Perché al governo non serve abbassare le tasse, ma all’Italia sì

– La ragione per cui è difficile mettere mano ad una riforma che alleggerisca, sia pure parzialmente, la pressione fiscale sul reddito personale e d’impresa non ha a che fare con gli equilibri di un bilancio pubblico minacciato dalla crisi economica. Ha piuttosto a che fare con gli equilibri politici di un Paese, il cui sistema fiscale fotografa alla perfezione i rapporti di forza e la “cultura sociale” diffusa, oltre ad influire, in modo rilevante, sull’evoluzione del sistema economico e produttivo.

Non è un caso che, dal punto di vista politico, la stagione berlusconiana sia stata inaugurata, ormai quindici anni fa, da un attacco frontale allo “Stato fiscale”. La rottura nel sistema dei poteri e la bancarotta del sistema politico apriva potenzialmente spazi per cambiamenti profondi, tra cui quello fiscale appariva giustamente il primo e più strutturale. Il collasso delle classi dirigenti, che avevano gestito il Paese affidando allo Stato l’intermediazione di una massa crescente di risorse economiche, per la prima volta consentiva di articolare in termini “statuali” una polemica antistatalista, che fino a quel momento aveva animato solo simboliche “rivolte” .

Non è un caso che quindici anni dopo – “Berlusconi regnante” – la situazione si sia quasi capovolta, la riduzione della pressione fiscale appaia all’esecutivo più un azzardo che una possibilità e le voci su di un possibile taglio delle tasse siano tempestivamente smentite.
Il passaggio dal berlusconismo “eversivo” a quello “del consenso” – dal Berlusconi rappresentativo dell’esigenza di cambiamento a quello garante della continuità e della tenuta del sistema-paese – ha comportato il progressivo downgrading della questione fiscale, che non è, nè appare una delle priorità dell’azione di governo.

Inoltre, mentre Berlusconi, rettificando il proprio radicalismo anti-fiscale, può dilagare nel perimetro elettorale della sinistra, non esiste ancora una sinistra che sappia o possa fare concorrenza liberale sui temi fiscali alla coalizione del centro-destra. Insomma, a Berlusconi non serve toccare l’equilibrio di un sistema, che oggi lo premia.

Rimane però il fatto che gli equilibri politici passano e le leadership pure, ma il Paese resta. E nessuno ha ancora spiegato persuasivamente come per l’Italia sia possibile agganciare una ripresa economica più robusta e rialzare economicamente la testa, senza aggredire, come diceva ieri Benedetto Della Vedova, il “potentissimo disincentivo fiscale al lavoro e all’investimento produttivo”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

15 Responses to “Perché al governo non serve abbassare le tasse, ma all’Italia sì”

  1. seltsam ha detto:

    Se per ridurre le aliquote irpef delle persone e le aliquote ires delle imprese, si fa come vogliono sindacati e sinistra, e cioè si tassano con aliquote più alte titoli di stato, obbligazioni, fondi e azioni, cioè il risparmio degli italiani, allora molto meglio non fare assolutamente nulla. Primo perchè alzare le tasse sulle cosiddette rendite è iniquo, in quanto i detentori di patrimoni possono utilizzare la residenza ne paradisi fiscali per non pagare nulla: gli unici che pagano queste tasse sono lavoratori, pensionati e cittadini comuni. Le distanze sociali con queste tasse di carattere patrimoniale fatalmente aumentano. Secondo: queste tasse incentivano i residenti italiani all’evasione e alla fatturazione in nero, portando i capitali all’estero. Inoltre riducono l’appettibilità dell’Italia per il cosiddetto capitale umano: professionisti e imprenditori, che giustamente preferiscono lidi come la Svizzera per svolgere la loro attività ad alto valore aggiunto. Terzo: i sindacalisti e la sinistra non credono loro stessi alla propaganda che ci scodellano giornalmente. La casta sindacale ha il suo interesse ad elevare le tasse sul risparmio per favorire i loro fondi pensione a fiscalità agevolata. Alla sinistra invece farebbe molto comodo che il centro destra si autosilurasse aumentando di fatto le tasse e togliendo dalla scena questa questione che regolarmente fa perdere voti alla sinistra. Pertanto sarebbe bene che si chiarisse cosa si intende con “potentissimo disincentivo fiscale al lavoro e all’investimento produttivo”. Perchè se si intende dire che si vuole abbassare le tasse tagliando la spesa pubblica, allora sono d’accordo. Ma se invece quest’affermazione si inserisce nella stucchevole retorica sindacale che indica il reddito da risparmio come una rendita parassitaria, allora proprio non ci siamo, caro signor Palma.

