiano ha detto:

    Le responsabilità di Rosarno ma di tutto il mezzogiorno, del lavoro nero diffuso dapertutto con maggioranza al sud richiama responsabilità che vanno dai cittadini di Rosarno fino a quelle del governo. Se invece che un profluvio di parole e del consueto scaricabarile cominciassimo con le assunzioni di responsabilità ciascuno le sue, sarebbe un bel passo in avanti. Sarebbe anche un modo per evitare di imprecare contro il destino cinico e baro.
    luigi zoppoli

  24. francesco zaffuto ha detto:

    In Italia sulla questione immigrati la politica oscilla tra il buonismo e la persecuzione.
    Gli ultimi dispositivi normativi messi in campo dal Governo su pressione della Lega sono stati propagandati come il massimo della rigidità contro i clandestini: la clandestinità è stata considerata reato e l’affitto di case agli immigrati irregolari è stato considerato come favoreggiamento di un reato.
    Ma il nodo del problema è il lavoro nero: diffuso nel nostro paese tra clandestini, tra immigrati regolari e tra gli stessi italiani.
    Il lavoro nero è una specie di terza economia nel nostro paese, tutti i politici ne parlano male da tanti anni, e nessuno si vuole assumere la responsabilità politica di mettere in campo dei dispositivi normativi per contrastarlo. I dispositivi normativi debbono essere necessariamente rigidi prevedendo delle penalità scoraggianti per i datori di lavoro in nero; la mancata dichiarazione dell’assunzione anche per un solo giorno di un lavoratore deve essere considerata reato. Non si possono perseguitare i disperati,vanno ostacolati quelli che si arricchiscono sulle loro spalle.
    Occorre anche avere il coraggio di affrontare i meccanismi del collocamento al lavoro, non si può accettare che il collocamento sia fatto arbitrariamente da privati al di fuori di ogni controllo. I comuni debbono farsi promotori di uffici di collocamento per tutti i cittadini ed in particolare per gli stessi immigrati che debbono poter accedere al lavoro attraverso uffici di lavoro pubblici.
    Solo con un lavoro liberato dai meccanismi di ricatto si può cominciare ad affrontare il problema dell’immigrazione nei giusti termini di integrazione. Altrimenti rischiamo di dare fette di territorio alle mafie locali e incrementiamo i fenomeni di razzismo.
    Della eliminazione del lavoro nero ne trarranno un sicuro beneficio i lavoratori italiani, l’intera collettività per gli aspetti fiscali (poiché dietro il lavoro nero si nasconde la fetta più cospicua dell’evasione), gli stessi immigrati che potranno valutare le condizioni del loro soggiorno in Italia in modo chiaro e alla luce del sole.
    Pare che la classe politica nel nostro paese sia in gran parte ostaggio delle componenti sociali che sul lavoro nero hanno trovato possibilità di arricchimento o si è adagiata per pigrizia mentale su una prassi consuetudinaria . Esiste una specie di ricatto strisciante per la politica che si manifesta con la paura delle conseguenze economiche negative che si possono ipoteticamente determinare con l’eliminazione dell’economia in nero. Le conseguenze possono essere solo positive se il problema si affronta con qualche misura appropriata sul piano dei contributi sociali e sul piano fiscale.
    Il sindacato deve assumere il coraggio di farsi principale artefice di questa battaglia: lavoro nero, precariato diffuso e disoccupazione sono la cancrena del nostro paese.

    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  25. Claudio ha detto:

    Giordano Masini: Anche io penso che mafia e caporali siano espressione stessa di quella società, ma non penso si debba generalizzare, riversando la responsabilità dell’accadutto prima su tutti i rosarnesi, poi sui calabresi ed infine su tutti gli italiani come si sostiene in certi ambienti cosidetti “progressisti”.

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  1. […] avere una parte dei punti, magari comulabili con quelli della patente del vicino. Poi c’è stato Rosarno. Era Calabria. Era sofferenza e rabbia. Sentimenti nati non a caso e non perché sbarcando sulle […]