– Non sempre un “inciucio” è negativo, e non è obbligatorio che opposizione e maggioranza, quando si accordano su qualcosa, lo facciano per interessi spartitori e ai danni del Paese. Vero è che non fa ancora per noi un sistema che consente a chi vince le elezioni di “governare tutto” e a chi perde di fare opposizione e controllare tutto.

Troppe questioni dividono gli schieramenti politici al loro interno, troppe sono le emergenze imposte agli elettori, che peraltro spesso manifestano un disaccordo profondo con le scelte del partito e dello schieramento votato. E tutto questo si accentua soprattutto nei partiti di massa che pretendono di rappresentare la generalità della società italiana, senza riuscire a farlo e senza neppure rispettare quelle “sintesi” di cui la società stessa si mostra capace.

Certamente non può essere definito partito di massa o, in termini contemporanei, “partito-paese” quello in cui non si dibatta su ogni aspetto della società e della vita comune e in cui non siano rappresentate o rappresentabili le più varie posizioni che trovano legittimamente spazio nel dibattito civile.

Le questioni che riguardano le libertà individuali e i diritti civili sono considerate, spesso, “non negoziabili” dai partiti e dagli esponenti politici, pur essendo chiaramente “negoziate” nella discussione pubblica e nella sensibilità di larga parte dell’elettorato. I sondaggi dimostrano che, su questi temi, le decisioni della politica non rispondono all’orientamento dell’opinione pubblica e l’attitudine a non fare, a non svegliare il “cane che dorme” del dibattito civile, continua a essere prevalente e condivisa. E’ una sorta di “inciucio al negativo”, un accordo per non discutere, piuttosto che una discussione finalizzata alla ricerca di un compromesso. Come è possibile sostituire a questo “inciucio al negativo” nei confronti delle riforme, che più riguardano la sfera personale e la libertà dell’individuo, qualcosa di realmente positivo?

Al tacito accordo tra i vertici degli schieramenti, per cui il niet o il rinvio serve a sfangarla fino al termine della legislatura, “tanto poi si dovrà ricominciare daccapo”, si può sostituire il dibattito, il consenso trasversale per fare, una sorta di passione espressa, contro la paura neppure espressa, ma taciuta? Sarebbe bello un “inciucio riformatore”, uno spazio trasversale e trasparente in cui si cerca una soluzione, piuttosto che rinviare un problema troppo delicato, perché “di coscienza”.

Nelle prossime settimane si tornerà a discutere della riforma del divorzio, meglio nota come “divorzio breve”, già calendarizzata alla Camera in Commissione Giustizia, e sempre nelle prossime settimane  convocheremo il congresso della Lega Italiana per il Divorzio Breve. Quale migliore possibilità è offerta per “inciuciare” insieme, ma questa volta ad alta voce e per i cittadini? Il 70,5% degli elettori italiani è favorevole al divorzio breve, e tra gli elettori del PDL la percentuale scende di pochissimo: 69%.

A questo punto, se vogliamo veramente “inciuciare”, come possono non ricoprire un ruolo formale di direzione politica nella L.I.D. i parlamentari di opposizione e maggioranza che più si stanno impegnando per portare a buon fine questa battaglia? Come non estendere “l’inciucio” a tutti quei temi che vedono impegnati, senza divisa, gli appartenenti all’uno e all’altro schieramento, a partire dal riconoscimento delle unioni civili? Domanda che attende rapidissima risposta, solo poche settimane.