  2. Carmelo Palma ha detto:

    Allora il gioco è questo: uno dice A (tagliare le tasse sui redditi da lavoro e d’impresa), l’altro risponde: “Su A sono d’accordo, ma il realtà per te A è solo il pretesto per fare B (aumentare le tasse sulle rendite finanziarie), anche se non l’hai detto, anzi, proprio perchè non l’hai detto…”. Ok, mi arrendo, confesso. Non penso che il taglio delle tasse debba essere finanziato con un aggravio delle aliquote sulle rendite finanziarie, ma con un vasto piano di espropri proletari, con un prelievo forzoso sui conti correnti degli elettori del Pdl (anche sul mio, perchè su certe cose non guardo in faccia nessuno), e con una gabella sulla tratta delle bianche. Ah…mi dichiaro progioniero politico.

  3. seltsam ha detto:

    Non voglio accusare nessuno di prossimità alle tesi sindacali e della sinistra. Dico solo che a questo punto è meglio mettere le carte in tavola. E’ chiaro che i sindacati, la sinistra e una parte del mondo imprenditoriale (tipicamente quello che ha residenza in Svizzera) premono affinchè il risparmio degli italiani venga tassato per reperire le risorse per un taglio alle aliquote ires e irpef. E’ chiaro che in cambio si sta offrendo a Berlusconi una chance di fare alcune riforme. In questo clima leggermente torbido un po’ di ridondanza esplicativa non guasterebbe. In particolare sarebbe opportuna la chiarezza nelle dichiarazioni di chi è vicino in qualche misura a quel Fini che ha sponsorizzato la candidatura della Polverini per il Lazio. E se magari qualcuno avesse anche il coraggio di affrontare a muso duro e senza peli sulla lingua l’intollerabile demagogia sindacale imperante, allora costui sarebbe anche molto apprezzato.

  4. filipporiccio ha detto:

    A me sembra che nessuno voglia abbassare nessuna tassa. Quando si parla di rendite finanziarie il discorso è piuttosto: alzare le tasse sulle rendite finanziarie per permettere (forse e in teoria) di ridurre quelle sul lavoro. Ma alla fine si tratta sempre di aumentare di 2 da una parte e (forse) ridurre di 1 dall’altra. Ai liberali è cristallinamente chiaro che questo livello di imposizione fiscale, comunque venga distribuito, oltre ad essere immorale è anche insostenibile dal sistema; ed è anche evidente che di liberale al governo non c’è nessuno, e al massimo c’è qualche ex-liberale “pentito”. Certo ogni tanto c’è qualche boutade demagogica come l’abolizione dell’ICI, ma la sostanza non cambia, ed è che per ridurre significativamente le tasse lo stato deve ridurre drasticamente la spesa, ma nessuno vuole farlo. Oggi poi che anche gli USA hanno virato verso il socialismo nell’illusione di combattere una crisi che tutti credono colpa del libero mercato, non sarà certo da Berlusconi & c. a venire una soluzione liberale: il ragionamento che va per la maggiore è probabilmente “tutti gli altri paesi si stanno indebitando come noi avevamo già fatto prima, per cui indebitiamoci ancora di più”.

  5. Antonluca Cuoco ha detto:

    affamare la bestia in Italia è sempre molto arduo … rasenta la mission impossible !

  6. Andrea ha detto:

    Prodi è passato alla storia come il premier delle tasse, non senza merito, intendiamoci. Berlusconi, nell’immaginario dell’elettorato, le ha abbassate. Forse un piccolo problema di informazione in Italia c’è.

  7. seltsam ha detto:

