– A proposito dell’agguato a Kurt Westergaard, Karima Moual ha scritto sul Sole 24 ore un bel pezzo ispirato da un cattivo proposito, quello di dimostrare che a scavare la fossa della violenza, in cui finisce seppellita, è un’Europa superficiale e irriverente, che non ha ancora compreso come per “arrivare a ridere dei musulmani” occorra “aver prima riso con loro”, e “avere come obbiettivo anche quello di riuscire a ridere con loro, ridendo di loro”.  Infatti, continua Moual, “la libertà di espressione non può essere l’arma con cui si arriva a giustificare tutto e tutti, calpestando sensibilità e credenze religiose altrui”.

Il che, tradotto in termini politici, significa che a segnare il destino di Westergaard e del suo aspirante giustiziere sarebbe stato il rapporto ancora irrisolto tra libertà occidentale e identità islamica e l’idiosincrasia tutta “nostra” –  pare di capire –  a prendere le misure della suscettibile sensibilità degli islamici. Se – insomma – l’Europa cedesse un po’ di libertà per pagare un po’ di sicurezza le cose andrebbero meglio. E’ così?

Si direbbe vero l’esatto contrario. Il terrorismo in franchising o fai-da-te, affidato alla mano di fanatici indottrinati e di paranoici sbandati, e ispirato dai burattinai della guerra santa islamista, non è una reazione al disprezzo contro l’Islam, ma un’espressione del disprezzo contro la libertà occidentale.  Sebbene politicamente fanè, l’espressione “fascismo islamico” continua ad essere meno equivoco e più pertinente delle acrobatiche “spiegazioni” di chi sostiene che l’ordalia terrorista origini da un problema “di convivenza”, anziché da una volontà “di non convivenza”, come espressione della “vera” identità islamica, a cui i paesi occidentali devono far fronte, in casa e fuori, nei loro complicati rapporti con 1,3 miliardi di mussulmani. Che non sono certo tutti, né in maggioranza, al servizio di un disegno politico estremista, ma su cui soffia forte lo spirito della predicazione violenta, del nazionalismo religioso e del separatismo civile.

Non riteniamo che in questa sfida convenga perdere l’anima e la faccia inseguendo la chimera della “de-islamizzazione” dell’Occidente e regalando ai tagliagola di al-Qaeda la rappresentanza politica e religiosa dell’Islam prossimo venturo. Ma sarebbe anche il caso di rimanere sordi alle sirene di chi promette che il “male” possa essere curato ricorrendo alla solita medicina multiculturalista o arginando le derive xenofobe e anti-islamiche della politica europea, che del terrorismo islamista non sono stati né sono la causa, ma solo uno dei velenosi effetti.