Perché la Rivoluzione Liberale non c’è stata? Una risposta ‘pannelliana’

– Perché in Italia la “rivoluzione liberale” non c’è stata? Le risposte potrebbero essere tante, i motivi storici e culturali si sommano alle questioni politiche, le ragioni e i torti si confondono e si intrecciano tra loro, le analisi differiscono a seconda del punto di vista, ma ogni diversità di veduta arricchisce il dibattito in corso. E’ una occasione. Ma la risposta non c’è. Ci sono più risposte. Eppure la domanda è una sola ed appare quanto mai  pertinente perché capace di mostrare l’urgenza politica del nostro Paese. La questione posta sul tavolo riguarda ciascuno di noi e ci investe, ci carica di una responsabilità che non possiamo scansare. Bisogna dare delle risposte. Soprattutto, è necessario dare delle prospettive per il futuro. Bisogna immaginare quale futuro vogliamo dare ad un progetto di riforma liberale. Perché può essere o divenire un progetto ideale, programmatico e pragmatico capace di rafforzare una tale prospettiva culturale, politica, sociale, economica, civile.

Perché non abbiamo ancora avuto in Italia la rivoluzione liberale? Le spiegazioni che si danno sono tante e tutte vere perché ciascuna contiene un pezzo di verità. Vanno prese, quindi, in considerazione sia singolarmente che nell’insieme. Il punto di partenza, però, non può che essere innanzitutto quello della lettura politica offerta dai Radicali, e da Marco Pannella in particolare, nel libro La Peste italiana www.radicali.it/download/pdf/peste_italiana.pdf . Un “libro giallo” (come il colore dei liberali tedeschi della Fdp), un pamphlet in cui si evidenzia e si descrive la metamorfosi avuta in Italia dal Potere fine a se stesso. Proprio in quest’ultimo sessantennio partitocratico, infatti, il Potere ha imposto all’Italia un sistema non-democratico, illegale e anti-Stato di diritto. In una parola, illiberale.
Da Piero Gobetti a Luigi Einaudi, dalla Destra storica di Cavour ai Radicali di Emma Bonino, da Mario Pannunzio agli Amici del Mondo, la storia della mancata “rivoluzione liberale” è divenuta una costante della politica italiana.
Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha pubblicato un intervento del senatore Marcello Pera, intitolato Rivoluzione liberale per le riforme. L’Italia non finirà nella bozza Violante http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/28/Rivoluzione_liberale_per_riforme_Italia_co_9_091228012.shtml , che ha subito provocato reazioni, commenti, dichiarazioni.
Il giorno successivo all’articolo di Pera sono intervenuti sul Corsera http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/29/Rivoluzione_fallita_divisi_liberali_del_co_8_091229021.shtml anche Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, Paolo Del Debbio, Piero Melograni. Tutti con argomenti degni di nota e discussione. Anche Giuliano Urbani, l’ideatore del progetto politico di Forza Italia, ha giustamente indicato una prospettiva: “Per avere un Paese e delle istituzioni pubbliche più liberali, non basta chiederlo solo a Berlusconi. Anche a insegnanti, giornalisti, imprenditori, magistrati, bancari… molto più “liberali” di quanto non offra oggi il convento”. Eppure, il punto centrale sta nel passaggio in cui Urbani afferma: “Ma siamo sicuri che il liberalismo di oggi, non aggiornato storicamente da un nuovo Constant o da un nuovo Tocqueville, sia nelle migliore condizioni per impartire lezioni al buon funzionamento delle attuali democrazie di massa?”. E’ questa la sfida che ci si pone davanti: la capacità e la possibilità di dare un futuro alla memoria laica, liberale e libertaria. Ma per fare questo è necessario aggiornarla alle ambizioni politiche e culturali del presente, il che significa costruire un progetto ed un impianto liberale in grado di guardare ai prossimi quindici o venti anni.
Ritorna utile, allora, recuperare quanto Marco Pannella diceva a Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1974 durante una conversazione: “Ritengo che oggi un libertario, un anarchico, può portare avanti senza paura il discorso della Destra storica, il discorso della “Legge è uguale per tutti”. Infatti la legge uguale per tutti è “la meno violenta” delle leggi possibili. Essa fa di per sé regredire il quoziente di violenza implicito istituzionalmente nella legge”. Ecco, quindi, imporsi un’altra domanda: quanto e in cosa può essere ancora attuale l’eredità della Destra storica di Cavour, di Ricasoli, Quintino Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza e del valtellinese Visconti Venosta?
E’ divenuto, allora, assai più valido oggi di quanto non lo fosse ieri, quello che affermava Pannella a Pasolini nel loro incontro sopra citato: “I nostri digiuni di oggi altro scopo non hanno che quello di far fare le leggi e di rispettarle, oltre che di abrogare le leggi ingiuste. I nostri digiuni hanno lo scopo di rompere il silenzio intorno alla legge. Qualsiasi legge di emanazione liberale, se davvero fosse applicata fino in fondo, avrebbe un valore esplosivo. Perché il corporativismo, il clericalismo, il consumismo, queste forme diverse ma ugualmente chiare di ciò che io chiamo “Regime”, non tollerano per loro natura una legge liberale uguale per tutti”.- Perchè in Italia la “rivoluzione liberale” non c’è stata? Le risposte potrebbero essere tante, i motivi storici e culturali si sommano alle questioni politiche, le ragioni e i torti si confondono e si intrecciano tra loro, le analisi differiscono a seconda del punto di vista, ma ogni diversità di veduta arricchisce il dibattito in corso. E’ una occasione. Ma la risposta non c’è. Ci sono più risposte.