    x Filippo
    Anche la mia impressione è che il liberismo economico sia stato messo in soffitta da Tremonti imbracciando al suo posto una linea paternalistico solidale che ingessa il sistema. Comunque sempre meglio questo che il socialismo filo sindacale della sinistra. A mio parere però la colpa non è solo di Berlusconi o di Tremonti. Il fatto è che sono pochi in Italia quelli che difendono il liberismo. Non perchè non lo vorrebbero. Ma semplicemente perchè la cappa culturale socialista soffoca e avvolge. Persino gli esponenti del centro destra sembra che ne siano intimiditi. E invece di vergognarsene alcuni ministri di cdx ostentano persino un retaggio socialista. Tutti i giornalisti hanno una cultura di sinistra. In televisione va in scena lo stesso copione della carta stampata: i pochi liberisti che vengono invitati nei talk show lo sono solo per parlare di temi etici, dell’immigrazione e sulle conflittualità fra Fini e Berlusconi. Tutte cose che fanno comodo alle polemiche di cui si nutre la sinistra. E quei pochi che vengono invitati alle varie tribune televisive tengono anche un corportamento educato e dimesso. Per conto mio cari liberisti vi dovete dare una mossa e mostrare i denti. Iniziate a rinfacciare ai sindacalisti e alla sinistra le loro contraddizioni e proponete poi le vostre ricette di tagli di spesa per abbassare le tasse incalzando il governo stesso, ma con forza, lasciate perdere il bon ton, non è più di moda da un pezzo. Non abbiate paura di essere dei falchi in paese di lupi travestiti da agnelli. E’ ora di finirla con le pagliacciate in cui sindacalisti ipocriti privi di reale rappresentanza vengono invitati a dire la loro sulle varie finanziarie o sulle varie riforme. Certo il rischio c’è che qualche esaltato del sindacato vi metta una bomba sotto la macchina. O che vi tiri una statuetta del duomo. Ma questo è solo un motivo in più per agire con fermezza e chiarezza.

  8. Alessandro ha detto:

    Alzare le aliquote su BOT E CCT non credo sia nelle intenzioni di nessuno nel Governo, tanto più che in PArlamento non ci sono più forsennati alla Bertinotti che puntano i piedi. Nè nelle piazze vedo queste folle oceaniche di sindacalisti. Tremonti ha solo paura di perdere gettito ora che è riuscito a recuperare qualche miliardo con lo scudo: per ora ha parlato di cautela, ma dopo quest’intervista (a Repubblica!) del Berluska sarà difficile tirarsi indietro dalla Grande Riforma.
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=P7ITK

  9. bill ha detto:

    Sapiamo tutti com’è la storia: abbassare le aliquote fiscali ha sempre, ovunque sia stato fatto, aumentato il gettito fiscale.
    La proposta di aumentare la ritenuta fiscale sulle cosiddette rendite finanziarie è una stupidaggine assoluta, sia in termini teorici,e soprattutto in termini pratici: a che risultato porterebbe? Che invcentivo si darebbe per convogliare il risparmio verso investimenti produttivi? E soprattutto, che appeal verrebbe ad avere l’Italia verso gli investitori esteri, visto che già è a livelli bassissimi? Assisteremmo ad una colossale dismismissione di assets da parte degli investitori istituzionali esteri, con conseguenze devastanti sul nostro mercato mobiliare
    Altra stupidaggine: abbassare le tasse solo ai lavoratori dipaendenti. vanno abbassate nella stessa maniera a tutti.
    Ora, io penso che il Cav il calo della pressione fiscale lo desideri fortemente: sa bene che è una sua promessa, e se non farà nulla chiuderà la sua avventura politica malamente. Questo per lui sarebbe uno smacco, e non lo sopporterebbe. Il problema è che anche nel PdL c’è una pletora di statalisti e di gente che comunque non se la sente di tagliare benefits a categorie, corporazioni e lobbies (che magari hanno pure contribuito alla propria elezione). Provate a pensare: chi ha il coraggio ad esempio di toccare la tassazione di favore di cui godono le banche? O i privilegi sindacali, organizzazioni che muovono miliardi (pensate solo ai patronati..) e presentano bilanci da bocciofila?
    Non penso sia solo un problema di chi si definisce socialista: Brunetta è uno di questi, ma è uno dei ministri più decisi e non penso proprio che sia contrario all’abbassamento della pressione fiscale.

  10. seltsam ha detto:

