“2010: l’anno che vorrei…” – E quello che non vorrei

– Libertiamo ci chiede qualche buon auspicio per l’anno nuovo. Non avrei problemi a sottoscrivere quelli di Carlo Lottieri, di Luigi Tivelli e di Alessandro Campi. Ma viene difficile realisticamente pensare, per dire, che le tasse possano scendere in Italia nel prossimo anno. O che il dibattito politico possa ritrovare consapevolezza dei fondamenti della buona educazione. O che si possa aprire una riflessione finalmente libera da condizionamenti e tic ideologici, sulla nostra disastrosa Costituzione. Non saprei davvero immaginare la potenziale causa di questi auspicabilissimi effetti.

Del resto, sarebbe davvero arduo dare risposta positiva alla desolata domanda che si faceva qualche giorno fa Piero Ostellino sul Corriere della sera: “dopo quindici anni che ne parla, è certo che il centrodestra voglia fare una «rivoluzione» che accresca davvero le libertà degli italiani?”.

Non ci sono segnali non dico di un albeggiare di rivoluzione, ma neppure di qualche minima folata di vento riformatore. E allora, riparando su una posizione conservatrice, mi limito a qualche speranza negativa, ovvero a dei timori travestiti.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come un altro anno in cui continua a crescere la spesa pubblica americana, grazie a un Presidente che suona la cetra della socialdemocrazia innanzi a un Paese inquieto e spaventato per il suo futuro.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come un altro anno in cui per la “sicurezza” siamo costretti a rinunciare a “libertà” piccole e grandi, per ritrovarci qualche anno dopo meno liberi e altrettanto poco sicuri – in aereo e non solo.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come l’anno in cui il governo italiano, preso coraggio nel patatrac della finanza pubblica di altri Paesi europei, ha dato la stura ad un altro ambizioso, e col senno di poi inutile, “piano di stimolo”.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come l’anno in cui alcune Procure hanno cercato di influenzare l’esito delle elezioni regionali, portando così a un’ulteriore radicalizzazione del conflitto politico, senza che mai nella discussione pubblica si finisse a parlare non di persone ma di cose.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come l’anno in cui il nostro Paese si è privato dell’apporto di una importante compagnia aerea low cost, per una storia di tesserini di pesca e patenti di guida.

Spero che il 2010 non debba essere ricordato come un altro anno in cui la perniciosa formula dell’ “italianità” e’ stata utilizzata per coprire manovre spericolate, nel routinario giro di valzer ai posti di comando di alcune importanti imprese italiane.

Spero anche che il 2010 non debba essere ricordato come l’anno in cui un imprenditore coraggioso e di cuore, Giorgio Fidenato, ha perso la sua battaglia per la “decenza” e la “trasparenza fiscale”.


Autore: Alberto Mingardi

Nato a Milano nel 1981, si è laureato in scienze politiche all'Università di Pavia, dove ha conseguito un dottorato di ricerca. È Direttore Generale dell'Istituto Bruno Leoni, collabora con diversi quotidiani e riviste.

4 Responses to ““2010: l’anno che vorrei…” – E quello che non vorrei”

  1. Alessandro ha detto:

    Speriamo anche, aggiungo, con rispetto parlando, che le nostre tasche non debbano sopperire ad almeno quindici anni di mancata privatizzazione di TIrrenia. L’ultimo dei piccoli-grandi carrozzoni pubblici che Matteoli (in attesa di sbolognare le società regionali agli enti locali) tenterà, invano, di piazzare sul mercato.
    PIccole Alitalia crescono.

  2. Luca Cesana ha detto:

    codesto solo oggi possiamo dire: ciò che NON siamo
    ciò che NON vogliamo (E.Montale)

  3. leonardo signorini ha detto:

    ..sinceramente con questa classe politica..qualche piccolo dubbio mi viene per 2010!!..anche perchè quelli che tirano avanti..le partite iva sono sempre piu’soli, concorrenza,infrastrutture, strade, costi autostrade,servizi pubblici e trasporti fatiscenti, welfare ottocentesco, scuola pubblica di livelli mediocri..istituti di credito lottizzati..difficoltà per le piccole imprese..soldi pubblici..ci sono solo per Fiat..continuo?..i parlamentari..che cominciano al lavorare… il martedi mattina con calma.. alle undici dopo un giro alla buvette ..sono a leggersi la rassegna stampa!!..e la crisi alla camera..sinceramente non morde come fuori ..tra noi ..comuni partite iva!!..aspettando qualche voto di commissione o..plenaria!!..poi olè pausa pranzo..questi lavorano e faticano!!!!

  4. bill ha detto:

    Purtroppo, ho gli stessi identici timori di Mingardi.

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