– Perchè in Italia la “rivoluzione liberale” non c’è stata? Le risposte potrebbero essere tante, i motivi storici e culturali si sommano alle questioni politiche, le ragioni e i torti si confondono e si intrecciano tra loro, le analisi differiscono a seconda del punto di vista, ma ogni diversità di veduta arricchisce il dibattito in corso. E’ una occasione. Ma la risposta non c’è. Ci sono più risposte.

Eppure la domanda è una sola ed appare quanto mai pertinente, perché capace di evidenziare l’urgenza politica del nostro Paese. La questione posta sul tavolo riguarda ciascuno di noi e ci investe, ci carica di una responsabilità che non possiamo scansare. Bisogna dare delle risposte. Soprattutto, è necessario dare delle prospettive per il futuro. Bisogna immaginare quale futuro vogliamo dare ad un progetto di riforma liberale. Perché può essere o divenire davvero un progetto ideale, programmatico e pragmatico capace di rafforzare una tale prospettiva culturale, politica, sociale, economica, civile.

Perché non abbiamo ancora avuto in Italia la rivoluzione liberale? Le spiegazioni che si danno sono tante e tutte vere perché ciascuna contiene un pezzo di verità. Vanno prese, quindi, in considerazione sia singolarmente che nell’insieme. Il punto di partenza, però, non può che essere innanzitutto quello della lettura politica offerta dai Radicali e da Marco Pannella, in particolare nel libro La Peste italiana. Un “libro giallo” (come il colore dei liberali tedeschi della Fdp), un pamphlet in cui si evidenzia e si descrive la metamorfosi avuta in Italia dal Potere fine a se stesso. Proprio in quest’ultimo sessantennio partitocratico, infatti, il Potere ha imposto all’Italia un sistema non-democratico, illegale e anti-Stato di diritto. In una parola, illiberale.

Da Piero Gobetti a Luigi Einaudi, dalla Destra storica di Cavour ai Radicali di Emma Bonino, da Mario Pannunzio agli Amici del Mondo, la storia della mancata “rivoluzione liberale” è divenuta una costante della politica italiana. Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha pubblicato un intervento del senatore Marcello Pera, intitolato Rivoluzione liberale per le riforme. L’Italia non finirà nella bozza Violante, che ha subito provocato reazioni, commenti, dichiarazioni.

Il giorno successivo all’articolo di Pera sono intervenuti sul Corsera anche Salvatore Carrubba, ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, Paolo Del Debbio, Piero Melograni. Tutti con argomenti degni di nota e discussione. Anche Giuliano Urbani, l’ideatore del progetto politico di Forza Italia, ha giustamente indicato una prospettiva: “Per avere un Paese e delle istituzioni pubbliche più liberali, non basta chiederlo solo a Berlusconi. Anche a insegnanti, giornalisti, imprenditori, magistrati, bancari… molto più ‘liberali’ di quanto non offra oggi il convento”. Eppure, il punto centrale sta nel passaggio in cui Urbani afferma: “Ma siamo sicuri che il liberalismo di oggi, non aggiornato storicamente da un nuovo Constant o da un nuovo Tocqueville, sia nelle migliore condizioni per impartire lezioni al buon funzionamento delle attuali democrazie di massa?”. E’ questa la sfida che ci si pone davanti: la capacità e la possibilità di dare un futuro alla memoria laica, liberale e libertaria. Ma per fare questo è necessario aggiornarla alle ambizioni politiche e culturali del presente, il che significa costruire un progetto ed un impianto liberale in grado di guardare ai prossimi quindici o venti anni.