    x Alessandro
    Ah sicuramente non c’è molta voglia da parte dell’esecutivo di alzare le tasse su bot, cct, azioni e fondi. Ma le pressione ci sono. Quasi ogni giorno i nostri amici sindacalisti vanno in televisione o sui giornali a piangere su quanto ingiusto è che i ricchi nababbi, cioè i risparmiatori italiani, non vengano tassati per abbassare le tasse ai lavoratori e alle aziende. E rivendicano un tavolo di discussione col governo sulla riforma fiscale. Ah poi il discorso è variato: Angeletti propone una strategia di accerchiamento. Lui dice che si potrebbero fare salvi i titoli di stato per adesso e invece tassare azioni e fondi. Naturalmente i vari Epifani su un punto sono tutti d’accordo: le aliquote sui loro fondi pensione non si toccano. Bersani al momento della sua investitura ha detto a chiare lettere che lui è per tassare il risparmio della gente (naturalmente l’amico parla di rendite). E, diciamolo, lui ci spera che a fare questa cazzata sia proprio il centro destra. Come vedi, Alessandro, di gente che invoca la falce dell’equalizzazione socialista ne abbiamo in quantità. E poi se come dici, caro Alessandro, adesso Berlusconi decide per la riforma fiscale, il gettito mancante dove salterà fuori? Avrà il coraggio il centro destra di tagliare la spesa pubblica fra le proteste della sinistra, di sindacati e (perchè no) anche di una confindustria beneficiaria di sussidi e controllata da imprenditori residenti in Svizzera? Io mi auguro di sì, caro Alessandro, mi auguro che Berlusconi e Tremonti dimostrino veramente di avere le palle e di dare un calcio all’Italietta della concertazione e del corporativismo sindacal-confindustriale. Ma stai sicuro che questo significa guerra totale. Altro che clima di concordia. Per fare questo c’è bisogno di pugno di ferro e di saper rischiare. Invece il paternalismo sociale di Tremonti e il fatto che la sinistra potrebbe concedere la riforma della giustizia in cambio del suicidio politico dell’esecutivo, non lasciano presagire nulla di buono. Un Berlusconi che parla del partito dell’amore non mi sembra proprio la Thatcher. Inoltre, caro Alessandro, non devi certo rivangare Bertinotti per sentire l’elogio sulle tasse patrimoniali. Basta ascoltare la candidata del Lazio del PdL, la Polverini, per essere ampiamente compensati dell’assenza di Rifondazione. Io dico che dal vento che tira non ci si deve aspettare nulla di buono.

  11. seltsam ha detto:

    x Bill
    Guarda che alzare le tasse sulle cosiddette rendite in teoria non dovrebbe avere ripercussioni sugli investitori esteri. Le tasse sulle rendite riguardano solo i risparmiatori residenti in Italia. Perchè credi che gli Agnelli e i De Benedetti e tante altre illustri dinastie abbiano trasferito la loro residenza in Svizzera, dopo che Prodi, la sinistra e i sindacati hanno imposto l’aliquota del 12,5% sul risparmio delle famiglie italiane? In Svizzera i residenti non pagano tasse di natura patrimoniale sui loro risparmi sia che questi siano investiti in attività elvetiche che extra elvetiche. Per quale motivo pensi che il nostro nobile e disinteressato De Benedetti dalle colonne del Sole24Ore abbia proposto di tassare “pesantemente e permanentemente” i risparmi dei residenti italiani in modo da abbassare le tasse delle aziende (e incidentalmente le tasse delle sue aziende stanziate in Italia)? Ma perchè l’onest’uomo non è soggetto alle tasse che propone ed è beneficiario invece dei tagli così finanziati.

  12. Luca Pozzoni ha detto:

    La politica è, o almeno a me appare, reinterpretare la mission dell’avversario. Berlusconi è progressivamente passato da posizioni liberali a politiche socialiste. L’opposizione a Berlusconi non riesce a cambiare (se stessa e quindi l’Italia), in quanto vittima di una classe dirigente vetusta, incapace di mettere in soffitta vecchi ricordi di militanze giovanili. Mission di un’opposizione a Berlusconi dovrebbe essere una sorta di manifesto liberale (sia in economia sia sulle questioni dei diritti civili), per inchiodare Berlusconi alle proprie promesse completamente disattese.
    Come si fa a spiegare a chi si sente “di sinistra” che oggi non c’è nulla di più rivoluzionario della r!volta (radicale) in nome delle libertà (sia di mercato sia di “camera da letto”)?

  13. bill ha detto:

