Tasse: Della Vedova, Il taglio delle tasse non è un rischio, ma una necessità

– Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

L’Italia non ha solo bisogno di una riforma del sistema fiscale, ma, innanzitutto, di una minore pressione fiscale. Non penso che questo problema possa essere a lungo accantonato, senza pregiudicare il dinamismo economico di un paese, che, negli ultimi anni, quando è cresciuto, lo ha fatto in misura inferiore a quella dei concorrenti europei, perché gravato da un mercato del lavoro disuguale, da un welfare inefficiente e da un potentissimo disincentivo fiscale al lavoro e all’investimento produttivo.

Non si tratta di fare rivoluzioni o fughe in avanti, ma di iniziare a tagliare le tasse e la spesa pubblica.  E, come scritto nel programma del PdL, ad aggredire il debito pubblico con un piano di valorizzazione e di cessione dell’attivo dello Stato.

Nel cantiere delle riforme, affrontare la questione fiscale non è un rischio, ma una necessità.

Roma, 7 gennaio 2009


One Response to “Tasse: Della Vedova, Il taglio delle tasse non è un rischio, ma una necessità”

  1. Seltsam ha detto:

    Se si tratta di tagliare le tasse tagliando la spesa pubblica, allora il programma è assolutamente condivisibile. Però non mi sembra che sia esattamente questo che la sinistra e i sindacalisti abbiano in mente. I nostri amici vorrebbero tagliare il peso del fisco aumentando le tasse sulle cosiddette rendite: su titoli di stato, azioni, fondi e obbligazioni in altre parole sul risparmio degli italiani. La cosa è piuttosto seccante per vari ordini di motivi. Primo motivo: nei paesi in cui vige questa forma di tassazione, le famiglie detentrici di patrimoni possono con vari strumenti evitare l’onere fiscale. Per esempio basta trasferire la propria residenza in Svizzera come hanno fatto le famiglie Agnelli e De Benedetti, ed il gioco è fatto. Quelli che invece non si salvano sono i lavoratori, i pensionati, i cittadini comuni. Risultato? Il risparmio delle classi medio basse risulta tassato, i patrimoni no: le distanze sociali aumentano. In effetti se ci si desse la pena di verificare l’effetto che questo tipo di tassazione patrimoniale produce nei paesi che l’hanno addottato, si vedrebbe che l’effetto sembra proprio quello da me indicato. Quindi se proprio veramente si volessero ridurre le distanze sociali fra le classi, sarebbe meglio abolire del tutto i gravami fiscali sul risparmio. Il secondo motivo di irritazione deriva dalla consapevolezza che la sinistra e i sindacalisti non credono neanche loro alla demagogia che ci propinano giornalmente. Infatti i sindacalisti hanno interessi corporativi che li spingono in tal senso: un aumento della tassazione sulle varie tipologie di investimento darebbe un vantaggio ai fondi pensione di emanazione sindacale che godono di una fiscalità agevolata. Inoltre la sinistra (il PD) ha anch’esso ben altri motivi per spingere su questa tassazione di quello dell’equità sociale: se il PdL varasse l’inasprimento di questa tassazione, quest’ultimo molto probabilmente si autosilurerebbe, rilanciando le possibilità elettorali di un PD in disarmo. Il terzo motivo di irritazione è che queste gabelle, oltre ad essere inique e proposte da un sindacato e da una sinistra ipocriti, sono anche dannose favorendo la fuga di capitali e persone, degradando l’appetibilità dell’Italia per professionisti ed individui di alto profilo, e incoraggiando l’evasione fiscale e la fatturazione in nero da parte delle stesse aziende. Dico tutto ciò perchè non ho mancato di notare nell’articolo di Della vedova il riferimento al “disincentivo fiscale al lavoro e all’investimento produttivo”. In sindacalese questo sarebbe un viatico per la tassazione delle odiate rendite, in realtà dei risparmi. Quanto è frequente il riferimento da parte della sinistra sul fatto che che la tassazione di attività di investimento ha un’aliquota del 12,5%, mentre il lavoro subisce un’imposizione maggiore? Tuttavia per quanto ho già detto questa contrapposizione è errata perchè confronta cose differenti e infatti la soluzione equalizzatrice conduce all’assurdità di un risparmio tassato e di famiglie detentrici di patrimoni residenti in Svizzera ed esenti da tasse, oltre che a scoraggiare proprio l’investimento produttivo dei residenti italiani che dichiarano utili e pagano tasse. Io sono sicuro che il nostro Della Vedova non stava parlando in sindacalese. Tuttavia una maggiore chiarezza in questi tempi agitati e confusi in cui ogni partecipante dice una cosa per dirne un’altra non guasterebbe.

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