Ritorna utile, allora, recuperare quanto Marco Pannella diceva a Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1974 durante una conversazione: “Ritengo che oggi un libertario, un anarchico, può portare avanti senza paura il discorso della Destra storica, il discorso della “Legge è uguale per tutti”. Infatti la legge uguale per tutti è “la meno violenta” delle leggi possibili. Essa fa di per sé regredire il quoziente di violenza implicito istituzionalmente nella legge”. Ecco, quindi, imporsi un’altra domanda: quanto e in cosa può essere ancora attuale l’eredità della Destra storica di Cavour, di Ricasoli, Quintino Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza e del valtellinese Visconti Venosta?

E’ divenuto, allora, assai più valido oggi di quanto non lo fosse ieri quello che affermava Pannella a Pasolini nel loro incontro sopra citato: “I nostri digiuni di oggi altro scopo non hanno che quello di far fare le leggi e di rispettarle, oltre che di abrogare le leggi ingiuste. I nostri digiuni hanno lo scopo di rompere il silenzio intorno alla legge. Qualsiasi legge di emanazione liberale, se davvero fosse applicata fino in fondo, avrebbe un valore esplosivo. Perché il corporativismo, il clericalismo, il consumismo, queste forme diverse ma ugualmente chiare di ciò che io chiamo “Regime”, non tollerano per loro natura una legge liberale uguale per tutti”.


Autore: Pier Paolo Segneri

Nato a Frosinone nel 1973, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza, con una tesi su Leonardo Sciascia e la mafia. Scrittore, regista e autore teatrale, scrive editoriali per riviste e quotidiani. Nel 1997 è stato consigliere comunale di Frosinone. Diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma, ideatore del progetto politico della Rosa nel Pugno, che ha anticipato nel 2004 con il suo pamphlet intitolato "La rosa è nel pugno". Dal 2000 è iscritto e militante dell'area radicale.

7 Responses to “Perché la Rivoluzione Liberale non c’è stata? Una risposta ‘pannelliana’”

  1. Splendido argomentare è quello dell’Autore. Sarebbe assai bello che vi fosse in ogni dove, in ogni ganglio della nostra vita un qualcuno che – pianamente eppure con passione profonda – ci ricordi la sostanza della assoluta debolezza di fondo del nostro stare insieme organizzati. Il modo stesso con il quale fu attuata l’unione fisica della maggior parte del territorio dell’Italia geografica – conquista militare estero diretta prima, truffe elettorali dei plebisciti elitari poi – è alla base di quel formarsi di una spaventosa bolla demagogica che, morto il Cavour e spenta con la Destra la sua discendenza politica – ha fatto del popolo italiano solo un immenso mungitoio a servizio del potere inteso e gestito da pochi a solo proprio ed unico vantaggio. Non è questa solo la vicenda del sessantennio repubblicano. E’ la vicenda dell’Italia unitaria tutta in ognuno dei suoi passaggi istituzionali. E’ la vicenda di quella Italia che da allora giunge fino a noi nella quale – come disse Giolitti che se ne intendeva e lo praticava attraverso i suoi prefetti ed i suoi magistrati – “le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici”.
    Davvero abbiamo bisogno di una vera rivoluzione “liberale” anche se i maestri del pensiero liberale sono lontani nel tempo e il loro messaggio va riletto alla luce della mutazione assoluta del quadro di riferimento. I principi sono e restano, io credo, attuali e la loro concreta applicazione dovrebbe prima di ogni altra cosa trovare applicazione in un ridisegno profondo della forma e della articolazione ad ogni livello della funzione pubblica, in una coerente e cogente applicazione dal basso verso l’alto del principio di sussidiarietà e,, non da ultimo della Carta costituzionale stessa. Temo, però, che in pochissimi si abbia netta coscienza dell’ineluttabilità di tutto ciò e che l’italiano medio, così ben dipinto a tutto tondo, ad esempio, nella filmografia di Alberto Sordi, sia refrattario a qualsisia cosa sia diversa dalla “parrocchia” e dall’interesse immediato e peculiare di bassa bottega personale. Restano le parole dell’Autore alte e splendenti.