    x Seltsam: Sì, ma una assicurazione straniera che ha una società di diritto italiano, ad esempio, ne sarebbe penalizzata. E in generale gli investitori istituzionali preferiscono investire in paesi dove c’è un fisco più trasparente e meno oneroso. Infatti, se vai a vedere i portafogli dei fondi esteri di titoli italiani ne trovi pochissimi, e questo sia perchè abbiamo una borsa con pochi titoli quotati, perlopiù banche e finanziarie, ma anche per un sistema fiscale non certo stimolante.
    X Luca Pozzoni: il tuo è un ragionamento che parte da un presupposto sbagliato. Non riesco a capire infatti come dei socialisti tassatori si possano miracolosamente trasformare in liberali-liberisti. Figurati se chi è alfiere di una redistribuzione del reddito possa essere per la competizione e per il merito..addio. Oltretutto, lo si riscontra quotidianamente: basta vedere la reazioni di Bersani alla proposta delle due aliquote fiscali e si ha la dimostrazione plastica di come quelli siano da un lato legati alla dicotomia ricchi-poveri, e dall’altro pure in malafede (dalla via che bsterebbe andare a vedere cosa sia successo nei paesi che hanno abbassato fortemente le aliquote, o addirittura messo la flat tax).
    Dal lato dei diritti civili, Berlusconi mi pare non abbia promesso un bel niente. Sono temi che vanno ben al di là di centrodestra e centrosinistra. Che la sinistra assuma posizioni libertarie è dovuto al fatto, amio avviso, non che questi siano libertarian (sono invece per un occhiuto controllo sociale), ma perchè da sempre sono per lo sfascio del tessuto sociale esistente, la famiglia tradizionale in primis. Non so voi, ma io non dimentico i begli esperimenti cambogiani, nè la fesseria di teorizzare la famiglia allargata (che fesseria rimane, e potrà essere una esperienza personale per qualcuno e un bello spot per la Renault; da qui a essere la norma e la base di una società ce ne passa). Penso poi, ad esempio, che non occorra essere cattolici per pensare che l’adozione per le coppie gay sia una sciocchezza. Buttarsi su questi temi porterebbe ad un partito radicale 2, nel senso che prenderebbe un 2% di voti. Opposizione a chi e de che?
    Sulla camera da letto, di che rivoluzione c’è bisogno? A me risulta che ognuno si possa accoppiare con chi desidera..

  14. seltsam ha detto:

    xbill
    Il caso della compagnia assicurativa potrebbe anche essere. Comunque io penso che gli effetti deleteri della tassazione sul risparmio non siano tanto quelli dello scoraggiare l’investimento da parte di soggetti esteri. Gli Agnelli avendo residenza in Svizzera non vengono interessati da questa forma di tassazione. Le uniche tasse che pagano sono quelle in capo alle loro aziende stanziate in Italia, la solita tassazione a livello corporate. Caso mai tassare le rendite scoraggia gli investimenti degli imprenditori italiani residenti in Italia. Infatti questi si vedono aumentare la tassazione sui dividendi che estraggono dall’azienda. Una cosa del genere incentiva chiaramente a fatturare in nero e a creare conti in paradisi fiscali. Inoltre questa tassazione ha effetti deleteri perchè scoraggia lo stanziamento in Italia di imprese che danno ottimi posti di lavoro. In genere i centri amministrativi e di ricerca delle aziende sorgono in paesi che riescono ad attrarre e a conservare professionisti altamente qualificati. In Svizzera abbiamo una moltitudine di questi centri che danno posti di lavoro altamente retribuiti. Un paese che punisce il risparmio e con una progressività elevata delle aliquote non incoraggia certamente lo stanziamento di questo tipo di professionisti. Penso che in questo caso il mio discorso possa complementare quello che dicevi tu facendo il caso della compagnia assicurativa. Invece con le ricette della sinistra l’Italia viene fatta concorrere con i paesi del terzo mondo per l’insediamento di stabilimenti, magari inquinanti, che danno lavoro a masse scarsamente qualificate e sindacalizzate. Anche questo è uno dei motivi per cui i sindacalisti si dichiarano contrari ad alleggerire la progressività e a tassare il risparmio degli italiani. Perchè chiaramente un paese con una diffusa forza lavoro di bassa qualità e scarsamente educata è il terreno ideale per avere sindacati forti e onnipotenti. In pratica i sindacalisti e la sinistra italiana propongono un modello di paese in cui la popolazione è una massa di servi al soldo di imprese straniere il cui controllo faccia capo a imprenditori residenti in paradisi fiscali (tipo i De Benedetti e gli Agnelli). La mia può forse sembrare un’esagerazione. Ma purtroppo non lo è affatto.

  15. avv. filippo matteucci ha detto:

    per seltsam

    “…La moneta è sì anche il mezzo attraverso cui la schiavitù si commercializza nello scambio di mercato lavoro contro salario, ma in tale ambito il rapporto di sfruttamento datore di lavoro – lavoratore è mediato e attenuato proprio dal mercato. Non è quindi tramite il mercato che si realizza il grosso dello sfruttamento, l’appropriazione della ricchezza creata dal lavoro altrui, bensì tramite lo stato – fisco – emittente (diretto o indiretto) di carta moneta, per mezzo dell’inflazione, della tassazione e dell’indebitamento pubblico….”

    ho letto diversi tuoi interventi e mi sono piaciuti moltissimo.
    vedi quello tuo su:
    http://www.libertiamo.it/2010/01/12/teso-a-boeri-ma-esistono-le-rendite/comment-page-1/#comment-10168

    contattami su facebook

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