  2. Sembra quasi di sentirlo cantare, in sottofondo, l’italiano medio, con l’indimenticabile voce di Alberto Sordi, così azzeccatamente evocata, in effetti: “ma che ce frega, ma che ce ‘mporta…” :-(

  3. stefano martufi ha detto:

    L’unica rivoluzione liberale degna di nota di questo Paese è la rivista fondata da Piero Gobetti. Un Torinese. Adesso riposa nel cimitero parigino “Père Lachaise”, là insieme ai grandi…

  4. Fausto Russo ha detto:

    Come si fa a non ingaggiarsi nella sfida centrale che il lungimirante Segneri intravede e propone: dare un futuro alla memoria laica, liberale e libertaria. Aggiornandola, ovviamente, alle ambizioni culturali e politiche del presente.
    Già nel suo efficace “il drago ed il cavaliere”, libertiamo.it del 19 dicembre, l’Autore aveva espresso la sua forte attitudine a rilanciare la categoria del culturale come originale necessità per individuare i fattori umani essenziali che determinano la politica.
    Per esempio, il nostro stare insieme di umani organizzati, che è il tema centrale dell’agire politico, non può mai essere affrontato e risolto solo facendolo oggetto di una serie seppur articolata di leggi.
    Anzi, la legge contiene un quoziente di violenza, semanticamente ed istituzionalmente implicito in essa. Dunque liberticida.
    Attenti, però, a voler conquistare il vivere libertario, invocando un indiscriminato quanto sterile “libertà per tutti”, spesso solo paludamento ideologico.
    Invochiamo, invece, giustizia per tutti. Giustizia “liberale”.
    E allora, in una asserzione tanto inattesa quanto lucidamente ineccepibile, sarà proprio l’etica liberale e libertaria a garantirci lo stato di diritto.

  5. Danilo Di Mambro ha detto:

    La rivoluzione liberale non c’è stata perché le rivoluzioni le fanno i ricchi quando vogliono occupare spazi di potere maggiori. Perché per fare le rivoluzioni ci vogliono i soldi e ce ne vogliono tanti. In Italia i ricchi stanno benissimo, perché dovrebbero sostenere un qualsiasi cambiamento? In fondo a loro basta barcamenarsi tra maggioranze e minoranze politicamente simili e la competizione è più che altro apparente se poi in ogni grande affare promosso da chi governa c’è sempre la compartecipazione di qualcuno dell’altra parte della barricata.

  6. marcello ha detto:

    La destra oggi ritiene a torto che per avere più voti debba assecondare il Vaticano, quando molti suoi elettori non è detto che seguano i suoi dettami, ma agiscono in mdodo compeìletamente diverso.
    In qusto modo è avvenuto che in uno stao più cattolico come la Spagna o in altri dove il cattolicesimo prevale si sono avute molte innovazioni, dalle famiglie di fatto alla possibilità di studiare le cellule staminali per curare diverse malattie, al fine vita.
    Qui pare che ogni mossa debba sempre avere l’approvazione delle gerarchie ecclesiastiche, in questo modo il Pdl non può diventare quel partiro liberale di massa, come aveva detto il fondatore nei primi tempi.
    Lascio da un’altra parte la mancanza delle liberalizzazioni, i soldi all’Alitalia e il mancato rispetto della separazione dei poteri da parte del premier.

  7. mario ha detto:

    Grande Segneri, la giustizia è diventato un prodotto commerciale !!!! cosa posso dire ? Gli altri amici hanno fatto ottimi e interessanti interventi…del resto è merito tuo…con le tue istigazioni al centrare diritto nel punto giusto. Ed è x questo che alla tua purezza di intenti, ti mando 2 righe scritte quando avevo 24 anni nell 82… IL FILO D’ORO TRA LA CROCE E IL FIORE E’ STRETTO. MA E’ L’UNICO PONTE. IL RESTO SONO SOLO GRIGI VOLTI DI UOMINI TRISTI. I LORO VOLI DI TACCHINO NON MI INGANNANO,ANCHE SE SARO’SOLTANTO..UNA LACRIMA NELLA PIOGGIA.

Trackbacks/Pingbacks


Fastweb
Cronache di Webia ___....SEGUICI SULLA RETE...._____
FacebookyoutubeFeedGoogle newsTwitter _________________________________

_______________________Pubblicità __